Gabriella Caramore - Pazienza

Recensione del 1/8/2014

Bisogna avere un approccio coerente con il tema per apprezzare il saggio di Gabriella Caramore, che per la collana Parole controtempo parla di pazienza. Ci vuole insomma pazienza, per continuare la lettura di fronte a un testo che propone un incipit di sapore filosofico, dal linguaggio involuto, dove la pazienza viene scomposta e analizzata nelle sue prospettive estreme (“benedizione, ma anche dannazione”), in relazione al suo opposto (l’impazienza, regina di questa “epoca veloce”), dove la provenienza del termine viene sezionata, confrontata con le sue origini e gli slittamenti lessicali che ne hanno contraddistinto il percorso storico.

La pazienza però viene ripagata quando si giunge alla parte più calda del saggio: Caramore pare infatti sentirsi più a suo agio quando smette il camice da tecnico di laboratorio e riveste i panni umanistici, per fare da guida attraverso un’approfondita galleria di esperienze bibliche, che declinano la pazienza nelle molteplici versioni e attraverso i molteplici personaggi che la Bibbia espone. Si parte dalla Bibbia ebraica dove peraltro, rileva l’autrice, non si parla tanto di “pazienza”, quanto di “speranza”, lasciando comunque trasparire un testo biblico «in gran parte attraversato dalle dinamiche della pazienza e dell’attesa»; l’excursus passa per la Genesi («con Caino la pazienza del Signore sopravanza l’impazienza») e i Proverbi («la pazienza è sempre contrapposta a un atteggiamento precipitoso, all’animo esacerbato, rissoso, che non sa prendere le misure del tempo necessario per placarsi, per lasciar decantare l’ira e trasformarla in una più efficace dolcezza») prima di indugiare sulla figura-chiave di Mosè, esercitato da Dio alla pazienza, messo a confronto con il popolo impaziente che si crea un vitello d’oro («l’essere umano cerca scorciatoie. È vorace. Venati di una robusta nota di impazienza sono tutti i peccati di idolatria»). “Figure della pazienza” sono i profeti ed è a suo modo Giobbe, portatore di una pazienza «che passa attraverso il cerchio di fuoco dell’impazienza». Figura prima della pazienza è Dio, perché “se gli umani sono infedeli, Dio è fedele”, e la sua è una pazienza “non smentita, e neppure contraddetta, dall’ira”.

Nel Nuovo Testamento Gesù (il patiens per eccellenza) è in costante movimento per quella sua «impellenza di dire, di andare, di predicare, di incontrare» eppure rivela un’andatura paziente, “calma ma infaticabile” (e seguire il patiens - chiosa l’autrice - richiede “pietà” e “responsabilità”, non “imitazione devota e dolorosa”).

La pazienza, rimasta nei secoli dietro le quinte come “virtù seconda”, non è tuttavia arrendevolezza né una virtù per deboli: anzi, richiede forza per non diventare “supina subordinazione” ma mantenere il necessario dinamismo ed esprimersi in tutta la sua potenzialità: la pazienza proviene da una “grande pietà”, spiega l’autrice, e si trasforma nella “responsabilità” di “aver cura del vivente”.

Ci vuole pazienza per portare “i pesi gli uni degli altri”. Una pazienza che, inevitabilmente, diventa parte integrante della chiamata cristiana.

Pazienza
Autore: Gabriella Caramore
Editore: il Mulino
Anno: 2014
Pagine: 134
Prezzo: € 12

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