Ercole Giammarco - Andare in bici

Recensione del 25/7/2014

Andare in bici non rappresenta soltanto una scelta apprezzabile sul piano ecologico, ma anche una prospettiva virtuosa sulla vita: è la tesi di Ercole Giammarco, comunicatore e docente universitario, che negli ultimi anni ha voluto ragionare sulla sua passione per pedali e rapporti, istituendo un manifesto per rappresentare gli amanti dello spostamento a impatto zero, un’associazione non profit (Cyclopride) impegnata a sensibilizzare il grande pubblico a un utilizzo più costante delle due ruote, e infine un libro sul tema per raccontare “le ragioni del pedalare”.

Andare in bici è non è solo una guida pratica, né il sogno di un appassionato o un cahier de doléances nei confronti delle amministrazioni locali e del legislatore per un impianto normativo e una serie di scelte concrete che, con scarsa lungimiranza, non tengono conto delle ragioni della bicicletta né delle potenzialità economiche e turistiche che deriverebbero da una sua valorizzazione: è tutto questo, certo, e Giammarco affronta i diversi aspetti con lo sguardo dell’innamorato, l’esperienza del praticante e il senso pratico del professionista. Il risultato complessivo, però, lascia intravedere qualcosa in più rispetto alla somma di questi elementi, una prospettiva etica che va oltre la scelta ecologica e salutista, per gettare una luce diversa sul modo di intendere il proprio ruolo nella società. Per l’autore, infatti, il ciclista non è solo un soggetto che ha deciso di pedalare, ma una persona che contribuisce con l’esempio allo sviluppo di una società migliore: «è giustissimo pretendere il rispetto delle regole della convivenza civile», scrive, ma «se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo cominciare noi», anche perché «siamo tutti in gioco per far nascere un sentimento diffuso di legalità in Italia ed è tonificante sapere che possiamo dare tutti un piccolo contributo». Il ciclista modello è anche un cittadino che rispetta le leggi senza pelose autoindulgenze («non possiamo pretendere che gli altri rispettino le regole se noi siamo i primi a trasgredirle») prima di tutto per buonsenso ed educazione, un cittadino che si propone standard personali elevati con i quali cerca di migliorare il “decoro urbano” dei propri comportamenti dimostrando attenzione, rispetto, consapevolezza dell’altro.

Andare in bici, in questo senso, diventa qualcosa di più di un’attività fisica: rappresenta un costante lavoro su se stessi attraverso le “tappe di un metodo” che portano all’acquisizione di una consapevolezza più profonda di sé e degli altri, e perfino di un’etica che, a prima vista, con i pedali sembra avere poco in comune. «La bici - spiega d’altronde Giammarco - è un laboratorio di convivenza civile, e dunque è uno strumento efficacissimo di educazione civica, di trasmissione di valori che hanno un impatto positivo sulla nostra vita personale e sociale: stili di vita ecocompatibili, stili di consumo sobri ed evoluti, riscoperta della lentezza, ritorno ai piaceri semplici, alla condivisione, allo stare insieme non solo virtualmente».

Pedalare per cambiare se stessi e il mondo: di certo non basterà, ma può aiutare.

Andare in bici
Autore: Ercole Giammarco
Editore: Garzanti
Anno: 2014
Pagine: 157
Prezzo: € 12,90

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