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Cristiani nella rete

Editoriale del 3/5/2006, 14:45

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Domenica 7 maggio è stata proclamata IE Day. Non è una festa nazionale, né qualcosa da ricordare: è una giornata per riflettere. IE Day sta per Internet evangelism day, giorno dell'evangelizzazione su Internet, ed è un momento importante per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, hanno a che fare con la rete: come fruitori, curatori di siti, opinionisti da blog, utenti di chat, di forum, di mailing list, di newsletter, o anche semplici "navigatori".

Internet è un mezzo, ed è un mezzo potente. Importante rendersene conto, per sfruttarlo nella maniera giusta. Più di tutti gli altri strumenti mediatici, Internet si presta a una molteplicità di utilizzi: attraverso la rete può passare di tutto, dal dialogo al matrimonio, dalla comunicazione agli acquisti. Come cristiani - l'abbiamo segnalato più volte - Internet è un'opportunità da non perdere: un modo per raggiungere le masse come i singoli, persone interessate e non, persone che condividono le nostre stesse passioni e persone che non avremmo incontrato mai.

E allora, dato che come cristiani siamo chiamati a usare ogni strumento utile per dare conto del messaggio di speranza che ci ha cambiato la vita, non possiamo ignorare uno strumento così potente. Uno strumento che, però, va conosciuto e usato nel modo migliore. Come sapete siamo fermi assertori del concetto di competenza: crediamo che Dio abbia dato a ognuno di noi dei talenti, delle conoscenze, delle relazioni da spendere per adempiere al Grande mandato: far conoscere a tutti il messaggio dell'evangelo.

Siamo chiamati ad andare. Ma attenzione, "andare" non significa "andare allo sbaraglio".
Significa sapere dove vogliamo andare, e mirare all'obiettivo con sufficiente chiarezza. Troppe volte tentiamo di raggiungere le persone con un linguaggio o un approccio poco efficace, perché non conosciamo la realtà che tentiamo di raggiungere. Per questo vanno apprezzati - e sostenuti - gli sforzi di chi si occupa di raggiungere determinate categorie con le quali ha una comunione di interessi. Stiamo pensando ai GBU, alle associazioni di imprenditori cristiani, ma anche a tutte le altre realtà cristiane concentrate su un settore, sempre che l'operazione non sia un modo per cristianizzare la propria passione, anziché utilizzarla come chiave per accedere in un certo contesto.

Per Internet vale lo stesso discorso. Troppi siti, oggi come oggi, hanno un approccio che può attirare solo un credente: per contenuti, per linguaggio, perfino per la forma grafica troppo "fai da te". E badate, non è vero che i "non credenti" non abbiano interesse per le questioni di fede: solamente, bisogna saper porre le domande giuste per suscitare le giuste reazioni. Altrimenti, meglio lasciar perdere e dedicare un po' di tempo alla preparazione, vocazione quasi sconosciuta nel campo evangelico.

Dio ha un piano più perfetto di quanto sospettiamo. Spesso citiamo l'esempio dei ministeri (salvo poi annullare nella pratica questa suddivisione), ma non si è limitato a distribuire soltanto i ministeri: ha avuto l'accortezza di fare la stessa cosa in ogni settore, per ogni tipo di competenze. Anche in Internet c'è chi si occupa di comunicazione ma con la grafica ha poca confidenza, c'è chi ha un vero talento per la grafica, ma non sa scrivere un testo efficace, c'è chi ha esperienza nella cura tecnica di un sito ma non ha capacità grafiche o redazionali. Il messaggio sembra chiaro: la soluzione è collaborare, mettendo in comune le potenzialità.

Eppure il messaggio non viene recepito: troppi siti, newsletter, blog, chat, forum si affannano nel realizzare qualcosa senza sapere cosa o come fare, arrangiando al meglio quel poco che c'è pur di fare qualcosa di proprio. Ma Dio ci chiama a questo? Dio non ha chiamato ognuno di noi a CREARE una chiesa. Ci ha chiamato a ESSERE chiesa. Meglio: a essere UNA chiesa, mettendo da parte le dispute marginali e le invidie umane.

Gli strumenti, in rete, esistono già. Esistono realtà ormai affermate per il lavoro costante dei suoi collaboratori: portali, indirizzari, luoghi di incontro virtuale, riferimenti.

Forse la riflessione italiana per questo IE Day dovrebbe essere proprio di questo tenore: imparare a usare Internet sempre meglio per portare il messaggio dell'evangelo, sempre più numerosi, ma anche meglio coordinati, mettendo in comune le nostre rispettive competenze senza paure, gelosie, egoismi. Perché l'opera, per quanto possiamo illuderci, non è né sarà mai nostra, ma di Dio. E il nostro tassello, senza gli altri, resterà una singola parte dell'intarsio. Bella, preziosa, ma meno efficace di quanto potrebbe essere.

Abbiamo già diviso abbastanza, in questi ultimi secoli. O no?

pj@evangelici.net

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