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Una vita da paura

Editoriale del 26/6/2009, 15:05

Lo hanno osannato e poi insultato, amato e poi ripudiato, è stato rappresentato come un mito e poi un mostro in un turbine di colpi di scena che - non è difficile immaginare - diventerà presto un film: sì, quella di Michael Jackson è stata una vita decisamente lunga, nonostante il suo cuore abbia ceduto alla soglia dei cinquant'anni.

Forse è proprio questo il dato che colpisce di più: aveva ormai cinquant'anni. Un'età che lui, eterno adolescente, non riusciva ad accettare. Ha attraversato matrimoni e paternità, tour mondiali e vicende giudiziarie con l'aria della persona capitata per caso e lo stile del mito che aveva voluto creare.
Occhialoni scuri a mascherare un viso sempre più diafano, abbigliamento da generale libico, abitazioni progettate come immensi parchi giochi dove divertirsi.

Alla notizia della sua morte i fan hanno pianto, i detrattori hanno esultato, talvolta con poco buon gusto.

I giornali dedicano pagine alla sua carriera, chiedendosi se di Michael Jackson verrà ricordata la clamorosa carriera musicale oppure le disavventure giudiziarie, causate da un'accusa che, anche in caso di proscioglimento, lasciano una macchia indelebile sull'imputato; perfino l'Osservatore romano, pur ricordando le "accuse gravissime", mette da parte il consueto aplomb per tributare a Jacko gli onori del mito "che non muore mai", come Elvis Presley, Jim Morrison e pochi altri.

Non sappiamo se sia colpevole o innocente, né se sia più corretto ricordarlo come una star o come un orco.

La sua vicenda e la sua fine sollevano solo un sentimento: pena.

Pena per un uomo che ha avuto fortuna, fin troppa fortuna, tanta da restarne travolto. Pena per una persona cui è stato donato un buon talento artistico, e l'ha sfruttato per se stesso e per amore dell'arte.

Pena per una persona che viveva un malessere interiore, un rifiuto netto per il presente, e non è mai riuscito a trovare una soluzione a questa sua amarezza nonostante i mille eccentrici tentativi.

Pena per un uomo che non sapeva accettarsi, che prima ha tentato di cambiare aspetto, e poi ha deciso di mascherarsi dietro abiti e accessori.

Pena per un uomo con mille paranoie e una paura atroce di ammalarsi e morire.

Pena per un uomo che, nel tentativo di vivere per sempre, ha sperimentato tutto: tutto, tranne quello che poteva davvero renderlo immortale.

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