Le notizie della settimana - 7 ottobre

Articolo inserito il 7/10/2017 alle 23:14

In evidenza sui giornali, questa settimana, la strage di Las Vegas, dove un folle (secondo l'Isis un suo affiliato, ma le evidenze dimostrerebbero il contrario) ha sparato a raffica da una finestra su una folla di migliaia di persone provocando 58 morti e addirittura cinquecento feriti. Di fronte alla vicenda è passato per qualche giorno in secondo piano il referendum catalano, che si è svolto regolarmente (si fa per dire) domenica tra scambi di accuse: il governo centrale denuncia l'incostituzionalità della consultazione, l'amministrazione locale accusa le forze dell'ordine (e, di conseguenza, Madrid) di violenza nei confronti dei dimostranti.

Ma sulle prime pagine di questa settimana si è parlato anche dei fatti di Marsiglia, dove due donne sono state accoltellate a morte da un estremista islamico (stavolta ci sono pochi dubbi: l'uomo si è scagliato su di loro con la classica invocazione al suo dio). Intanto, mentre il premier inglese Theresa May ha vissuto una giornata da incubo, sono stati resi noti i nomi dei Premi Nobel.

Sul fronte italiano la disoccupazione è scesa all'11,2% e la politica ha fatto registrare alla Camera una triste storia di familismi e molestie; sono passati in secondo piano la voce grossa di Di Maio contro i sindacati ("o cambiate o ci penseremo noi"), le nuove puntate del travagliato rapporto tra le forze di centrodestra (che alternano proclami di unità e solenni litigate), la sfida a sinistra del Pd (protagonisti Pisapia e D'Alema), le curiose iniziative dei ministri in carica (alcuni hanno iniziato unosciopero della fame a staffetta per convincere il Governo e la maggioranza ad approvare lo ius soli: quindi, tecnicamente, manifestano contro se stessi). Negli ultimi giorni si è riparlato anche di Cesare Battisti (il terrorista, non il patriota; riassume bene la vicenda Jacopo Iacoboni sulla Stampa) perché forse stavolta l'estradizione dal Brasile potrebbe essere vicina.

Pagina esteri. Cominciamo con le notizie di cui si è sentito parlare poco. Nemmeno il tempo di riprendersi dall'uragano Maria, e sta già imperversando la tempesta tropicale Nate: tra Nicaragua e Costa Rica si contano, secondo l'Osservatore romano, 23 morti e 27 dispersi. Le azioni di Boko Haram nel nordest della Nigeria hanno provocato, oltre a una drammatica scia di morte e terrore, la chiusura di oltre la metà delle scuole, in particolare nello Stato del Borno. Nel vicino Oriente un attacco terroristico a una centrale di polizia in Siria, a sud di Damasco, ha provocato 17 vittime. In Madagascar nell'ultimo mese sono morte almeno 24 persone a causa - incredibile a dirsi - della peste bubbonica: una malattia d'altri tempo che però, riferisce l'Osservatore, è ricomparsa nel Paese nel 1980.

Nel suo discorso televisivo seguito alla strage di Las Vegas - definito dagli osservatori l'intervento "più presidenziale" sentito finora - Donald Trump ha citato anche la Bibbia: «La Scrittura ci insegna - ha detto - che "Il Signore è vicino a chi ha il cuore rotto e salva chi ha uno spirito afflitto". Cerchiamo sollievo in queste parole, perché sappiamo che Dio vive nei cuori di coloro che sono nel dolore». Oltre a questo, nell'intervento si sono contati diversi riferimenti a Dio, alla preghiera, alla speranza della fede.

Tra l'altro, sempre negli Usa, un gruppo di pastori evangelici ha chiesto a Trump di esprimersi in maniera più decisa contro i suprematisti.

Diverse testate, anche autorevoli, riferiscono una proposta che dalla Turchia rimbalza negli Usa: il presidente Erdogan ha ventilato l'ipotesi di condizionare la liberazione del missionario evangelico Andrew Brunson, detenuto in Turchia (senza accuse convincenti) da ormai un anno, alla consegna di Fethullah Gulen, la guida spirituale turca che vive negli Usa dagli anni Novanta e che Erdogan considera l'ispiratore del fallito golpe del luglio 2016. La trattativa non è nemmeno partita.

Mancano due mesi alla chiusura della petizione in favore dei cristiani in Medio Oriente - promossa da Porte Aperte e già firmata da oltre 500 mila persone in più di cento Paesi - che il prossimo 10 dicembre verrà presentata alle Nazioni Unite.

Di questi tempi per provocare il panico basta un predicatore improvvisato: è successo in Inghilterra, dove su un treno locale i passeggeri si sono preoccupati quando un uomo ha cominciato a recitare a voce alta versetti della Bibbia, aggiungendo frasi come "la morte non è la fine". Terrore degli astanti, che hanno bloccato il treno e sono fuggiti sui binari. Va detto che il predicatore è stato, se non altro, educato: non si sarà accorto di quanto poco fosse appropriato il suo comportamento, ma quando una persona - in mezzo al fuggi fuggi generale - gli ha chiesto di smettere, si è fermato.
Curiosamente diverso, rispetto alla versione dei giornali italiani, il racconto di un passeggero, secondo il quale una donna ha riferito alla polizia che l'evangelista aveva minacciato di uccidere tutti.

In Kenya, invece, il viaggio verso la capitale Nairobi viene utilizzato da molti pendolari per ascoltare il messaggio del vangelo portato da predicatori che si alternano sui vari convogli.

Il terrore dei millenaristi sta tornando, e stavolta ha le fattezze delle ferrovie svedesi: tremila viaggiatori - racconta il Corriere - hanno accettato di farsi impiantare un microchip sottopelle, grande come un chicco di riso, per semplificare acquisto e utilizzo dei biglietti di viaggio.

Vicende italiche. Il Bus della libertà allestito da Manif pour tous ha concluso il suo tour nelle principali città italiane, ma non si è fermato: da lunedì scorso gira per le strade di Roma portando il suo messaggio di sensibilizzazione sui rischi dell'ideologia gender. Da segnalare, negli ultimi giorni di viaggio, uno spiacevole inconveniente: l'amministrazione De Magistris ha revocato l'autorizzazione «a meno di 24 ore dallo svolgimento della tappa napoletana del Bus della Libertà», dopo che i detrattori, di fronte al messaggio stampato sulla fiancata del mezzo ("I bambini sono maschi, le bambine sono femmine. La natura non si sceglie") avevano denunciato il "terrorismo informativo" degli organizzatori.

Nel suo piccolo, comunque, l'Economist continua a sostenere che l'ideologia gender sia frutto di un abbaglio collettivo. E anche in Italia qualche testata accusa i no gender di "fare confusione", salvo poi confondere con una certa regolarità il genere con il sesso.

Capitolo svarioni. Questa settimana il refuso più significativo è di Lettera 43, sito di approfondimento, che dedicando un lungo servizio alla recente manifestazione Expo di Napoli titola "Orgoglio e castità: ecco i pentacostali". Paradossalmente al redattore sarebbe bastato leggere l'articolo di Federica Tourn: che se non altro, da valdese, ha presente il concetto di Pentecoste.

Anche margine della notizia sul treno inglese i giornali italiani non hanno perso l'occasione per dimostrare i loro limiti nella conoscenza della Bibbia, tanto da spacciare per versetto biblico una frase come "la morte non è la fine". Sarà un dettaglio, ma versetto e concetto non sono la stessa cosa.

Rubrica appuntamenti. Sabato 7 (dalle 10 alle 24) e domenica 8 ottobre (dalle 10 alle 20) a Torino si tiene Portici di carta: un centinaio di librai ed editori animano per due giorni i portici del capoluogo piemontese con le loro proposte editoriali. Anche quest'anno è prevista una nutrita rappresentanza evangelica: nell'area spiritualità saranno presenti gli stand di Casa della Bibbia, Claudiana e Centro del libro cristiano.

Parentesi di costume. Più un Paese è povero, più è religioso; più un Paese è ricco e maggiore importanza assume il tempo libero; la famiglia è tra le priorità praticamente ovunque. Sono i dati che emergono da un sondaggio effettuato dalla World Bank in sessanta Paesi del mondo.

Tra le questioni affrontate in settimana dai giornali, La Stampa racconta il difficile percorso dei figli adottivi che cercano di ritrovare i genitori naturali: se ufficialmente per un figlio non riconosciuto risulta impossibile risalire all'identità della madre (cui la legge garantisce il diritto all'anonimato), non si può ignorare - e fa riflettere - il desiderio insopprimibile che porta molti di questi figli, una volta adulti, a cercare un contatto con chi li ha messi al mondo. E non sempre li ha abbandonati volontariamente.

Nelle scuole inglesi potrebbe cambiare il modo di indicare le date del passato: si sta infatti valutando se sostituire la formula "avanti Cristo" (a.C., in inglese B.C.) con un più neutro "prima dell'era comune" (in inglese suonerebbe BCE). Lo si fa, riflette Pierluigi Battista sul Corriere, per onorare «un codice del politicamente corretto che fa della battaglia sulle sigle, sulle parole, sui modi di dire, sui calendari, sulle festività, sui programmi scolastici altrettanti campi di esercitazione di una guerra infinita e soprattutto senza limiti». Come si può intuire, la proposta è nata «per non "offendere" gli scolari che appartengono ad altre religioni, anzi in particolare a una: alla religione musulmana», dato che la comunità ebraica non ha mai voluto fare di questa questione (né di altre) una guerra di religione. Comunque vada, rischia di finire male: la proposta, conclude Battista, è «una provocazione che con il rispetto di tutte le religioni ha poco in comune, ma che invece esaspera gli animi, produce reazioni difensive smisurate».

Questa estate le cronache hanno avuto ben altro da riferire, ma c'è stata anche una vicenda secondaria, piccola ma inquietante, su cui vale la pena di dire due parole. L'ha intercettata Alessandra Graziottin, che ha raccontato di come un gruppo di teppisti abbia ucciso a calci un gattino di due mesi. «Era un gatto - rileva Graziottin -, ma poteva essere un bambino. Perché quando una mente è deviata sull'indifferenza emozionale, sulla spietatezza, sul sadismo, il continuum di crudeltà non si ferma al gattino, che è solo la punta dell'iceberg di una distorsione psichica grave». Un sadismo inquietante che dimostra una totale assenza di empatia, quando «l'empatia - riflette la psicoterapeuta - è la vera base dell'amore ma anche dell'etica. Quando perfino un cucciolo diventa oggetto di violenza gratuita, siamo all'allarme rosso sul fronte psichico, emotivo, affettivo ed etico. Qui è mancato l'abc dell'educazione dei sentimenti e degli affetti». Le ragioni sono molteplici, e una di queste è «la perdita della fede, nella sua accezione migliore», che «ha fatto smarrire il valore di alcuni comandamenti che erano anche pilastri della vita sociale. Dal non uccidere, all'onora il padre e la madre, al non rubare. Il senso spirituale della vita e la sua dimensione etica non sono stati sostituiti sul fronte laico da un sentire altrettanto profondo che valorizzi gli aspetti migliori dell'essere uomini e donne. Latita nella sostanza il rispetto di una visione etica della vita». È possibile invertire la tendenza? Secondo Graziottin sì, ma dipende dai genitori: «L'empatia, l'educazione a sentire le emozioni e il dolore degli altri, si imparano innanzitutto con l'esempio. I neuroni specchio dei nostri figli filmano tutto quello che facciamo. Quella è la loro scuola, la formazione più potente».

Perché non siamo felici? Perché dipendiamo da ciò che ci circonda, sostiene Paolo Legrenzi. «Non siamo felici o infelici - scrive lo psicologo sul Gazzettino - per la quantità di cose, materiali o spirituali, che crediamo di controllare, ma in funzione del cambiamento, del susseguirsi di perdite e di guadagni. Dipendere dai su e giù della vita spiega come mai anche un ricco abbia le sue infelicità».

Dalla felicità alla prosperità: Christianity Today ha pubblicato un interessante intervento di Cori Hinn, nipote del noto telepredicatore Benny Hinn. Dopo un'infanzia trascorsa insieme allo zio, Cori ha avuto una crisi di identità e ha deciso di dissociarsi da un sistema che, spiritualmente, non riusciva più a condividere: la sua testimonianza è un j'accuse, pacato ma intenso, alla teologia della prosperità.

Angolo cultura. Insegnante, docente, professore: esistono molti modi per dire "maestro", e ognuno ha un significato specifico, un'origine precisa, una radice antica, spesso affascinante, in cui Lucio Coco si è addentrato con curiosità e competenza.

In Israele non si sono combattute solo le battaglie bibliche: qualche secolo dopo i racconti dell'Antico Testamento, a Ayn Jalut (Fonte di Golia) si è svolto un fondamentale scontro tra due civiltà. Lo racconta Gianni Riotta sulla Stampa.

Mentre si approssima il fatidico 31 ottobre non poteva mancare un fumetto su Lutero: ci ha pensato Mondadori Comics, che la prossima settimana pubblicherà nella collana Historica Biografie un volume firmato da Olivier Jouvrai e Filippo Cenni.

Che poi, ricorda sul Sole 24 Ore Lorenzo Tomasin, nei secoli passati Lutero era ben presente nei dialetti locali della nostra Penisola, chiaramente con una valenza deteriore: per esempio, mentre altrove la blasfemia era considerata una prerogativa turca, nelle terre venete si usava dire "bestemmiar come un luteràn". I riformati, a loro volta, venivano definiti sprezzantemente "panimbrùo", pane in brodo, un po' per dar loro dei rammolliti, un po' per richiamare l'uso evangelico della Santa Cena con pane e vino anziché con la sola ostia.

Dalla cultura agli scambi culturali: se vi va di ospitare un giovane israeliano in vacanza in Europa, questa iniziativa fa per voi (grazie a Marco F. per la dritta).

Pagina spettacoli. Alla vigilia della sua seconda partecipazione come autore allo Zecchino d'oro arriva una nuova soddisfazione per Stefano Rigamonti: un brano composto dal compositore evangelico astigiano sarà in gara allo Junior Eurovision 2017, in programma a Tbilisi, in Georgia, domenica 26 novembre. In rappresentanza dell'Italia ci sarà Maria Iside Fiore, 13 anni, di Sarzana (SP) con "Scelgo" ("My choice"), scritta dalla stessa Maria Iside insieme Fabrizio Palaferri e, appunto, a Stefano Rigamonti. Lo Junior Eurovision 2017 verrà trasmesso in diretta da Rai Gulp (canale 42 del digitale terrestre) a partire dalle 16 (praticamente in contemporanea con la seconda giornata dello Zecchino).

Sempre a proposito di musica, pare che il rapper Usa Snoop Dogg stia cambiando stile: nel suo ultimo brano non esalta il divertimento ma si impone una riflessione sulla sua vita, tanto da dire "so che Dio mi sta chiamando, non sono dove dovrei", per poi aggiungere "me ne sto qui a fumare, mentre dovrei essere sulle mie ginocchia".

L'Osservatore romano torna sulla serie televisiva The young pope, con una lunga analisi che non assolve ma soprattutto - e forse questa è la notizia - non condanna senza appello l'approccio postmoderno di Paolo Sorrentino.

Mercoledì un servizio in tarda serata su Rai2 ha provato a raccontare il rapporto dei giovani italiani con la fede: tra questi, anche due giovani pastori pentecostali di Palermo e Milano. Il servizio, per quanto apprezzabile nelle intenzioni, purtroppo pativa - come spesso avviene - una mancata conoscenza del contesto che andava ad affrontare, e - come spesso capita - ha finito per ridurre l'esperienza spirituale a un fenomeno di costume, tra affermazioni surreali («le messe pentecostali si chiamano gospel»), numeri non verificati («gli evangelici in Italia sono 800 mila») e la solita eccessiva attenzione nei confronti della castità.

Infine lo sport. «Evitare l’uso di linguaggio scorretto o, anche, men che dignitoso, in modo particolare quello delle bestemmie»; «frequentare il meno possibile le sale da ballo, caffè, locali o ritrovi pubblici»; «non ricorrere se non come passatempo saltuario, anche durante le lunghe trasferte, a giuochi di carte»: sono alcuni dei "21 punti" firmati da allenatore e calciatori della Juventus nel 1950, raccontati da Giovanni De Luna sulla Stampa. Norme che si aggiungono ad altre raccomandazioni, come «la puntualità, la morigeratezza a tavola, l’amicizia con i compagni di squadra, il rispetto dell’autorità».
A molti sembreranno norme di buonsenso, ma non al giornalista, che in quei 21 punti intravede, chissà perché, il profilo di un Paese che in quegli anni «si era riscoperto bigotto, sessuofobico, autoritario». Non si stava meglio quando si stava peggio, ma sicuramente - con un po' di umiltà - qualcosa dal passato si può ancora imparare.

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