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Feste e misure

Editoriale del 2/1/2006, 14:06

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Si notava una tendenza preoccupante, in queste feste di fine anno: la tendenza all'eccesso. Non all'eccesso di zelo, né all'eccesso di preghiera, o di digiuno, o di beneficenza, e nemmeno di servizio cristiano a chi ha bisogno: una tendenza all'eccesso nel significato più materiale del termine.

«Siete in questo mondo ma non siete di questo mondo» è una delle citazioni bibliche più popolari. La cosa singolare è che spesso ci si limita a condannare la forma, guardandosi bene dal fare lo stesso con la sostanza. Se è vero che a natale hanno buon gioco gli anatemi nei confronti della poca spiritualità di chi si occupa di alberi, presepi, luci o decorazioni (o addirittura a chi parla di "natale" tout court), capodanno si è sempre salvato da ogni condanna: è una festa che in nessun modo si può ascrivere a spiritual-religiosa, e quindi non ha, almeno apparentemente, implicazioni dottrinali. Questo, ovviamente, a un'analisi superficiale, perché oggi come oggi l'idolatria più pericolosa non sta negli ambienti religiosi secolarizzati, ma proprio in quella società che insegna ai ragazzi l'arrivismo e alle ragazze il velinismo, che insegna a venerare il soldo, purché cospicuo, che spinge a rendere il culto a personaggi con poca o senza nessuna arte, il cui raro pregio è avere un buon agente, capace di capire che per provocare l'invidia di chi non ha valori basta spingere il nullismo del proprio protetto, farcendolo di immagine, di comparsate televisive e di apparizioni sui giornali scandalistici.

Capodanno pare quindi vivere in una sorta di zona franca. L'alibi della vulgata spiega che è "un'occasione": l'occasione di stare insieme, dato che comunque tutti avrebbero fatto "qualcosa per aspettare mezzanotte". Aspettare cosa, non viene ben spiegato: e non sarebbe peraltro facile, dato che si tratta di aspettare lo scoccare di un orario convenzionale (mezzanotte) per festeggiare l'inizio di un nuovo ciclo (l'anno legale) altrettanto privo di confini reali. Non esiste una motivazione naturale o almeno logica per la quale il giorno cominci a mezzanotte. E non esiste altro evento meramente legale, come il capodanno, che venga festeggiato con tanta enfasi. Insomma, si tratta di una festa meramente virtuale.

Come sempre non ci sarebbe nulla di male nel cogliere le occasioni per stare insieme: anzi, sarebbe bello poterlo fare più spesso. Il problema è l'eccesso. L'eccesso che spinge a sentirsi obbligati nei confronti di un "festeggiamento" che non può finire prima delle due, delle tre, delle quattro; un "festeggiamento" che porta a tirare tardi nelle maniere più stanche e spesso inutili, provati dalla fatica, dal sonno, tentati da dialoghi banali e spesso senza concretezza, se non peggio.

Con uno strascico: all'alba del 2006, molti culti domenicali sono stati spostati dalla consueta collocazione mattutina al pomeriggio, alla sera, o annullati. "Inutile fare gli eroi", ha detto qualcuno. Vero, lasciamo gli eroismi a coloro che sanno cosa significa rischiare la vita per lodare Dio insieme ai propri fratelli. Andare "in chiesa" se non si desidera farlo non ha senso.

Il "rinvio di capodanno" è stata presentata come una scelta di praticità, ma forse c'è di mezzo anche una questione di priorità: stiamo preferendo una festa laica - passata con i fratelli, chiaramente - a una festa cristiana, quale ogni culto dovrebbe essere. Meglio un veglione di una riunione.

Negli USA, in occasione delle finali del Superbowl (un evento che, per interesse, potremmo paragonare alla finale di Champions League quando gioca una squadra del nostro Paese) i culti vengono sospesi o rimandati. In Germania le chiese luterane si stanno organizzando per i mondiali del 2006 in modo da offrire ai credenti la possibilità di vedere la partita su megaschermi, direttamente nei locali di culto.

Suona assurdo? Forse in passato potevamo scandalizzarci. Ma se rimandiamo il culto per un festeggiamento che di cristiano non ha niente, possiamo farlo anche per altre incombenze. Oggi abbiamo accettato pacificamente che altri interessi possano avere la priorità. Domani, se la Nazionale giocherà all'ora della riunione un incontro di rilievo, a un'eventuale proposta di rimandare il culto o sospenderlo non potremo che assentire.
«Con il metro con il quale misurate, sarà misurato a voi», ci verrà detto. A volersi tagliare l'abito senza consultare il Sarto, a volte si rischia di sbagliare le misure.

pj@evangelici.net

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