Lamberto Maffei - Elogio della lentezza

Recensione del 3/10/2014

Si può parlare di valori anche con un piglio scientifico: ed è proprio questo approccio che usa Lamberto Maffei, professore di neuroscienze con un curriculum di grande impatto. La domanda che attraversa il saggio di Maffei riguarda i ritmi di vita, e in particolare quale sia il rapporto tra l’essere umano e la velocità. Domanda quantomai opportuna in un mondo dove il momento domina sul lungo periodo, la comunicazione è istantanea, la rapidità decisionale è tutto, le interazioni lavorative e umane si sviluppano a ritmi sostenuti e si consumano in tempi rapidissimi. Ma siamo davvero programmati per tutto questo, oppure i disagi, le disfunzioni e le criticità sempre più frequenti sono il sintomo di un approccio sbagliato?

Il confronto è tutto tra “pensiero rapido”, meccanismo essenziale alla sopravvivenza, e “pensiero lento”, responsabile del ragionamento strutturato, della riflessione, della logica, della contemplazione; “un’eccessiva prevalenza dei meccanismi rapidi del pensiero”, spiega il docente, rischia di portare non solo a “soluzioni e comportamenti errati”, ma anche “danni all’educazione e in generale al vivere civile”.

Nella sua riflessione Maffei parte dall’aspetto scientifico della questione, che affronta con un approccio inevitabilmente specialistico, anche se ragionevolmente divulgativo; entra nei meandri del cervello per confrontare i meccanismi e le loro dinamiche, lo sviluppo della mente umana e le sue risposte agli stimoli. Dalla disamina si desume che il problema non stia nella macchina - perfetta - che abbiamo in dotazione, ma nelle strade che le facciamo percorrere: non il cervello, ma il contesto sociale che lo influenza. In particolare nella seconda parte del suo saggio Maffei punta il dito contro “il trionfo del consumismo”, la “sacralizzazione del mercato” (Maffei lo definisce un “dio ateo dei nostri giorni”) che ha dato vita a una società del provvisorio dove non solo “la memoria non costituisce più progetto di pianificazione” e “il tempo è solo il momento presente”, ma viene a prevalere una strategia economica “senza pietà” che calpesta “valori, cultura e diritti” in nome del Pil.

Stanno scomparendo la lentezza, la diversità, il pensiero irriverente (di cui, ammette serenamente il laico Maffei, fu precursore lo stesso Gesù Cristo), i valori, i comportamenti civili, tutto ciò che richiede tempo e quindi non è in linea con rapidità e consumo. Il pensiero lento «è un pensiero pesante da portare, che trascina con sé il fardello della memoria e il peso dei dubbi» e si tiene lontano dai dogmatismi (anche quelli religiosi): non produce, non consuma e quindi non conta.
Eppure la rapidità non è il male assoluto, e il bene non è il suo contrario ma un equilibrio tra le due dinamiche.

Lo dimostra l’esempio della creatività, con cui Maffei chiude il suo saggio: se il pensiero rapido è attivo nello sbocciare dell’intuizione, «c’è poi bisogno del secondo nella forma di cure assidue e costanti»: una perfetta sinergia che funziona da millenni e che, in tempi iperveloci, dovremmo imparare a riscoprire.

Elogio della lentezza
Autore: Lamberto Maffei
Editore: il Mulino
Anno: 2014
Pagine: 146
Prezzo: € 12

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