L'intellettuale integralista

Editoriale del 13/7/2005

Navigando nel grande calderone di Internet ci si imbatte nei contenuti più disparati. E, a volte, disperati.
Un sito, in particolare, poteva destare interesse in questi giorni. Un sito personale, di quelli che permettono a chiunque di raccontarsi alla platea telematica e di esprimere liberamente le proprie opinioni, per quanto con la certezza che pochi avranno la ventura e la pazienza di soffermarcisi. Il sito di cui parliamo è uno di questi, di uno studente universitario di 32 anni: uno dei tanti intellettuali ben imbibiti di quella filosofia, che - almeno per come viene insegnata nelle scuole italiane - pare abbia avuto nei secoli come scopo principale l'instillare dubbi sulla fede, anziché spiegare la realtà.

È in questo contesto che il giovane autore del sito scrive, tra l'altro: «risulta chiaro che, man mano che la scienza avanza, le presunte "Sacre Scritture" arretrano e colano a picco. Ed è naturale capire perché sia così: si manifesta un fenomeno sconosciuto, l'uomo con tutte le sue paure gli attribuisce una spiegazione sovrannaturale, quindi arriva lo scienziato ("il guastafeste") che rende conto dei meccanismi che regolano quel fenomeno, e il dogma scritturale non regge più. Nel momento in cui si comprende perché avvengono le cose, la credenza scritturale risulta, non solo errata, ma superflua».

Certo dell'inattaccabilità di questo suo sistema di pensiero, discetta: «... base di partenza di ogni ragionamento che coinvolga il concetto di "verità" è la conoscenza del metodo scientifico e dei princìpi di logica matematica; non credo che ci sia nulla di che vantarsi nell'avere fede, anzi ritengo che ciò sia un limite, come la storia ha sempre mostrato, rispetto a chi sposa un modo scientifico d'indagare; chi ha fede semplicemente decide di credere in una cosa piuttosto che in un'altra senza uno straccio di prova, vale a dire senza il minimo supporto dell'evidenza che dia il nesso di causa-effetto».

Coerentemente conclude il ragionamento: «In quest'ottica, chi ha fede parte "svantaggiato", "handicappato", rispetto a chi valuta attentamente ciò che succede intorno a lui. Oh, finalmente diciamole le cose!!».

Tanta scientifica acredine viene giustificata - immancabilmente - da un trauma infantile, in questo caso di stampo religioso: «io sono una vittima - così scrive l'autore - dei cristiani evangelici pentecostali con cui sono stato costretto a crescere e che hanno devastato la mia adolescenza e la mia vita, e voglio lasciare almeno questa mia testimonianza». La colpa, ovviamente, non è mai propria.

Il percorso filosofico di liberazione lo porta a porre e porsi dubbi, fino a raggiungere una posizione tra l'agnostico e il sincretista: «penso piuttosto che dietro ogni cosa ci sia lo zampino di un'Intelligenza Superiore, di cui però ignoro le intenzioni (ammesso che ne abbia!)».

Una riflessione tra tante di cui parla la Bibbia quando afferma che lo stolto dice: "Dio non esiste". Con una particolarità però: il suo autore, uno studente universitario a Bologna, nel pomeriggio di lunedì 11 luglio ha sparato otto colpi contro un suo compagno di corso, uccidendolo. «Gli volevo bene, non volevo farlo», ha dichiarato alla Polizia.

Forse media in cerca di sensazionalismi e psicologi buonisti ricameranno sulla responsabilità che l'omicida ha attribuito alla chiesa frequentata da adolescente: in fondo suona come un recente alibi, visti i fatti che sono seguiti.
Magari ne seguirà qualche servizio di colore sulle chiese evangeliche, probabilmente impreciso e tagliato in maniera da destare scandalo ai benpensanti; forse qualcuno si spingerà a invocare una nuova Buffarini-Guidi: un capro espiatorio fa sempre comodo, e un caso come questo può giocare a favore delle nuove restrizioni sulla libertà di fede, in discussione in Parlamento.

Nel baillamme verrà stemperata ma non cambierà la sostanza di quelle frasi da intellettuale integralista. Siamo di fronte a un paradosso: il pensiero debole e il razionalismo, nati per combattere i fondamentalismi, nelle menti deboli diventano a loro volta fondamentalismo del nulla, odio gratuito che dalla potenza può scatenarsi in azione. Un integralismo sottotraccia, che agli occhi di una società superficiale non sembra tanto un male, quanto la possibile soluzione. Un'intolleranza senza nemici né obiettivi, e per questo ancora più pericolosa.

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