Le notizie della settimana - 26 agosto

Articolo inserito il 26/8/2017 alle 11:45

Uno dei motivi per cui ricorderemo questa estate è la polemica sulle statue del generale sudista Lee, che diverse città americane vorrebbero rimuovere. Una faccenda delicata, anche perché rimanda a una questione più ampia, antica quasi come l'uomo: che fare con le opere d'arte che non si condividono? Il mandato divino contenuto nell'Antico Testamento era chiaro: il popolo di Israele doveva eliminare ogni traccia di culto pagano (e, spesso, anche i pagani stessi). Ma, nella prospettiva dell'epoca, aveva un senso nell'ottica di una potenziale contaminazione culturale e spirituale che poteva rivelarsi letale per il popolo di Dio.
Nel corso dei secoli il modo di porsi di fronte alle immagini, alle strutture e alle opere d'arte degli altri ha assunto toni diversi: c'è stato chi le ha deturpate, adattate (la chiesa di Santa Sofia a Istanbul, diventata una moschea), distrutte (le statue nelle piazze e nelle chiese di Ginevra all'ascesa del calvinismo), oscurate (il governo italiano durante la recente visita del presidente iraniano). Lo stesso è accaduto con i nomi delle strade (gli esempi non si contano) e perfino delle città (San Pietroburgo è il caso più eclatante, ma anche in Italia abbiamo avuto Littoria, diventata Latina alla caduta del fascismo).
Di fronte a noi si pone la scelta tra salvaguardare, nel bene e nel male, la testimonianza del passato, o eliminarla per segnare un rifiuto, una cesura, un "prima" e un "dopo" rispetto alla nostra esperienza attuale. E tuttavia, almeno per quanto riguarda l'arte, si impone qualche doveroso distinguo.
Se infatti fino a cinquant'anni fa il significato del rifiuto dell'arte figurativa era riconducibile a una certa esperienza religiosa e spirituale, oggi il riferimento è molto più sfumato. L'iconoclastia oggi non rimanda con la memoria alla Riforma, ma a immagini ben più recenti e tristi: ricorda l'ottusità dei talebani di Bin Laden che fanno saltare statue antichissime, o la furia dei fanatici di Al Baghdadi che distruggono i reperti di Palmira.
Si sa, il significato di un gesto va oltre il gesto materiale e a volte rischia di identificarci in maniera opposta rispetto a ciò che vorremmo esprimere con le nostre azioni. Abbattere la statua di un generale illiberale, oggi, non fa apparire più democratici: la richiesta, per quanto opportuna possa suonare, richiama alla mente fanatismi mediorientali, sebbene non abbia nulla da spartire con i furori degli integralisti.
La considerazione vale per il contesto storico, ma anche in ambito politico e religioso. Possiamo avere le motivazioni più alte e nobili, ma non si noterà a chi ci ispiriamo: si noterà a chi assomigliamo con le nostre azioni. E se il nostro obiettivo principale è la buona testimonianza, e non un fondamentalismo fine a se stesso, forse dovremmo tenerne conto.

Pagina esteri. Il dramma di Barcellona continua a interrogare l'Europa, che - nonostante gli elementi - pare restia a collegare gli attentati del 17 agosto all'estremismo islamico.
Lo fa invece, e senza troppi pudori, il solito Charlie Hebdo: il settimanale esce con una vignetta molto esplicita, tipica del periodico, che mette in luce il singolare doppiopesismo di quanti, qualche anno fa, si agitavano in difesa della testata. Lo evidenzia Il Foglio: «i “Je suis Charlie” - scrive Mauro Zanon - che sghignazzavano per le copertine anti-cristiane, anti-ebraiche e anti-lepeniste ora non lo sono più, e anzi attaccano la rivista satirica che alimenterebbe in questo modo l’odio anti-musulmano.

Al di là della satira e delle ipocrisie, resta sul tappeto un'annosa questione: le parole di violenza, i sermoni che inneggiano alla guerra santa, l'incitamento alla radicalizzazione possono venire fermati o hanno diritto di asilo, sulla scorta della libertà religiosa? Il costituzionalista Vladimiro Zagrebelsky dà una risposta netta: no, "le nostre libertà non tutelano chi istiga all'odio", ricorda in un articolo sulla Stampa.

Intanto emergono nuove testimonianze dalla Rambla: Joel Foster ha raccolto il racconto di due credenti evangeliche presenti nel centro cittadino al momento della strage.

Dalla Nigeria, invece, arriva la drammatica testimonianza di alcune tra le 276 ragazze di Chibok rapite da Boko Haram nel 2014: «se non vi convertite all’islam, vi cospargiamo di benzina e vi diamo fuoco», si sarebbero sentite dire - tra le altre cose - dai loro aguzzini.

Le notizie di cui si è sentito parlare poco: ci sono state otto vittime, in Guinea, a causa di un crollo in una discarica di rifiuti alla periferia della capitale; si contano dodici morti invece tra Macao, Hong Kong e Cina a causa del tifone Hato. In India è passata la legge anti-conversione nello Stato di Jharkhand: la normativa, come il passato ha spesso dimostrato e Porte Aperte sottolinea, è una «potenziale arma contro chi si converte a Cristo» ed è funzionale al «processo di induizzazione del Paese».

In Germania la proposta del pittore Markus Lüpertz di «disegnare una Genesi su tavole di ceramica per le nuove stazioni della metropolitana di Karlsruhe» rischia di venire bocciata perché Peter Weibel, direttore del Centro per l’arte e i media, la considera «una reazione allergica alla presunta islamizzazione dell’Occidente propagata da gente paranoica».

Una missione cristiana in Corea del Sud ha deciso di riprovare a inviare pagine della Bibbia oltre il 38° parallelo per raggiungere la popolazione nordcoreana. Il metodo scelto è fantasioso e probabilmente efficace: utilizzare centinaia di palloncini gonfiati a elio e liberati quando il vento spira verso nord.

Veniamo agli USA. Secondo un recente sondaggio la maggioranza degli evangelici americani è contraria all'ipotesi (sempre meno remota, stando agli esperti) di un impeachment, la messa in stato d'accusa del presidente Trump.

Intanto però la girandola di collaboratori e consulenti di Trump non accenna a fermarsi; dalla giostra è sceso, questa settimana, il pastore Alphonso R. Bernard, uno tra i suoi consiglieri spirituali.

Approfittiamo del mese di agosto per una piccola retrospettiva: è disponibile online il discorso tenuto da Donald Trump in occasione dell'Independence Day, in cui il presidente ha enfatizzato tematiche come la libertà religiosa e il valore della presenza evangelica negli USA.

A vent'anni dalla sua scomparsa, si riparla anche della fede di Lady Diana.

Cronaca locale. Inevitabile aprire con il terremoto di Ischia, che la sera di lunedì ha scosso l'isola provocando crolli, feriti e perfino due vittime nonostante il sisma raggiungesse appena i 4 gradi della scala Richter.
Tra i più attivi nella diffusione in tempo reale di informazioni e immagini della situazione è stato il direttore del quotidiano locale Il Dispari, l'evangelico Gaetano Di Meglio, che ha seguito le vicende ischitane per tutta la notte - continuando, poi, nei giorni successivi - con tutta la passione di cui è capace.
Sul fronte dei soccorsi, invece, per venire incontro alle esigenze della popolazione l'Esercito della Salvezza ha messo a disposizione delle autorità la sua struttura di accoglienza presente sull'isola.

I giornali siciliani hanno raccontato i funerali evangelici della famiglia vittima dell'incidente sulla Trapani-Palermo, cogliendo in certi casi aspetti interessanti dell'essenza evangelica.

Sempre in Sicilia, un sito locale parla dei battesimi evangelici a Gela.

Di un funerale evangelico in Veneto riferisce la Tribuna di Treviso.

A Milano intanto i cittadini hanno aiutato l'amministrazione a censire i luoghi di culto cittadini, islamici ma non solo, non in regola. La notizia, non nuova, è stata rilanciataqualche settimana fa dal presidente del Municipio 2.

A Modena diverse chiese evangeliche riceveranno un contributo comunale derivato dagli oneri di urbanizzazione.

Piccole storie di ferragosto: un commerciante toscano divide l'ultima pagnotta della giornata - quella che aveva conservato per la propria famiglia - con l'ultimo cliente, un turista di passaggio, e vista la situazione non gliela fa nemmeno pagare. Un gesto gentile che è balzato agli onori della cronaca perché, qualche giorno dopo, il negoziante ha scoperto di aver servito nientemeno che l'ambasciatore USA presso la Santa Sede. Che è tornato in negozio, insieme alla famiglia, per ringraziarlo.

Rubrica appuntamenti. Sabato 2 settembre in piazza Segni a Seregno (MB) la chiesa evangelica locale organizza "Riforma 500. La speranza della fede, la forza dell'impegno", una manifestazione che, richiamandosi al cinquecentenario di Wittenberg, si propone di presentare la realtà evangelica a 360 gradi: a fianco della comunità evangelica locale saranno presenti, con una serie di stand, altre quattro chiese evangeliche di vari comuni brianzoli (una testimonianza di collaborazione non così frequente, in Italia) e cinque missioni, a testimonianza dell'opera sociale, umanitaria, spirituale proposta in Italia e all'estero. Tutti i dettagli sono qui.

È in corso una mostra della Bibbia, a Castellabate, nel salernitano; l'esposizione resterà aperta fino al prossimo 31 agosto.

Parentesi di costume. In Islanda non nascono più bambini con la sindrome di down: quando gli esami prenatali rivelano un'anomalia cromosomica nel feto, nella maggior parte dei casi la futura madre decide di abortire.
«Non c'è niente da esultare» commenta Lucetta Scaraffia, intervistata dal Corriere, perché «dal punto di vista morale è un omicidio». E aggiunge che «non sono mai vite spaventose, dobbiamo riportare le cose nei loro limiti». E del resto suona piuttosto contraddittorio se «per eliminare la malattia si eliminano i malati: siamo alla base dell'eugenetica». Meno netto invece Amedeo Santosuosso, che non vuole sentir parlare di eugenetica: lo sarebbe, dice, «se fosse una scelta imposta dalle autorità pubbliche. Ma se abbiamo a che fare con il libero esercizio della capacità di autodeterminazione delle persone non possiamo che rispettarlo». Selezione prenatale sì, insomma, ma solo se è democratica.

A Torre Pellice il Sinodo valdese e metodista si è concluso con l'approvazione del documento che, tra le altre cose, introduce una «benedizione liturgica per le coppie “civilmente unite” che ne facciano richiesta». Decisione abbastanza prevedibile, peraltro, dato che proprio la chiesa valdese già nel 2010, non senza polemiche, aveva anticipato le istituzioni statali approvando una benedizione liturgica dedicata alle coppie dello stesso sesso. La minoranza contraria ha proposto una interessante analisi critica del testo approvato.

Tra l'altro, a margine del Sinodo, Repubblica intervista un ex seminarista ordinato quest'anno pastore.

La sobrietà potrebbe diventare la moda della prossima stagione: arriva dalla Svezia il lagom, «una filosofia di vita che letteralmente significa "niente di eccessivo". Né troppo, né troppo poco: "il giusto", "abbastanza"». Non farsi mancare niente ma nemmeno strafare, non esagerare, non sprecare, non vantarsi: in poche parole, "vivere con meno ed essere felici. Una dottrina di ispirazione evangelica che si pone "tra l’etico e l’estetico" e che intercetta le sensibilità post-crisi, tanto da conquistare i giornali progressisti europei, pur con qualche voce fuori dal coro: «vi prego - implora Richard Orange del Guardian - non trasformate lagom, la soffocante dottrina luterana di autoprivazione, in un trend di lifestyle. Tanto vale celebrare le basse aspettative e il conformismo». Che, in tempi di esibizione, cafoneria ed eccesso, non sarebbe nemmeno così male.

Davvero i bambini di oggi hanno perso la manualità e l'interesse per tutto ciò che sta fuori dai bordi del tablet? Sì e no, risponde Federico Taddia sulla Stampa: l'esperienza reale è importante e la tecnologia non ha sostituito in toto i vecchi giochi; vecchio e nuovo convivono in una trasversalità che per i bambini è sempre stata naturale.
Semmai il problema, rileva Taddia, è un altro: «giocare fuori dal touchscreen richiede più energie. Richiede tempo. Spazio. E qualcuno – un fratello, un amico, un vicino di casa – con cui giocare. Quello che nessuno ci dice è che la "Generazione Z" è una generazione di bambine e bambini troppo spesso soli».

Angolo cultura. Fulvio Ferrario sull'Osservatore romano propone un'interessante sintesi dedicata al movimento protestante ed evangelico, raccontando a una platea cattolica la realtà di «una chiesa immersa nella società», tra comunità impegnate e “protestantesimo culturale”, secolarizzazione e movimenti di risveglio, con la crescente "competizione" dei «movimenti “evangelicali” o “neoprotestanti”, che propongono modelli teologici estremamente semplificati»; in ogni caso una minoranza (sperabilmente) consapevole del suo ruolo.

A Colonia, in Germania, è stata scoperta la più antica traduzione dei Vangeli in lingua latina, risalente al IV secolo. «Si tratta - spiega Il Sussidiario - di una versione molto particolare che invece di interpretare storicamente i fatti della vita di Gesù come li riportarono i discepoli, calca la mano sulle allegorie e sulle metafore».

Archeologia. Pare che uno studioso americano, Lawrence Mykytiuk, sia riuscito a confermare l'esistenza di 53 personaggi dell'Antico Testamento.

Pagina spettacoli. David Tennant e Micael Sheen saranno protagonisti di un nuovo film di ispirazione cristiana, stavolta ambientato nel contesto degli ultimi tempi.

E, a proposito di spettacolo: se è vero che in America il format televisivo più seguito è il monologo d'attualità sospeso tra serio e faceto (David Letterman e Jay Leno hanno lasciato in eredità una schiera di emuli), qualcuno si è chiesto perché mai non dovrebbe esserci un one-man-show controcorrente: detto fatto, è nato Next week with Jeff Durbin, un programma - disponibile in streaming - che affronta politica e costume in chiave cristiana.

Voci dal web fuggite. Inauguriamo questa settimana una nuova sezione, dedicata alle amenità pescate in rete. Sta girando in questi giorni (su Whatsapp, dopo essere passato per i canali più tradizionali) un post di almeno dieci anni fa, firmato da un certo «scrittore spagnolo Sebastian Vilar Rodriguez», e pubblicato da un non meglio precisato «giornale spagnolo»; il testo viene presentato (impropriamente) come «uno straordinario articolo che ci invita a riflettere e a pregare».
In realtà, cercando semplicemente su Google il nome del presunto autore, si scopre che il personaggio non esiste (e che il nome, per l'occasione, è pure riportato in forma scorretta), che nessun giornale spagnolo l'ha pubblicato (lo ha fatto un sito) e che perfino la data è sbagliata. Qualche anima semplice commenterà che "in fondo conta il contenuto", senza pensare che non c'è niente di più controproducente del sostenere una verità in una cornice di menzogna.



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