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Zucche e tesi

Editoriale del 31/10/2008, 17:41

Dai giornali alle vetrine, in questi giorni è un dilagare di spazio dedicato ad halloween.

Una festa pagana, importata dal nord Europa, che divide l'opinione pubblica sull'opportunità di festeggiarla. La discussione verte soprattutto sull'estraneità di halloween alla nostra cultura: sul fronte del "no" ci sono filosofi, politici e giornalisti che non esitano a definirla una festa "inutile", "repellente" "finta".

È interessante notare che, forse per paura di vedersi bacchettato come moralista, nessuno la definisce "pericolosa" per i più piccoli. E invece vale la pena di rifletterci. I genitori dovrebbero evitare di liquidare la questione con ingenua superficialità (”se mio figlio è felice, che male c'è?”), preoccupandosi per la valenza giustificativa che halloween offre al macabro (scheletri e cimiteri), all’esoterico (streghe e demoni), al ripugnante (cadaveri e mostri).

Se i più piccoli sono davvero “entusiasti” di mostri e streghe, come racconta sul Corriere l'olimpionica Valentina Vezzali parlando di suo figlio, forse è il momento di un esame di coscienza per quei genitori che non sanno, o non vogliono, o non trovano il tempo per indirizzare i figli verso esempi, eroi, valori positivi.

A forza di parlare di Halloween, però, ci stiamo dimenticando come ogni anno di un 31 ottobre che per chi ama la Bibbia dovrebbe significare molto.

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero affiggeva alle porte della cattedrale di Wittemberg le sue 95 tesi; non voleva essere un atto rivoluzionario, ma di fatto quel suo intervento cambiò la storia della cristianità. L’anniversario, come sempre, passa inosservato sui media nazionali (nessun accenno sui quotidiani o nei palinsesti televisivi), ma sorprendentemente nemmeno le chiese evangeliche sono particolarmente affezionate a questo ricordo. Eppure è significativo e potrebbe essere un ottimo spunto per letture pubbliche della Bibbia, per la proiezione di Luther (la Rai, purtroppo, l’ha mandato in onda di recente a notte fonda, e quindi non lo riproporrà oggi), per interrogarsi e interrogare la società sul significato e l’eredità di quella riforma.

Perché il sola fide, sola gratia, sola scriptura non è retaggio esclusivo del mondo protestante, ed è evidente che anche chi non si considera figlio di quella riforma, ma ama la Bibbia, ha un debito d’onore nei confronti di quel monaco tedesco che, coraggiosamente, proclamò per primo l’importanza di una lettura personale e diretta della Bibbia, senza intermediari, dove la tradizione (religiosa) lascia spazio alla traduzione (in lingua corrente).

Se oggi per noi tutto questo è normale - talmente normale da sembrare, talora, quasi scontato - è anche grazie a Lutero.

Altro che zucche.

pj@evangelici.net


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