C.S. Lewis - I Salmi

Recensione del 8/8/2014

Da un pensatore cristiano non convenzionale come Lewis non ci si poteva aspettare riflessioni devozionali o pensieri scontati: e bisogna partire da questa premessa per apprezzare il suo commento ai Salmi, proposto in italiano a oltre mezzo secolo dall'edizione originale.

Lo scrittore, che non a caso si definì "il più riluttante dei convertiti", affronta le tematiche su cui vertono le poesie bibliche con il suo consueto approccio problematico, mai scontato e ricco di dubbi (molte volte salutari) più che di certezze. Precisa di scrivere "da dilettante a dilettante", lontano dalle azzimate atmosfere accademiche, riportando i pensieri «che mi trovo in testa leggendo i Salmi; talvolta gustandoli, talvolta incappando in ciò che da principio non riuscivo ad apprezzare».

Pensieri profondi, non di rado provocatori, che rivolge a "coloro che già credono", aspettandosi nel contempo "le opposizioni più aspre" non dagli integralisti né dagli atei, ma "dai mezzo credenti di tutti i colori".

Va detto che Lewis non fa nulla per evitare le polemiche: ironico e a tratti urticante, apre parlando delle "caratteristiche più repellenti" dei Salmi, in particolare temi come il giudizio, le maledizioni, la morte; considera il salmista un uomo, e proprio per questo, benché divinamente ispirato, inevitabilmente condizionato nel suo modo di essere e di vedere le cose dalla tara della sua umanità e della sua epoca, limiti di cui pure Dio si usa. Lewis non risparmia le sue critiche: ne ha, soprattutto, per lo "spirito d'odio" espresso nelle imbarazzanti maledizioni presenti nei Salmi, per la "meschinità", la "volgarità", l'"arroganza", ma anche per il do ut des che tenta l'essere umano nel suo rapporto con Dio, per il modo di porsi del salmista di fronte al giudizio, per la "seccante" insistenza nel decantare - e quasi implorare - parole di lode.

Eppure, proprio come i Salmi, dopo l'esposizione ragionata, e spesso polemica, delle sue perplessità, l'autore riesce a trovare una chiave di lettura che gli rende comprensibile, accettabile, e perfino edificante anche il passo più spinoso.

La chiave di lettura dell'opera sta in quel suo «adesso credo di capire cosa intendesse»: la riflessione sul testo e l'esperienza che la vita cristiana porta con sé gli permettono di cambiare prospettiva, e comprendere le ragioni del salmista e di questioni che, sul piano razionale, risultano incomprensibili.

È così che inquadra le maledizioni in una cultura che prendeva il bene e il male più seriamente di quanto faccia la nostra; è così che riesce a rivalutare una legge chiara e minuziosa (anzi: "severa, disinfettante, esultante") in un contesto di popolazioni dalle pratiche aberranti e oscure ("riti terribili in tempi di terrore"); è così che dà un senso anche al pressante invito del salmista alla lode («ogni appagamento trabocca spontaneamente nella lode», perché «il diletto risulta incompleto finché non viene espresso»).

Certo, i Salmi sono poesie e non sermoni, e come tali, avverte Lewis, andrebbero trattati. Eppure proprio l'autore è l'esempio di quanto questi componimenti, nella loro ispirazione, possano insegnare a chi vi si accosta con un cuore aperto e il giusto spirito.

I Salmi
Autore: C.S. Lewis
Editore: Lindau
Anno: 2014
Pagine: 173
Prezzo: € 19

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