Studi Biblici di David Pawson
GENESI
5° Convegno
Pastorale a Rimini - 1991
GENESI
Sono stato invitato di nuovo in Italia per trattare un argomento abbastanza insolito: i primi tre capitoli del libro della Genesi. Sono felice di poterlo fare, ma è probabile che il nostro studio finisca prima dei tre giorni che abbiamo a disposizione. Può darsi, perciò, che ci resti il tempo d'affrontare anche qualche altro argomento abbastanza importante.
I primi tre capitoli della Bibbia, insieme con gli ultimi, sono oggetto di grandi controversie. Satana odia particolarmente quei testi, perché nei primi è descritto il modo in cui egli ha avuto il dominio della terra e negli ultimi come sarà cacciato da essa. Lui però non vuole che siamo coscienti né dell'uno né dell'altro fatto, per cui, se può, cerca sempre d'ostacolarne l'insegnamento.
Alcuni mesi or sono incisi una serie di nastri sul libro dell'Apocalisse, uno di questi sul capitolo ventesimo. In quel capitolo è descritto Satana legato e gettato nello stagno di fuoco dove sarà tormentato eternamente giorno e notte. Satana odia parlare della sua sconfitta, ed è interessante osservare che, molte volte, i nastri di questo studio, spediti perfetti, arrivavano a destinazione stranamente rovinati. Una famiglia che li stava ascoltando, s'accorse che, dal punto in cui io parlavo della caduta di Satana in poi, una voce demoniaca s'era imposta sulla mia; si potevano sentire in sottofondo le mie parole ma non si riusciva a capire ciò che dicevo. Coloro che ascoltavano quelle registrazioni, immaginando l'accaduto, decisero di farlo udire anche al loro pastore; ma quando lui arrivò, misteriosamente, non c'era più niente. Da quel punto in poi il nastro era totalmente cancellato, né la mia voce né l'altra si sentiva ormai più. In seguito ho scoperto che tutto ciò è successo a molte altre copie di questi nastri.
Grazie a Dio, però, esiste un tecnico di registrazione migliore di Satana; io lo sperimentai un giorno mentre stavo completando una serie di videocassette sui primi tre capitoli di Genesi. Per l'occasione fu noleggiato uno studio televisivo per un giorno intero, e siccome era molto caro, prima d'iniziare a lavorare noi pregammo il Signore per tutte le apparecchiature ed imponemmo le mani anche sulle telecamere. L'ingegnere che doveva eseguire la registrazione rideva e pensava che noi fossimo pazzi, ma, invece, sapevamo bene cosa stavamo facendo. Così iniziammo, e con il primo studio tutto andò bene; ma il secondo però non procedé altrettanto bene, io ebbi dei vuoti di memoria ed il risultato finale non fu all'altezza del precedente. In quel momento non sapevamo ancora se il tempo a nostra disposizione fosse stato sufficiente per registrarlo di nuovo, per questo l'intenzione era di proseguire. Naturalmente ci proponevamo ritornarvi sopra, possibilmente, una volta finite le registrazioni. Alla fine del lavoro ci accorgemmo che restavano ancora quarantacinque minuti da poter utilizzare; così noi ripetemmo la registrazione del secondo nastro. Questa volta andò bene, e fummo soddisfatti giacché finimmo proprio all'ora giusta.
All'improvviso, però, l'ingegnere impallidì, e ci spiegò che avevamo solo perso tempo, poiché lui aveva riusato per questa registrazione la stessa cassetta già usata in precedenza. L'ingegnere non si ricordò che aveva tolto la linguetta di protezione per impedire cancellazioni accidentali, per cui quel nastro avrebbe dovuto contenere ancora lo studio fatto la prima volta. A questo punto decidemmo di vedere se fosse poi tanto male, e con gran sorpresa notammo che il nastro conteneva l'ultima registrazione, vale a dire quella che non doveva esserci. L'ingegnere non sapeva rendersi conto di come poteva essere accaduto, ma noi si. Dio stesso incise quel nastro, prese voce ed immagini dalla telecamera e le registrò, anche se l'apparecchiatura non poteva farlo. Chi di voi avesse occasione di vedere queste registrazioni, sappia che si tratta di un miracolo. Satana, in ogni caso, non vuole che s'insegnino queste cose, perché secondo lui, le persone non devono sapere la verità, specialmente su come ha ingannato la razza umana. Il nostro non sarà uno studio accademico, perché quando ci accostiamo a questi argomenti ingaggiamo un vero e proprio combattimento spirituale ed intellettuale. I primi tre capitoli di Genesi fanno sorgere più domande di qualsiasi altra parte della Bibbia; tra le quali, le più frequenti sono queste: Dio chi l'ha creato? Oppure: l'universo è stato creato in sei giorni letterali o in quattro miliardi d'anni? Od anche: Caino dove ha trovato moglie? A questa domanda un mio amico è solito rispondere: "A te cosa importa delle mogli degli altri?" Che è una risposta abbastanza carina.
Tra queste la domanda più importante è senz'altro quella sull'evoluzione, e sono in molti a porsela, perfino due scimmie in uno zoo erano di fronte allo stesso interrogativo quando una di loro chiese all'altra: "Io sono forse il fratello del mio custode?" Ci sono alcune persone però che preferirebbero mettere da parte questi argomenti così controversi ed insegnare cose su cui ci sia più accordo. Altri, invece, affermano che non ha importanza come abbia avuto origine l'universo, e che sarebbe più utile parlare d'argomenti attuali come: la disoccupazione, l'inflazione o l'ecologia. Secondo loro questi sarebbero i veri temi odierni; perché mai dovremmo perdere tempo sui primi tre capitoli della Genesi? Io, invece, sono convinto che le prime pagine della Bibbia siano importantissime per comprendere i problemi contemporanei. Lo credo per due motivi: il primo è che il passato è una chiave per comprendere il presente. La nostra origine spiega perché oggi noi siamo così. Sapete io sono inglese, e questo fa capire molte cose di me; io vengo da là e quindi sono così. Voi venite da molte parti d'Italia, alcuni dalla Sicilia, altri dalla Sardegna; e questo naturalmente influisce su di voi. La nostra provenienza spiega chi siamo.
Ai nostri bambini nelle scuole è insegnato che noi discendiamo dalle scimmie; in altre parole siamo venuti dalla giungla. Insegnando queste cose, ad un bambino, per dieci anni, alla fine non possiamo incolparlo se si comporta come un animale quando ha finito gli studi. E' molto importante sapere da dove veniamo, ed è il libro della Genesi che spiega il nostro passato e, quindi, anche il presente. Ciò che siamo è il risultato di tutto ciò che eravamo. Quando qualcuno si presenta al colloquio per un posto di lavoro, innanzi tutto gli chiedono dove ha lavorato in precedenza, per capire come poterlo usare al presente. E' molto importante che anche noi ci chiediamo perché siamo qui, perché l'universo esiste e perché noi vi siamo dentro; ciò ci darà comprensione sul perché della vita stessa. Il secondo motivo è che Il passato non è solo la chiave per capire il presente, ma anche il futuro, perché la nostra provenienza indica anche dove stiamo andando. Fisicamente veniamo dalla polvere, e fisicamente ci ritorneremo; dalla polvere siamo venuti ed alla polvere stiamo andando. Non è tutto qui, c'è qualcosa per cui ci possiamo veramente rallegrare; avete mai notato la somiglianza tra i primi e gli ultimi capitoli della Bibbia? Mentre i primi due ci presentano il mondo così come Dio l'aveva preparato, ed il terzo spiega perché oggi è così come lo conosciamo, gli ultimi ci parlano di nuovi cieli e nuova terra. Sì Dio riporterà il cielo e la terra alla loro condizione originale. I cristiani sono i soli a conoscere queste cose, per questo non temono per l'ambiente; sono preoccupati perché l'umanità sta venendo meno all'ordine divino di custodire la terra, ma non c'è panico fra loro. Il movimento dei verdi, invece, è d'opinione diversa, perché sono convinti che questo pianeta è l'unico che abbiamo per vivere. A noi, però, è stato rivelato che ci sarà una nuova terra; il Dio che ha fatto questa ne formerà anche un'altra, e questo cambia la nostra prospettiva sul futuro. Quello in cui viviamo non è certo un mondo ideale, ma una volta lo era, e possiamo essere certi che lo sarà di nuovo. Sulla terra vi sarà ancora un mondo buono, è per questo che l'inizio e la fine della Bibbia sono strettamente collegati.
Quello che noi faremo sarà anche uno studio molto pratico, toccherà ad esempio anche il problema, ormai rilevante, del divorzio e rimatrimonio. L'Inghilterra, purtroppo, ha il primato europeo dei divorzi, e quindi anche nelle nostre chiese sono in crescente aumento, per cui molti pastori mi chiedono spesso consigli su come trattare questi casi. Gesù e Paolo si trovarono nella stessa situazione, e per loro la risposta era ovvia: dovevano riferirsi sempre al secondo capitolo di Genesi, perché lì il piano iniziale di Dio era molto chiaro. Da questo vediamo come anche le domande più pratiche ed attuali ci riportano all'inizio, ed ancora una volta il passato ritorna ad essere la chiave per il presente ed il futuro.
GENESI 1:1
Avviciniamoci ora al primo versetto della Bibbia, considerando solo le parole: " nel principio Dio " ebbene, solo in queste tre parole è nascosta un'enorme sfida alla nostra fede. La Bibbia capovolge totalmente il modo umano di pensare, l'uomo infatti inizia con il constatare che esiste un universo per poi chiedersi se esista un Creatore; e la sua domanda lo porterà inevitabilmente a considerarlo o come opera di Dio o di forze naturali. La Bibbia, invece, inizia proprio al contrario: ci presenta Dio ed in lui spiega l'esistenza dell'universo; quindi l'esatto opposto. Queste prime tre parole sembrano affermare che è necessario prendere come fatto acquisito l'esistenza di Dio. La Bibbia non tenta mai di provare che Dio esiste, perché è uno sbaglio tentare di farlo. Tutti coloro che ci hanno provato hanno scoperto di non poter convincere nessuno in questo modo; per questo ci chiama ad un passo di fede fin dall'inizio. C'è un versetto nell'epistola "Agli Ebrei" che dice: " colui che s'accosta a Dio deve credere che egli è ". Questo è il primo passo! Non troveremo mai nessuno scrittore biblico intento a dimostrare l'esistenza di Dio, ma, al contrario, la Bibbia inizia da Dio per poi spiegare il resto; e ciò è molto importante. Il brano dell'epistola agli Ebrei, continua anche con l'invito ad un secondo passo di fede, affermando che: "Egli ricompensa quelli che lo cercano". Questi sono i due fatti fondamentali: Dio esiste e vuole essere conosciuto; ed egli può esserlo perché si è fatto riconoscere agendo e parlando nel mondo, nel tempo e nello spazio. Noi viviamo nel tempo e nello spazio, per cui ci è molto difficile capire qualcosa che esista al di fuori di queste dimensioni. Noi non comprendiamo l'eternità, possiamo immaginare solo ciò che esiste nel tempo; lasciate che ve lo dimostri. La mente umana non riesce ad immaginare cosa vi sia oltre l'universo; oggi noi sappiamo che il nostro cosmo è come una gran palla che si sta espandendo, ma oltre questa gran palla cosa c'è? E' stato riscontrato che la luce d'alcune stelle, quando arriva al limite dell'universo, è riflessa come da uno specchio, per cui noi vediamo astri che in realtà non sono altro che riflessioni dal confine dello spazio. Di là dall'universo non c'è niente, nemmeno lo spazio dove può propagarsi la luce delle stelle. In quanti possiamo comprendere cosa sia il niente? Capite cosa voglio dire? Le nostre piccole menti riescono solo ad immaginare le cose all'interno del tempo e dello spazio; per questo le scritture raccontano solo ciò che Dio fa nella nostra dimensione.
Le prime parole della Bibbia sono: " nel principio", quindi, all'inizio del tempo e dello spazio Dio creò i cieli e la terra. Da quel momento in poi tutto ciò che è narrato sono avvenimenti che si svolgono entro queste dimensioni, poiché non potremmo capire niente altro. Io sono molto grato a Dio perché si è fatto conoscere in modo che io possa capirlo. La Bibbia parla del mondo nel quale noi viviamo, questo mondo fatto di tempo e spazio, usando parole temporali come " nel principio", e parole spaziali, come " i cieli e la terra ". Dio ha a che fare con tempo e spazio per cui la Bibbia è anche un libro di storia, di fatti e avvenimenti, e confrontandolo con gli scritti d'altre religioni notiamo subito questa differenza. Se avete letto il Corano, certamente vi siete accorti che è molto difficile da leggere, è pieno d'idee e di pensieri, ma in esso non vi è narrato nessun avvenimento, non c'è nessuna storia; esso indica soltanto come credere e come comportarsi al di fuori di un ambiente storico. Le scritture Veda sono uguali al Corano, per cui la Bibbia è l'unica ad essere anche storica. A scuola odiavo la storia, penso che ciò fosse dovuto al nostro pessimo insegnante; forse era una scusa, ma non faceva che parlare di re, regine, carte e battaglie. Da quando sono un cristiano, invece, la storia per me è diventata affascinante perché, nella Bibbia, essa racconta l'intervento di Dio nel tempo e nello spazio. Non si tratta d'interventi effettuati solo per mezzo d'uomini e donne, ma anche suoi personali, e ciò rende il tutto molto interessante. Questo libro è anche totalmente diverso dai soliti testi di storia perché inizia prima e finisce più tardi d'ogni altro, giacché incomincia dall'inizio e termina alla fine dei tempi.
Nessun altro storico, oltre Dio, avrebbe potuto fare ciò, per l'ovvia ragione che non esistono documenti né dell'inizio né della fine. Nessun uomo ha visto nascere l'universo, così come nessuno ha assistito alla fine del mondo per poterla descrivere. La Bibbia, perciò, è l'unico testo di storia veramente completo che potrà mai essere acquistato. E' possibile, però, essere certi che la Bibbia è verità, e non si tratta solo speculazione umana? E' possibile confutare gli studiosi che affermano che i primi capitoli della Genesi sono solo miti e tradizioni?
A questo proposito possiamo fare una considerazione: abbiamo visto che nessuno storico sarebbe stato in grado scrivere la Bibbia, quindi non può che essere opera di Dio. Dio c'era all'inizio e ci sarà alla fine, ed è a conoscenza sia del passato sia del futuro, per cui già dai primi passi di Genesi è presentato un tipo particolare di storia chiamata "storia profetica". Tale tipo di storia può essere scritto soltanto da Dio. Gli esseri umani non sono in grado di sapere ciò che Dio solo conosce, ma se egli parla loro per mezzo d'alcuni uomini, allora diventa possibile. Può considerarsi profezia solo ciò che Dio rivela, e questo è sempre stato un miracolo, fin dall'inizio. E' chiaro quindi che la prima frase della Bibbia non può che essere profezia. La profezia, più nota sotto forma di predizione del futuro, la troviamo presente nella Bibbia addirittura nel ventiquattro per cento dei suoi versetti. In tutto esistono settecentotrentacinque predizioni bibliche, alcune d'esse vi si trovano scritte solo una volta, mentre altre sono ripetute molto spesso, in un caso ben trecentodiciotto volte. Ai giorni nostri, di questi settecentotrentacinque avvenimenti, se ne sono già avverati cinquecentonovantasei, quindi, circa l'ottantuno per cento. Tutto ciò, però, non significa che la Bibbia è accurata all'ottantuno per cento, ma è così soltanto perché quel che resta ha che fare esclusivamente con la fine del mondo.
Ovviamente, se tutti quegli avvenimenti si fossero già avverati, noi adesso non saremmo qui a parlarne. Dobbiamo in ogni caso riconoscere, che tutte le cose che dovevano accadere fino ad oggi siano puntualmente avvenute; cinquecentonovantasei profezie si sono avverate. Ne restano ormai poche prima che Gesù ritorni sulla terra, in tutto meno del venti per cento. Nei casi appena descritti si tratta di storia scritta prima che accada, e che io definisco "profezia in avanti", ma nei primi tre capitoli di Genesi si tratta di "profezia all'indietro". In essa Dio racconta fatti già accaduti che nessuno poteva sapere.
Tutto questo però non può assolutamente essere né provato né confutato, o lo s'accetta per fede o lo scarta come un qualunque ammasso di bugie, non esiste nessun'altra scelta. La scienza non ha nessuno strumento che le permette d'appurare se l'affermazione: "Nel principio Dio creò cieli e terra" sia vera o falsa, in questo campo può operare soltanto la fede. Ciò non significa certo che la fede è cieca. Tutt'altro: poiché quando all'università mi sono trovato ad affrontare alcuni problemi di scienza e di scrittura, ho notato che anche ogni conquista scientifica ha come base un autentico passo di fede. Nel metodo scientifico, si deve prima di tutto formulare un'ipotesi, credere in essa, e verificarla poi sperimentalmente nei fatti; dopo potrà essere presentata come scoperta scientifica. Questo è né più né meno ciò che richiede da noi la Bibbia. Noi dobbiamo accettare come fatto l'esistenza di Dio, e poi verificare se tutto quanto è spiegabile in quest'ipotesi. Con ciò la fede diventa ragionevole perché è ragionevole; e ci chiede proprio di essere scientifici.
FILOSOFIE
Ciò che ho appena descritto potrebbe essere anche definito come un sistema di pensiero o filosofia. Moltissimi uomini hanno una loro particolare filosofia sul perché siamo qui, su com'è iniziata, o su cosa è la vita. Noi stiamo vivendo in una Babele d'idee, che ci sono continuamente illustrate dai mass media, e anche se la Bibbia le contraddice tutte, penso ugualmente che sia il caso di spiegarne qualcuna.
Il primo versetto del primo capitolo di Genesi afferma che Dio è creatore per cui la filosofia degli atei è fuori luogo. L'ateismo contraddice in pieno la Bibbia affermando che non esiste Dio, e questo ci pone di fronte alla scelta se credere all'uno o all'altro, poiché è impossibile per una mente sana prestare fede entrambe le cose.
L'agnosticismo, invece, che è molto comune, afferma che non si può sapere se ci sia un Dio, ed anche questo è contraddetto dalla prima frase della Bibbia. E' chiaro, a questo punto, che si può essere agnostici oppure credere alla Bibbia, ma, ovviamente, non potremo mai essere entrambe le cose contemporaneamente. Quindi, già nella sua prima frase, la Bibbia ha contraddetto sia l'ateismo sia l'agnosticismo.
Un'altra filosofia-religione molto popolare oggi è il panteismo, essa afferma che ogni aspetto della realtà è divino: in altre parole, un uomo è Dio, una pianta è Dio, il mare è Dio, tutto è parte di Dio. La prima frase della Bibbia, però, contraddice anche questa; tutto è stato creato da Dio, ma non è Dio. Il panteismo è sempre più popolare, specialmente attraverso il movimento dei verdi, la cui gran preoccupazione per l'ambiente li porta a adorare la dea "madre terra", o "madre natura" e li spinge al femminismo, perché la terra è sempre stata una figura femminile, e tutte le pratiche della fertilità, di cui ci parla anche l'antico testamento, erano rivolte a dee. La Bibbia ricorda che anche il panteismo è sbagliato; poiché Dio ha creato tutto, ma è distinto dalla sua creazione.
L'esistenzialismo, un'altra corrente filosofica dei nostri giorni, afferma che Dio è la propria esperienza religiosa. Un giorno, chiesi ad uno studente universitario se credeva in Dio, ed egli mi rispose: "Certo che ci credo!". Sapendo però, che non era più sufficiente porre la domanda semplicemente in questi termini, gli chiesi anche cosa significava per lui la parola "Dio". La risposta che mi diede fu questa: "Dio è la mia esperienza religiosa; il mio sentimento religioso". Da ciò dedussi che se una persona non avesse sentimenti religiosi, per lei Dio non esisterebbe. Chiesi se fosse questo che pensava, e mi rispose di si. Allora, supponendo che sulla terra non ci fossero persone con sentimenti religiosi, non ci sarebbe neanche Dio? Questo era il suo credo, ma la prima frase della Bibbia afferma che Dio esisteva già, prima che qualcuno avesse un qualsiasi sentimento religioso, per cui anche l'esistenzialismo è negato. L'umanesimo afferma che l'uomo è Dio, che ormai è cresciuto ed è diventato adulto, quindi ora è il proprio creatore. Dio è morto, gli dei d'oggi sono la "razza superiore"; questo pensava Nietzsche, un filosofo che influì moltissimo su Hitler. Un giorno fui invitato da un'università per un dibattito: io dovevo parlare del cristianesimo, mentre un professore ebreo ateo doveva illustrare l'umanesimo. Lui parlò per primo: era un uomo brillante ed intelligentissimo. Arrivato però alla fine, terminò il suo discorso così: "Io credo nell'uomo, l'uomo può e deve risolvere tutti i suoi problemi, e se non può allora Dio ci aiuti". Tutto l'uditorio si mise a ridere perché non s'era reso conto di ciò che aveva detto, per cui, io centrai il tema del mio discorso sulle sue ultime tre parole: "Dio ci aiuti!". Io non vinsi, ma lui perse il suo dibattito, le sue parole: "Che Dio ce la mandi buona!" furono come quelle dell'uomo che disse: "Io sono ateo grazie a Dio!".
Un'altra filosofia contemporanea è Il materialismo, secondo cui solo la materia sarebbe reale, quindi solo il mondo fisico, ed anche questo è contraddetto dalle tre parole che stiamo esaminando. "Nel principio Dio", non menziona la materia ma Dio soltanto.
Il misticismo, invece, afferma che solo lo spirito è reale; ma noi crediamo che sia il fisico sia lo spirituale siano veri, perché Dio è spirito, ed ha creato sia il mondo materiale sia lo spirituale.
C'è poi il monismo, specialmente dietro il movimento New Age, secondo il quale la mente e la materia sono un'unica cosa; per loro esiste solo una realtà, e tutto fa parte d'essa, per cui è molto simile al panteismo. Monismo significa, infatti "una sola realtà", ma Genesi afferma che ci sono due realtà: Dio, la realtà eterna, ed il nostro universo, la realtà temporale, che non sono un'unica cosa.
Il razionalismo, invece, sostiene che Dio è la ragione, la Bibbia ci presenta però un Dio che ragiona. C'è ancora molto animismo nel mondo d'oggi, e secondo i suoi insegnamenti noi siamo governati da gran quantità di spiriti; ci sono gli spiriti degli alberi, dei mari, dei venti, eccetera, quindi non un solo Dio ma molti spiriti che regnano sul mondo, ma la Bibbia ci parla di un unico Dio.
C'è anche il politeismo, che significa molti dei. Gli indù hanno ben trenta milioni di dei, per questo la loro fede è molto complicata, ma anche il politeismo è negato dalla prima frase di Genesi.
Il dualismo, una volta molto comune, afferma che ci sono due dei, uno buono e l'altro cattivo, ed ho paura che anche alcuni cristiani cadano in quest'errore, elevando il Diavolo quasi allo stato di divinità. Il Diavolo è una creatura, e Genesi tale lo considera, per cui non deve essere trattato come un dio. Per il Creatore, Satana non rappresenta nessun problema, egli deve chiedere il permesso a Dio prima di poter toccare un essere umano. Lui, come noi, è soggetto alle limitazioni proprie di tutte le creature, infatti, può essere presente solo in un posto per volta. Egli non conosce tutto e nemmeno può essere ovunque, anche se può avere agenti dappertutto. Non so dove sia stasera, ma se è qui, significa che questo è un incontro abbastanza importante, perché per noi dovrà rinunciare a qualsiasi altro appuntamento. Forse noi ci troviamo a lottare contro Satana e i suoi agenti, ma per Dio non costituiscono nessuna minaccia; quindi anche il dualismo non è verità, Infatti la Bibbia afferma che c'è un solo Dio, non due in lotta tra loro.
Per ultimo vorrei parlare del deismo, poiché è forse la filosofia-religione più pericolosa per i cristiani, giacché afferma che Dio, pur essendo il Creatore, non è in grado di controllare ciò che ha fatto. Loro insegnano che Dio ha creato l'universo come fosse un orologio; gli ha dato la carica iniziale ed ora non può più intervenire su di esso. Secondo i deisti, il creato va avanti per inerzia, per mezzo delle leggi che lo governano, perciò i miracoli non possono accadere e l'unico scopo della preghiera può essere solo la meditazione. Ciò che la Bibbia ci presenta, invece, è il teismo, ed afferma che Dio ha creato l'universo ed ora può anche controllarlo come e quando vuole, lui è al di fuori del tempo e dello spazio, ma è capace di agire al loro interno per far accadere ciò che vuole quando lo desidera. Da quanto abbiamo detto finora, si può costatare che già la prima frase della Bibbia esclude categoricamente tutte queste filosofie. Penso che sia molto importante far chiarezza su questo punto nella mente delle persone, perché così possano evitare pericolose confusioni.
IL CREATORE
In effetti, il primo capitolo di Genesi, più che presentarci la creazione, ci mostra il Creatore. La parola Dio vi è contenuta ben trentacinque volte, e possiamo leggerlo non tanto per imparare qualcosa sul mondo, quanto per apprendere qualcosa sul Dio che l'ha creato. Forse la scienza può dire cose nuove sul nostro universo, ma è solo la scrittura che ci parla del creatore, ed a questo proposito voglio elencare i tredici aspetti di Dio che sono mostrati in questo capitolo:
1) Dio non è una creatura, ma il Creatore. Questo è molto importante; Dio è distinto da ciò che crea fin dal principio. Nessun uomo deve adorare una creatura ma solo il Creatore. Per questo le immagini sono vietate, perché non appena si cerca di raffigurare Dio, inevitabilmente lo si rende simile ad una creatura, e ciò è idolatria. Si diventa idolatri quando si dà a qualsiasi cosa creata il posto che spetta solo a Dio. Due cose Dio detesta in particolare modo: l'idolatria e l'immoralità, che sono sempre collegate tra loro, perché quando s'adora una parte del creato più del creatore stesso, è inevitabile diventare anche immorali. L'esempio più ovvio è il sesso; il sesso fa parte del creato, Dio l'ha fatto buono, ma quando questo riveste un'importanza esagerata nella vita di qualcuno, inevitabilmente diventa immorale, perché idolo 2) Dio è personale. Genesi uno afferma che Dio ha una volontà, pensa, parla, prende delle decisioni e le porta ad effetto, ha un cuore, trova piacere nelle cose che fa e gode la sua esistenza; per cui non può che essere una persona. Egli ha tutto quello che può esprimere la parola personalità: lui ha la volontà che agisce, la mente che pensa e il cuore che sente; quindi è una persona, non una cosa, e nemmeno una forza vitale che c'invade totalmente. 3) Dio è potente, basta solo che parli perché la cosa accada. Così lo presenta Genesi; infatti, dice: "Sia la luce, e la luce fu". Questo è un potere che solo Dio possiede, e siamo in grado di costatarne la potenza sia nel piccolo sia nel grande. Se pensiamo a quanta energia è liberata dalla semplice scissione di un atomo, come alla potenza necessaria per la creazione dell'intero universo, allora potremo avere un'idea di quanto Dio sia potente. 4) Dio è sovrano. Questa parola non compare nel brano in questione, ma in esso è chiaramente evocata l'immagine di un re sul trono che ordina. I primi dieci comandamenti sono contenuti in Genesi uno, infatti, qui dieci volte il Re dei cieli dà un comando. 5) Dio è creativo, ha una grande immaginazione. Nella nostra sala da pranzo c'è un disegno con tutti i pesci del Mediterraneo; oggi guardandolo pensavo a quale mente può aver prodotto tutta quella varietà. L'uomo è capace di fare milioni di cose in serie, tutte uguali. Noi non siamo creativi come lui. Dio, invece, non ha fatto nemmeno due fili d'erba uguali, nemmeno due granelli di sabbia, nemmeno due fiocchi di neve e nemmeno due nuvole non sono mai state uguali. Questo è il senso artistico di Dio; che Creatore! Deve avere un'immaginazione veramente grande per aver pensato a tutte queste cose. 6) Dio è buono, quindi fa ogni cosa buona e gli piacciono le cose buone. E' fondamentale, per la nostra comprensione di Dio, sapere che egli è buono. Avete mai notato quante volte compare la parola "buono" in Genesi uno? "Dio vide che era buono" e ciò gli piaceva. Più avanti vedremo che Dio odia tutto ciò che non è buono, in altre parole, il male. Uno dei segni della decadenza umana è che gli uomini non odiano il male; noi non ameremo mai abbastanza il bene, fino a quando non odieremo il male. Paolo, al capitolo dodici della sua lettera "Ai Romani", dice d'aborrire ciò che è male e di tenere ciò che è bene. Questo è ciò che Dio fa: lui è buono e tutto ciò che fa è buono, quindi non è responsabile del male nel mondo; ma quest'argomento lo tratteremo più tardi. 7) E' un Dio vivente. Si muove ed agisce nel tempo e nello spazio anche se ne è fuori, e questo è il significato della parola "vivente" nella Bibbia. Egli non è immobile nell'eternità, in questo caso sarebbe solo un Dio che esiste; invece, il nostro, è un Dio che agisce perché vivo. Ci sono molti concetti di Dio che lo vedono come esistente e basta, ma la Bibbia lo presenta come attivo, quindi vivente. 8) Dio è singolare. Nel primo capitolo di Genesi tutti i verbi che sono riferiti ad azioni di Dio sono al singolare, ad esempio: creò, fece, disse, sono tutti singolari, quindi Dio è uno. Per questo i cristiani sono monoteisti, perché credono che esista un solo Dio. Non solo i cristiani, ma anche gli scienziati lo credono. Essi sostengono che l'universo è governato da leggi che sono uguali dappertutto, per questo è chiamato universo e non multiverso. Questo particolare svela anche che si tratta dell'opera di una sola mente. Tutte le teorie di Einstein derivano dalla convinzione dell'esistenza di un unico Dio, quindi di un universo omogeneo, e perciò comprensibile anche a noi che ne conosciamo solo una piccolissima parte. Noi inviamo oggetti nello spazio, anche il più remoto, perché crediamo che in ogni parte d'esso siano valide le stesse leggi che abbiamo qui, e finora tutto ciò si è dimostrato molto ragionevole. 9) Dio è plurale. Nel capitolo in questione tutti i verbi appaiono al singolare, ma la parola Dio è al plurale. La parola che qui è usata per indicare Dio è "Elohim", che significa Dei. Questo è un fatto molto strano, perché nessun altro libro farebbe una tale confusione. La frase: "Nel principio gli Dei creò" ci parla di un Dio unico, che però è senz'altro più di due persone. Dico questo perché la parola usata in ebraico per indicare un dio singolo sarebbe "Elah", molto simile all'arabo "Allah" che significa anch'esso Dio al singolare. Gli ebrei, però, non l'hanno mai chiamato così, e neppure l'hanno mai chiamato "Eloha" che significa due dei, bensì "Elohim", che significa tre dei, e questo è molto interessante. Gli ebrei pensano che ciò sia dovuto all'uso del plurale majestatis, quindi l'intendono circa come un "noi" del Papa o regale, usato solitamente da chi parla anche in nome di tutti i suoi predecessori. Noi cristiani però possiamo vedere in ciò, fin dall'inizio, un accenno alla trinità e non soltanto alla regalità di Dio. In pratica è impossibile per noi spiegare la trinità, perché nel nostro mondo non ci sono paralleli da prendere ad esempio e quindi deve essere accettata per fede. Tutto ciò però è confermato anche dalla nostra esperienza, perché conoscere Gesù, per noi, significa conoscere il Padre e ricevere lo Spirito Santo. Parlare con Gesù significa parlare al Padre per mezzo dello Spirito e viceversa. Camminare nello Spirito significa sperimentare Gesù e il Padre. Gesù assicurò che quando lo Spirito sarebbe arrivato, avrebbe portato anche Padre e Figlio a dimorare con noi. Per i cristiani, quindi, esiste una conferma pratica alla trinità. Di tutto ciò non abbiamo modo di trovare paralleli sulla terra, ma, ugualmente, la Bibbia ci presenta Dio come l'unica persona che è tre in uno, e che ha creato dal nulla tutto l'universo. Detto questo, siamo ancora solo al primo versetto. 10) Dio vuole riprodursi, questo è il primo indizio che egli è Padre. Un tale una volta mi chiese perché Dio avesse creato la razza umana; gli risposi nel modo più semplice che potevo: gli ricordai che aveva già un Figlio e godeva talmente quell'unico Figlio che voleva una famiglia più grande. Per me questo è il cuore della Bibbia. Dio vuole portare molti figli alla gloria, per questo ci ha creato. La sua paternità iniziò quando disse: "Creiamo l'uomo a nostra immagine ed a nostra somiglianza" ed ecco qua, noi siamo la creatura che più s'avvicina a Dio. Per questo la Bibbia non esita ad usare degli antropomorfirsmi; infatti, parla degli occhi di Dio, del suo naso, delle narici, della bocca, delle orecchie, delle spalle, del braccio, della mano, dei piedi, del cuore, delle viscere e anche del suo seme. Secondo alcune persone questo parlare è strano, perché sanno che Dio è spirito e quindi non ha questi organi. E' giusto in ogni caso parlare come se li avesse, perché tutto quello che il nostro corpo può fare può farlo anche Dio. Noi possiamo vedere con gli occhi, ed anche Dio vede, ascoltare con le orecchie, ed anche Dio ascolta, parlare con la lingua, ed anche Dio parla. Dio respira. Egli respirò su Adamo per comunicargli la vita; quindi è giusto parlare così, perché anche noi siamo fatti come lui. Le nostre facoltà corrispondono a quelle di Dio, in ciò siamo fatti a sua immagine, è importante che lo ricordiamo sempre. Satana tentò la prima coppia dicendo: "Vi piacerebbe essere come Dio?". I due avrebbero dovuto rispondere: "Lo siamo già grazie!", Invece hanno ceduto alla tentazione, ed il mondo è quel che è. 11) Dio non è come noi. Ci sono cose che lui può fare e noi no. Ad esempio noi possiamo costruire, ma lo facciamo sempre usando materiali già esistenti. Nessuno di noi può fare qualcosa dal niente, ma Dio lo può. C'è una parola ebraica in Genesi uno che ha proprio questo significato, la parola è "barà", che noi traduciamo "creare", e descrive un'azione che può compiere soltanto Dio, perché solo lui può fare qualcosa dal niente. Nella frase "Nel principio Dio creò", è contenuta la parola "barà", ed indica proprio un'azione di questo tipo, perché l'universo non è stato fatto con qualcosa di preesistente. Gli uomini, invece, anche se stanno diventando abbastanza bravi in certi campi, vedi per esempio la manipolazione genetica, al punto di poter clonare anche degli esseri umani, non arriveranno mai al punto di essere capaci di dire: "Sia un bambino", e questo si materializzi dal nulla. Tutto questo per ricordare che Dio, anche se per alcuni aspetti è simile a noi, in realtà non è come noi, infatti, quando s'afferma che Dio ci somiglia, viene spontaneo chiedersi a chi assomigli. 12) Dio è un comunicatore, mette i suoi pensieri in parole. Leggendo i primi versetti di Genesi, si nota che quando Dio inizia a parlare la terra era già creata. A questo punto però viene da chiedersi con chi stesse parlando quando disse: "Sia la luce!". Forse stava parlando da solo? Gridava nello spazio? Stava pensando ad alta voce? Genesi afferma che a quel punto tutta la terra era ancora coperta dall'acqua, (infatti, ancora oggi si trovano conchiglie perfino sulle montagne più alte) per cui non poteva esserci nessuna creatura ad ascoltarlo. C'era qualcuno, però, che aleggiava sulla superficie delle acque; era lo Spirito Santo. Era lui che metteva in pratica gli ordini di Dio, permettendo così che i comandamenti del Re del cielo s'adempissero in terra. E' ancora per mezzo dello Spirito Santo che il Regno dei cieli un giorno sarà stabilito qui da noi. Il Re nel cielo parla e lo Spirito Santo ubbidisce sulla terra. Come facciamo anche noi, che ubbidiamo a Dio, quando siamo pieni di Spirito Santo. Il motivo per il quale questa terra non è un posto molto bello, è perché le persone disubbidiscono a Dio. In ogni caso Dio è un comunicatore, parla a chi vuole ascoltarlo e la sua parola in loro diventa azione. Se Dio non fosse un comunicatore, non ci avrebbe fatto conoscere tutto questo, e noi non sapremmo mai cos'è accaduto nel principio.
Questa è la mia traduzione dall'ebraico di Genesi uno.
Molto tempo fa, prima che esistesse qualsiasi cosa, il Dio che era sempre stato portò l'intero universo ad essere, creando tutto lo spazio esterno ed il pianeta terra.
Dapprima la terra era solo un ammasso di materia fluida non abitabile, ed, infatti, non abitata. Era coperta dalle tenebre ed avvolta dall'acqua, ma lo Spirito di Dio stava aleggiando sulla superficie delle acque. Allora Dio comandò alla luce d'esistere, ed essa fu. Questa sembrava una cosa giusta a Dio, che così decise d'alternare la luce con le tenebre attribuendogli nomi diversi: giorno e notte. Così le tenebre originali e la nuova luce furono la sera e la mattina del primo giorno di lavoro di Dio.
Poi Dio parlò di nuovo e disse: "Che ci siano due riserve d'acqua con una distesa fra l'una e l'altra", e così separò le acque della superficie dall'umidità dell'atmosfera. Ecco come il cielo, questo, infatti, fu il nome che Dio gli diede, esistette. Questo completò il suo secondo giorno di lavoro.
La prossima cosa che Dio disse fu; "che la superficie delle acque sia concentrata in una sola zona, così che ci possa essere anche l'asciutto", ed infatti accadde proprio così. Da allora in poi Dio chiamò il mare e la terra in modo distinto l'uno dall'altra. A Dio piacque quello che vide, ed aggiunse: "Ed ora che la terra faccia nascere della vegetazione; delle piante con del seme e degli alberi con del frutto, tutti capaci di riprodursi". Così apparve ogni tipo di pianta e d'albero, ognuno capace di propagare la propria specie. Tutto rientrava esattamente nel piano di Dio; Così il suo terzo giorno di lavoro fu completato.
Poi Dio dichiarò: "Che diverse fonti di luce appaiano nel cielo, esse distingueranno i giorni dalle notti e renderanno possibile misurare le stagioni, giorni speciali ed anni; anche se il loro scopo principale sarà quello di provvedere l'illuminazione". Così fu proprio come disse; le due luci più forti le chiamò sole, il più grande che dominava il cielo, e luna la più piccola che dominava nella notte circondata dalle stelle lucenti. Dio le mise tutte lì per illuminare la terra, per regolarla e per mantenere l'alternanza di luce e di tenebre, e fu molto compiaciuto che il suo quarto giorno di lavoro fosse venuto così bene. Il prossimo ordine che Dio diede fu: "Che il mare e il cielo siano ripieni di creature viventi, con branchi di pesci e stormi d'uccelli". In questo modo Dio portò ad essere tutti gli esseri animati che abitavano nel creato; dai grandi mostri degli oceani ai piccoli pesci, ognuno secondo la sua specie, e tutti gli uccelli del cielo secondo la loro specie. Era una cosa meravigliosa, e lui li incoraggiò a moltiplicarsi ed a crescere di numero, così che ogni parte del mare ed ogni parte del cielo potessero essere piene di vita. Questo terminò il suo quinto giorno.
Poi Dio annunciò: "Ora anche la terra sia piena di creature viventi, di mammiferi, di rettili e d'ogni sorta di fauna". Come prima, detto fatto; fece ogni sorta di fauna, inclusi i mammiferi e i rettili, e ognuno di tipo diverso dall'altro, e n'ebbe un gran piacere. A questo punto Dio prese una decisione grandissima: "Ora facciamo qualcosa di molto diverso, una creatura che è più come noi". Facciamo gli esseri umani come noi, essi potranno prendere controllo di tutto quello che ho creato: i pesci del mare, gli uccelli del cielo e gli animali della terra". Dio creò l'umanità perché gli somigliasse, perché riflettesse in se stessa il suo cuore, la sua volontà e la sua mente e per avere relazione gli uni con gli altri, maschi e femmine. Poi egli affermò la loro posizione unica con un incoraggiamento generoso: "Moltiplicatevi anche voi al fine d'occupare e controllare tutta la terra, i pesci del mare, gli uccelli del cielo e gli altri animali sono tutti vostri, e voi dovrete essere i loro maestri, vi sto dando anche le piante che portano seme e gli alberi che recano frutto come fonte di sostentamento, ed anche gli uccelli e le bestie avranno foglie per cibo". Così fu. Dio fece una panoramica di tutto quello che aveva fatto, e fu molto soddisfatto, tutto era così giusto, così bello, sei giorni di lavoro ben fatti; lo spazio esterno e il pianeta terra ora erano completi.
Dato che ora non c'era bisogno d'altro, Dio si prese un giorno libero, questo è il motivo per cui lui ha stabilito che ogni settimo giorno sia diverso dagli altri, messo da parte solo per lui, perché in quel giorno egli non era occupato con il suo lavoro quotidiano di creazione.
UNO STILE ADATTO
Genesi uno sembra scritto da un testimone oculare, ed anche questa è una vera sfida alla nostra fede, perché in realtà nessun uomo ha mai visto ciò che stava accadendo. Ovviamente, perciò, questo racconto può essere soltanto, o il frutto dell'invenzione umana o una rivelazione divina. Noi dobbiamo scegliere fra queste due ipotesi, ma in qualsiasi modo faremo cadere la scelta sarà sempre una faccenda di fede, perché non è possibile provare scientificamente né l'una né l'altra ipotesi. Ovviamente, però, per i cristiani questo è il resoconto dell'opera creatrice di Dio, e se è giunto fino a noi significa che Dio desiderava che gli uomini lo conoscessero, visto che sono gli unici in terra capaci di farlo.
A questo punto però, a Dio, si presentava il problema di come illustrarlo in linguaggio umano. Questo lo dico, perché penso che anche lui si sia trovato di fronte al problema con il quale si misurano tutti coloro che s'accingono a scrivere qualcosa. Per esempio; alcune delle cose più importanti che io mi trovo a dover decidere prima d'iniziare un libro, sono: da che punto di vista scrivere, che stile usare ed in che ordine presentare il materiale, ma oltre a queste c'è un'altra cosa che è senz'altro la più importante di tutte, ed è quale linguaggio usare. Come molti autori d'oggi, anch'io ho una scaletta di forme linguistiche che ha come modello le riviste ed i vari tipi di giornale che sono stampati. Questa scaletta ha proprio nella sua parte centrale Selezione dal Reader's Digest. Tutto ciò serve per conoscere anticipatamente chi sarà in grado di capire il nostro libro; e per farlo s'agisce nel seguente modo: si prendono a caso cento parole dal proprio manoscritto, si fa il totale di quante frasi ci sono in quella sezione, di quanto sono lunghi i vocaboli che le compongono, e poi con qualche giochetto matematico si riesce a stabilirlo con esattezza. In pratica si può capire matematicamente se quello che stiamo scrivendo sarà alla portata di professori universitari soltanto, oppure sarà adatto anche a chi legge solamente fumetti. Io personalmente cerco di restare sempre nella zona intermedia. A questo proposito, posso affermare, che il libro "La normale nascita del cristiano", l'ho scritto per chi è abituato a studiare la Bibbia, o altri libri di testo, e perciò ha una gran capacità di concentrazione. Il mio piccolo libro sul battesimo, invece, è scritto per il terzo mondo, quindi per un pubblico totalmente diverso; per questo il suo linguaggio, è molto più semplice. Un altro mio piccolo libro: "La verità da raccontare" è scritto per un tipo ancora diverso di lettori.
Io credo che possiamo essere certi che anche Dio si è posto la stessa domanda quando voleva scrivere la storia della creazione. In quel caso Dio doveva rivolgersi a tutta l'umanità; per questo ha scelto uno stile che non poteva assolutamente essere scientifico. Molti pensatori moderni si lamentano di questo fatto, secondo il mio punto di vista, invece, lo dobbiamo ringraziare altrimenti nessuno avrebbe capito niente fino al ventesimo secolo. Dio voleva che tutte le persone, nel corso della storia, fossero in grado di sapere, perciò ha scelto quel particolare stile. In questo modo chiunque può leggerlo, perfino i bambini o le tribù della giungla sono in grado di capire, per cui dobbiamo essere contenti che non sia né scientifico né intellettuale.
Ad esempio, Dio ci descrive le piante e gli animali della creazione usando termini molto semplici, infatti, parla soltanto di tre tipi di piante: piante piccole, chiamate erbe, piante medie, dette cespugli, e le piante grandi, gli alberi. Penso che non sia stato possibile essere più semplici di così, perché così tutti possono capire. Al contrario, se avesse usato termini scientifici, solo i botanici avrebbero capito. Gli animali, invece, sono descritti in modo un po' diverso ma altrettanto semplice; anch'essi sono divisi in tre categorie, definite però in base al rapporto che l'uomo ha con loro. La prima categoria comprende gli animali domestici, in pratica: i bovini, gli ovini, i cani eccetera, quindi tutti quelli che l'uomo usa come cibo o per lavoro. La seconda comprende tutti gli animali che l'uomo può cacciare, e la terza quelli con cui non ha niente a che fare, in altre parole, gli animali selvatici. Chiunque comprende questa suddivisione, perfino gli abitanti della giungla, perché questi sono i rapporti che l'uomo ha sempre avuto con gli animali nel corso dei secoli.
Un'altra cosa importante che possiamo notare in Genesi uno è che in ogni specie vi sarà stabilità, così che ognuna si riprodurrà separatamente dalle altre. Tutta l'agricoltura dipende da quest'importantissimo fatto, infatti, proviamo un po' a pensare a come sarebbe la nostra vita, se, per caso, dai maiali nascessero cuccioli di cane, o se un elefante riproducesse rinoceronti, oppure se piantando patate crescessero dei piselli. Tutto questo avrebbe portato ad un vero caos. Dio ha creato all'interno d'ogni specie una certa stabilità, per cui poteva anche raccontarci tutto sul codice DNA, o su tutti i processi delle proteine e degli aminoacidi, ma non l'ha fatto! Dobbiamo essere contenti che Dio non abbia usato questo stile, altrimenti avremmo dovuto studiare tutti biologia per capire. Dio semplifica tutto, per lui è sufficiente annunciare che ogni pianta ed ogni animale riprodurranno se stessi, e quindi poteva nascere l'agricoltura, perché nella riproduzione della vita vi è una grande affidabilità.
In fondo a Dio forse non interessava molto che noi sapessimo com'è stato creato l'universo, ma interessava senz'altro comunicare chi l'ha creato, per questo il racconto si concentra sul chi e sul perché, a differenza della scienza che invece s'occupa del come e del quando. Per questo scienza e scrittura non dovrebbero mai essere in contrasto, anche se parlano della stessa cosa, giacché affrontano il problema da due punti di vista totalmente differenti. In questo caso Dio ha raccontato una storia ben sapendo che in ogni epoca, le persone d'ogni età, accettano molto bene le storie.
Ora vediamo un po' più da vicino di che tipo di storia si tratta. Durante la seconda guerra mondiale, l'Inghilterra, aveva un primo ministro di nome Winston Churchill, che era anche un brillante oratore ed un grande scrittore. Nello scrivere i suoi libri utilizzava ben venticinquemila parole diverse, ma quando parlava alla radio ne usava solo cinquemila, perché voleva che tutti capissero quello che aveva da dire. Fu lui che mosse la nostra nazione ad avere coraggio. Dio ha agito in modo simile, per questo in tutto il suo racconto della creazione ha usato soltanto settantasei parole diverse. Riuscite ad immaginare uno scienziato che cerca di descrivere la nascita dell'universo usando soltanto settantasei parole? Nessuno scienziato e nessuno scrittore sarebbe mai riuscito in quest'opera, ma Dio sì. Dio è talmente grande da riuscire ad essere anche semplice, perché ci vuole una mente molto abile per la semplicità.
Un giorno una persona chiese ad Albert Einstein: "In cosa consiste la relatività del tempo? Potresti spiegarmi il concetto in modo semplice così che anch'io sia in grado di capire?". Lui rispose così: "In pratica significa che un minuto seduto su di un ferro rovente, sembra molto più lungo di un'ora passata parlando con una bella ragazza". Ho notato che solo le grandi menti riescono ad esporre concetti anche molto complessi in modo così semplice. Le piccole menti non riescono in questo, fanno una gran confusione e complicano irrimediabilmente tutto. Ecco perché la storia della creazione ha uno stile talmente semplice da essere alla portata di tutti. Certamente nessuno potrà mai pretendere che Genesi risponda a tutte le domande scientifiche del nostro tempo, questo sarebbe abusare della Bibbia.
Un'altra cosa importante da notare, è che nella stesura di questo capitolo Dio ha usato principalmente la prosa. Spero che le vostre Bibbie siano scritte in modo che si possano distinguere i passi di prosa da quelli in poesia. E' molto importante poter distinguere queste due forme letterarie, perché hanno scopi diversi. Dio, parla in prosa, per comunicare un pensiero dalla sua mente alla nostra, si esprime invece in poesia, per trasmettere un sentimento dal proprio cuore al nostro. La prosa, nella Bibbia, serve per capire i pensieri di Dio, mentre la poesia serve per comprendere i suoi sentimenti. Molte persone leggono la Bibbia semplicemente per conoscere i pensieri di Dio, ma è importante percepire anche i suoi sentimenti.
La maggior parte delle profezie bibliche sono scritte in forma poetica, quindi nel leggerle è più importante capire cosa sente Dio, invece di ciò che sta pensando. Genesi uno è scritto quasi tutto in prosa, ad eccezione di un solo versetto, il ventisette, che è in poesia. In questo è raccontata la creazione dell'uomo e della donna, di cui era entusiasta, per questo è uscita la sua vena poetica. Evidentemente c'era qualcosa in quella creazione che toccò il cuore di Dio più di qualsiasi altra. La stessa cosa si ripete nel capitolo due, anche questo è quasi tutto in prosa, ad eccezione di un versetto, il ventitré, ma questa volta a parlare è Adamo, quando per la prima volta vede Eva nuda. In quel caso Adamo esclamò: "Ah! Ecco quel che volevo!", Questa sarebbe la traduzione giusta dall'ebraico, peccato che non sia reso così nelle nostre Bibbie, perché dà bene l'idea dell'eccitazione di Adamo.
E' interessante notare che i primi due versi poetici, contenuti nella Bibbia, hanno entrambi a che fare con il sesso, questo significa che con il sesso diventa poetico anche Dio, oltre che Adamo. Le prime due canzoni popolari della storia dell'umanità sono sull'uomo e sulla donna, ed ancora oggi il settantacinque per cento d'esse hanno lo stesso tema. E' dunque importante leggere la Bibbia prestando attenzione anche a quel che Dio sente, oltre che a quello che pensa.
UN MODO DI FARE
Nel primo capitolo, Dio descrive la creazione come vista da un osservatore sulla terra, piuttosto che nel cielo, per cui usa il linguaggio chiamato "dei fenomeni". Questo linguaggio descrive ciò che appare agli occhi di un ipotetico osservatore umano, perciò non è scientificamente accurato. Per esempio noi diciamo: "Il sole è sorto in oriente e tramonterà in occidente". Questo parlare non ha assolutamente niente di scientifico, perché il sole, in realtà, non si è mai spostato; siamo stati noi che l'abbiamo fatto. Scientificamente è la terra che gira. Noi, però, ci troviamo molto bene anche affermando che si sposta il sole, perché sembra che avvenga proprio questo.
Provate un po' a pensare cosa sarebbe accaduto se Dio avesse detto che il sole in realtà stava fermo ed era la terra a spostarsi, pensate che sarebbe stato compreso? Dio parla agli uomini in modo che possano capire; e questo spiegherà uno dei problemi di Genesi. Dio usa un linguaggio simile anche per se stesso: quando afferma che vede, prova piacere ed opera, egli parla come se fosse un uomo, e lo fa per aiutarci a capirlo meglio. Il culmine della sua comunicativa è stata la Parola fatta carne che ha abitato fra noi, infatti, è guardando l'Uomo Gesù, che noi possiamo vedere Dio. Egli s'adegua continuamente alle nostre limitazioni, per questo s'impegna a spiegare la sua diversità come se a parlare fosse uno di noi. Penso che sia una cosa bellissima sapere che il nostro Dio s'adegua a noi così profondamente. Egli non usa parole difficili o concetti astratti, ma lo fa in modo semplice e conciso, come un buon Padre. Ci presenta la decisione di creare l'umanità come potrebbero aver fatto degli uomini. La frase: "Facciamo l'uomo a nostra immagine" sembra quasi un incontro tra i membri della trinità, riuniti per decidere sul da farsi. Tutto ciò è molto umano ed è perfettamente comprensibile a noi; questo è il suo stile! Genesi uno è composto in maniera molto abile, può addirittura essere preso come modello per la stesura di un racconto.
In Inghilterra di solito si dice ai predicatori di scrivere la sigla "KISS" sui loro sermoni, sigla che significa "keep it simple stupid"; in italiano sarebbe: "Tienilo semplice, stupido!". Finora, però, nessun autore umano è mai riuscito ad uguagliare la semplicità di Dio. Certo non è necessario che le persone vedano la struttura dei nostri sermoni, ma se saranno ben fatti, tutti capiranno perfettamente quello che vogliamo dire.
Il racconto dei sei giorni di Genesi, è composto di due parti di tre giorni ciascuna. Nella prima parte Dio prepara l'ambiente, e nella seconda lo riempie. Questa è una cosa molto interessante che raramente è rilevata da chi legge. Nel principio, infatti, la Terra era senza forma, quindi inabitabile. Dio, perciò, gli dette una forma, alternò il giorno con la notte, separò le acque di superficie da quelle dell'atmosfera, il mare dalla terra asciutta, e su questa fece comparire la prima vegetazione. Ovviamente, questo lavoro, serviva per renderla adatta ad accogliere la vita che sarebbe venuta in seguito. Questo può essere confermato anche dal fatto che non sono stati ancora trovati altri pianeti con caratteristiche simili al nostro, in tutto l'universo.
Così ecco che, se nel primo giorno è compiuta la separazione tra luce e tenebre, nel quarto sono fatti apparire il sole, la luna e le stelle, che distinguono il giorno dalla notte, e servono per misurare il trascorrere del tempo. Analogamente, anche il quinto giorno serve a Dio per completare l'opera iniziata nel secondo, vale a dire il mare ed il cielo, che ora riempie d'esseri viventi d'ogni specie. Il terzo giorno, invece, Dio ha fatto apparire l'asciutto, ed ecco che il sesto l'ha riempito con animali d'ogni tipo.
Questa particolare struttura dei tre giorni, pur essendo eccezionale, non è la sola particolarità di Genesi uno, perché in esso c'è anche un aspetto matematico che voglio accennare, anche se non sarà possibile trattare approfonditamente perché è riscontrabile soltanto nella versione originale ebraica. Al tempo in cui fu scritto Genesi non esistevano ancora i numeri così come li conosciamo oggi, ma al loro posto erano usate alcune lettere dell'alfabeto, cui era attribuito un particolare valore numerico, esattamente come facevano anche i romani. Nella Bibbia l'uso più famoso di questo tipo di numerazione lo troviamo nel libro "Apocalisse", e riguarda il numero seicentosessantasei. Questo è, per esempio, il valore che ha il nome di Nerone se sommiamo tra loro le lettere dell'alfabeto ebraico che lo compongono. Nella Bibbia il tre è il numero della perfezione ed il sette della completezza, quindi il seicentosessantasei, tre volte sei, sta ad indicare l'imperfezione assoluta.
L'aspetto matematico di Genesi uno è incredibile; studiosi hanno passato giorni e giorni per scoprire le relazioni tra i numeri tre, sette e dieci che intessono tutto il capitolo. Per esempio, ritroviamo il numero tre nei due gruppi di tre giorni, nelle tre volte che Dio usa il verbo creare per la materia e la vita, e nelle altre tre che l'usa per creare l'uomo a sua immagine. Troviamo il numero sette nei sette giorni, nella sua prima frase, che in ebraico è composta di sette parole, nelle sette volte che è ripetuto: "E Dio vide che era buono", come in molti altri casi, con parole che sono ripetute anch'esse sette volte. Il numero dieci compare nelle dieci volte che Dio dà un comando, nelle dieci volte che parla, e così via. Noi non possiamo addentrarci oltre in quest'aspetto, ma è chiaro che tutto il brano in questione è composto sulla formula tre, sette e dieci. Tuttavia questo non è messo in evidenza, perché non deve essere una cosa riservata ai matematici. Il tutto, però, vi è abilmente nascosto, e ciò rivela che dietro Genesi uno vi è una mente abilissima: quella di Dio.
Ora tutto questo è in completo contrasto con gli altri racconti della creazione che sono stati ritrovati, tra i quali uno dei più famosi è "l'epica babilonese della creazione". Paragonando quest'ultimo con Genesi, si vede chiaramente che quello babilonese è frutto dell'invenzione umana. E' un racconto molto complicato scritto solo in poesia, che dopo averlo letto lascia in testa una tale confusione, che la semplicità di Genesi uno diventa testimonianza a se stessa. Il soggetto di Genesi uno è sempre e soltanto Dio, che non è mai visto come qualcosa da contemplare, ma sempre come chi agisce; lui è l'IO SONO. Purtroppo molte persone lo vedono ancora come un oggetto, ma nella Bibbia, invece, gli oggetti siamo noi, mentre Dio è sempre l'attore principale. Genesi ci parla anche dello Spirito che modella la Terra, e della Parola che unisce Dio e Spirito, per cui vi troviamo anche l'embrione del concetto di Trinità.
CINQUE VERBI, UN SOGGETTO
In questo racconto il soggetto è sempre uno e gli oggetti sono molti, così come molti sono anche i verbi. Fra questi abbiamo già accennato ad un verbo particolarissimo, che non si riscontra mai avere come soggetto nessun altro all'infuori di Dio. Si tratta del verbo "barà" che è tradotto con creare. Il significato di questo verbo è "portare all'esistenza qualcosa che non esisteva prima". L'uomo, per esempio, è il frutto della creazione divina, anche se non è stato fatto dal nulla, infatti, viene dalla polvere. Ugualmente anche in questo caso è usato questo verbo, perché, anche se l'uomo proviene da qualcosa che già esisteva, come prodotto finale è qualcosa di totalmente nuovo.
Genesi usa questo verbo solo in tre circostanze: nella creazione della materia, nella creazione della vita e nella creazione dell'uomo. Sono, infatti, solo questi i momenti in cui Dio ha creato qualcosa di veramente nuovo. Negli altri casi non si tratta di "creazioni" vere e proprie, ma di particolari interventi che Dio ha operato su cose già create in precedenza, per ottenerne alcune altre con caratteristiche diverse, quindi non "nuove" in assoluto. Prestando attenzione al testo originale di Genesi, scopriamo che in realtà questo lascia un certo spazio anche all'evoluzione. Il testo originale ci fa capire che ottenere una sostanza chimica da un'altra, o un animale da un altro, biblicamente, non significa creare qualcosa di nuovo. La Bibbia racconta che Dio ha creato la materia, e con essa ha costruito gli oceani e la terra asciutta; ha creato la vita, e da essa ne ha ottenuto tutte le forme che conosciamo. Poi ha creato anche l'uomo, che è il culmine della sua opera. Una volta compreso questo particolare, non ci dovrebbero essere grandi difficoltà nell'accettare l'evoluzione di certi tipi di piante o d'animali. La cosa inaccettabile è credere che gli uomini si siano evoluti dalle scimmie. Dobbiamo essere molto onesti come cristiani, e non degli sciocchi che creano difficoltà anche dove non ce ne sono.
In totale in questo capitolo compaiono cinque verbi diversi, che oltre a creare e fare sono: dire, vedere e benedire. Dio, infatti, benedice l'umanità, perché desidera che arrivi ad essere come lui intendeva che fosse fin dal principio. Ciò che Dio ha creato era ed è buono, perciò vuole dargli felicità, e desidera condividere con lui il piacere che ha provato nel creare l'universo. Noi uomini possiamo comprendere benissimo quest'atteggiamento: a me, per esempio, piace moltissimo costruire; ho progettato alcuni edifici per chiese e, quando poi sono stati realizzati, mi dà piacere vederli funzionare. Sono soddisfatto quando vedo che quella che era solo un'immagine nella mia mente ora è usata e goduta. Del tutto simile a questo è il sentimento che Dio prova nei nostri confronti; infatti, lui vuole che godiamo il suo creato, perciò ci benedice affinché siamo felici.
Guardando bene dentro la creazione si riesce a vedere che anche in Dio è presente il senso dell'umorismo; ed a questo proposito un giorno, dopo una visita ad una comunità inglese, un giovane scultore mi regalò un suo lavoro in ceramica: una leggera caricatura di rinoceronte. V'assicuro che tutti quelli che lo guardano scoppiano a ridere, quello è senz'altro il rinoceronte più buffo che ho visto. Sotto di lui, per ricordare il giorno in cui furono creati gli animali, ha messo il titolo: "Quinto giorno".
Ricapitolando: Genesi uno contiene cinque verbi che sono sempre al singolare, un soggetto, che è sempre al plurale, e moltissimi oggetti, che descrivono l'opera creatrice di Dio, della quale non finiamo mai di stupirci.
SCIENZA E FEDE
Abbiamo già affermato che, in linea generale, scienza e Genesi uno sono sostanzialmente in accordo su molti punti importanti. Tale accordo, però, incomincia a scadere via via che spingiamo l'analisi del testo biblico, fino a quando, ad un attento esame, ci troviamo di fronte a tre importanti problemi di compatibilità che, appunto per la loro importanza, devono essere trattati accuratamente. Il primo problema ha che fare con la sequenza della creazione, ed è presente in due punti distinti del racconto. Il primo di questi due punti si trova nel momento della creazione della luce, che, secondo Genesi, precede di ben tre giorni la creazione del sole. Ovviamente ciò è inconcepibile secondo il pensiero scientifico; infatti, come potrebbe verificarsi l'alternanza del giorno e della notte se non per mezzo della luce del sole? Il secondo punto, invece, ha che fare con gli uccelli, che, nel racconto biblico, precedono la creazione degli animali terrestri, mentre, scientificamente, avrebbero dovuto seguirla. La scienza al riguardo ha una visione diversa, infatti, afferma che gli animali dall'acqua sono passati sulla terra asciutta, e poi, solo in seguito, hanno imparato a volare. Il secondo problema riguarda il tempo impiegato per la creazione; e qui vi è enorme differenza tra scienza e Bibbia, per cui ci chiediamo se siano occorsi letteralmente sei giorni, oppure, come afferma la scienza, cinque miliardi d'anni per formare la terra.
Il terzo dei nostri problemi ci mette a faccia a faccia con la teoria dell'evoluzione: gli evoluzionisti affermano che le specie si sono formate per selezione naturale, quindi, sarebbe stato l'ambiente stesso a giocare un ruolo importantissimo nella loro comparsa. La Bibbia, invece, sostiene che è per l'intervento di Dio che tutte le specie esistono; e quindi, in questo caso, si tratterebbe di selezione soprannaturale. Ovviamente come cristiani dobbiamo essere molto sinceri ed onesti nel trattare questi argomenti, perché i nostri giovani nelle loro università studiano tutto ciò, e sono talmente convinti della validità dell'aspetto scientifico che, se non sono aiutati, appena s'imbattono in qualche contraddizione su questi argomenti, sono subito portati ad abbandonare la scrittura a favore della scienza. Così anche la chiesa perde attendibilità ai loro occhi.
Penso sia opportuno iniziare la nostra trattazione, considerando per primi i punti in cui tra scienza e scrittura c'è sostanzialmente accordo. E' bene evidenziare anche quali sono i limiti sia dell'una sia dell'altra. Abbiamo già affermato che la Bibbia non è un testo scientifico, ma dobbiamo anche ricordare che neppure la scienza può permettersi d'entrare nel campo spirituale. La scienza può occuparsi solo dei fenomeni fisici, non è capace di indagare ciò che è spirituale, perché non possiede nessuno strumento che gli permetta di farlo.
Facciamo un esempio: immaginiamo che dalla nostra porta entri un pallone, e che nella stanza ci sia uno scienziato con tutti i suoi strumenti. Non appena la palla entra dalla porta, lo scienziato può dirci subito molte cose su di essa: sarebbe in grado di calcolare il suo peso, misurare la sua velocità, la sua traiettoria, ed un buon professionista potrebbe dirci perfino quante volte rimbalzerebbe prima di fermarsi. Nessuno, però, per mezzo di calcoli o misure, potrà mai stabilire chi sia stato a dargli il calcio di partenza, né perché l'abbia fatto, poiché l'eventuale calciatore sarebbe al di fuori del nostro campo d'azione. Ovviamente, la scienza può parlare molto della palla, ma non può in nessun modo tentare d'andare oltre.
Tale limitazione vale anche nel caso dell'universo, infatti, oggi esistono molti libri che parlano dei suoi primi tre minuti, come altri che parlano del futuro della terra; ma nessun uomo di scienza potrà mai dirci niente su come mai la Terra si trovi qui, né perché.
Vorrei fare ancora un altro esempio: un teatrino di marionette. Tutti sanno che nei loro teatrini le marionette si muovono e possono perfino ballare. Ora, un osservatore disattento, potrebbe stupirsi nel vederle. Un uomo di scienza, però, abituato ad osservare molto più attentamente, potrebbe rispondere che guardando bene, si vedono dei fili molto sottili cui i burattini sono sospesi, ed è tirando quelli che la marionetta si muove. Ovviamente però a questo punto si pone la domanda di chi sia a tirare quei fili.
Cosa pensereste di quello scienziato, che solo perché non vede nessuno intento a manovrare marionette, sostenesse che i fili si stanno tirando da soli? Avreste più fiducia in lui o in qualcun altro che affermasse che ci deve essere qualcuno, da qualche parte, che in qualche modo, anche se non lo vediamo, è intento a tirare quei fili? Dio non può essere esaminato da nessuno perché è oltre i nostri sensi, e la scienza sta commettendo un grosso errore quando cerca d'affermare che l'universo si è creato da solo, o che il niente ha deciso di diventare qualcosa senza l'aiuto di nessuno.
Devo confessarvi che io non ho una fede scientifica sufficiente per credere ad una simile affermazione, per questo quanto incontro un ateo mi congratulo con lui, per la sua gran fede. Egli è quello che riesce a credere che i fili si tirano da soli, mentre io riesco solo a pensare che qualcuno li stia tirando, e per questo, ovviamente, non occorre molta fede, perché è più razionale.
Ora vorrei trarre un esempio anche dalla Bibbia. Quando gli ebrei attraversarono il Mar Rosso, la Bibbia afferma che le acque furono divise da un forte vento orientale. Dio, in quel caso, intervenne in maniera indiretta, usando il vento che separò il mare, e permise così al suo popolo di passare dall'altra parte, all'asciutto. Questo caso è molto simile al precedente; qui il mare che si divide corrisponde alle marionette, ed il vento che lo sposta, ai loro fili. In questo caso, come nel precedente, un uomo di scienza, potrebbe facilmente sostenere che il tutto è spiegabilissimo per mezzo del forte vento, e che quindi è solo merito di una gran corrente d'aria, se le acque si sono divise. In realtà egli non avrebbe spiegato un bel niente, perché non avrebbe valutato che anche quel vento è stato causato da qualcuno.
Il problema è che la scienza non può esaminare ciò che noi chiamiamo causa primaria, ma solo quella secondaria; e se per caso tentasse di farlo uscirebbe dal campo dei fatti per entrare in quello della fede. Solo la fede può decidere se il vento è stato il frutto del caso, o della volontà di qualcuno. E' stata una fortuita coincidenza che il vento sia arrivato proprio nel momento giusto, oppure è stata la divina provvidenza a preparare tutto? Ad interrogativi come questo, la scienza non potrà mai dare una risposta, perché chi agisce lo fa nel retroscena, per cui non può essere esaminato da nessuno; la risposta, quindi, può essere solo un fatto di fede.
Uno scienziato che affermasse che i miracoli non possono accadere, o che Dio non è capace di far soffiare il vento quanto vuole, sarebbe uscito dai confini della sua scienza per entrare nel campo della fede. Una tale affermazione può farla solo chi si comporta da credente, per cui non è assolutamente una deduzione scientifica. Personalmente, credo che quest'argomento debba essere evidenziato pesantemente.
Anni fa ero cappellano militare nell'aviazione inglese; in ogni nostra base ce n'erano tre: un cattolico romano, un anglicano ed uno per tutti gli altri, che era chiamato "lo strano". Io ero appunto uno degli "strani", per cui m'erano stati affidati militari d'ogni tipo; tra loro c'erano: metodisti, battisti, esercito della salvezza, musulmani, induisti, confuciani, e perfino atei ed agnostici. Sono stato anche il cappellano degli atei, e posso garantirvi che si è trattato di un lavoro interessantissimo. Quando un militare si presentava nel mio ufficio, e leggevo dalla sua scheda che si definiva ateo, anzitutto gli stringevo la mano e subito mi congratulavo con lui, perché la propria fede era più grande della mia. Poi gli assicuravo che se fosse stato ucciso mentre io ero ancora il suo cappellano, avrei rispettato la sua fede fino in fondo, promettendo che al proprio funerale Dio non sarebbe stato nemmeno menzionato. Alla sua sepoltura non ci sarebbero state preghiere, né inni, né sarebbe stata fatta nessun'altra cosa che avesse che fare con la religione. Affermavo che sarebbe stato semplicemente annunciato che quell'uomo era morto e non c'era più, punto e basta. Ho avuto modo di notare che questo li preoccupava moltissimo, perché loro volevano vivere come atei, ma non morire come tali; quello era un rischio troppo grosso per loro.
Per terza cosa gli chiedevo di spiegarmi in quale Dio non credevano, e quando avevano finito di parlare, potevo sempre affermare che avevano fatto anche di me un ateo, perché neanche io credevo in un dio così. Nessun ateo può fondare la sua convinzione sui fatti, ma, ovviamente, anche lui deve entrare nel campo della fede per affermare che Dio non esiste e che i miracoli sono solo delle casuali coincidenze. Dato però, che le coincidenze, appunto perché tali, arrivano sempre al momento opportuno, e la Bibbia n'è piena, penso che sia più ragionevole credere che si tratti d'interventi di Dio, più che di frutti del caso.
Per comprendere meglio torniamo ancora all'esempio delle marionette, e pensiamo per un attimo che stiano ballando. Guardandole, vediamo che i loro movimenti non sono inarticolati, infatti, stanno seguendo un certo schema, che immaginiamo sia il valzer. A questo punto è ovvio che, siccome non è possibile che i fili conoscano il valzer, deve per forza esserci una mente che in qualche modo li sta manovrando. Io sono convinto che sia stato così anche per quello che avvenne sul Mar Rosso. In quell'occasione gli avvenimenti seguirono uno schema ben preciso: lo scopo per cui accaddero era di liberare degli schiavi, perché costruissero una nuova nazione che avrebbe poi influenzato tutta la storia. E' possibile pensare ancora che si tratti solo di una banale coincidenza? La scienza deve stare al suo posto, è tenuta solo a considerare i fatti, e non a fare affermazioni di fede; come se ci fossero prove scientifiche che Dio non esiste. La scienza non può neanche trattare questo caso, perché è di là dalla portata dei propri strumenti. Dio non può essere messo in una provetta per essere esaminato!
DISCORDANZE
E' importante prendere atto che, gran parte di Genesi uno, è in completo accordo con ciò che la scienza è riuscita a scoprire solo da pochi anni. In particolar modo tale accordo si manifesta sull'ordine generale della creazione. Vi sono però i problemi cui abbiamo già accennato in precedenza, il primo dei quali, è quello dell'apparizione del sole in ritardo di tre giorni, rispetto alla creazione della luce. Tale problema prende ancora più consistenza, se pensiamo che il giorno precedente a quello in cui il sole apparve nel cielo, le piante esistevano già. E' ovvio che nessuno scienziato crederà mai una cosa del genere, perché la vita delle piante dipende direttamente dalla luce solare, senza di lei il processo di fotosintesi non può aver luogo, per cui è scientificamente impossibile che ciò sia accaduto.
Per quanto possa sembrare assurdo, la spiegazione di questo problema l'ha fornita proprio la scienza. Abbiamo già affermato che il punto fondamentale da tenere sempre presente, è che la creazione è descritta come se fosse vista da un ipotetico testimone oculare sulla terra. Oggi sappiamo che nei primi periodi della creazione, né il sole, né gli altri astri sarebbero stati visibili dal nostro testimone. Nell'atmosfera terrestre, in quei periodi, c'era molta umidità, ed il gas principale di cui era composta era l'anidride carbonica. Tutto il pianeta era avvolto come da una fitta nebbia, che se pure lasciava passare luce in quantità sufficiente per la fotosintesi, non permetteva certo che si vedesse il cielo. Ciò che ha determinato poi il cambiamento della composizione dell'atmosfera, è stata proprio la presenza delle piante. La fotosintesi, nel corso di moltissimi anni, ha trasformato l'anidride carbonica in ossigeno, rendendo così trasparente l'atmosfera, fino a quando, nel quarto giorno, era ormai possibile vedere anche il cielo.
C'è poi anche un'altra serie d'obiezioni per quanto riguarda l'ordine d'apparizione delle varie forme di vita, per esempio: le piante, compresi gli alberi da frutto, che precedono i pesci, gli uccelli che anticipano insetti e rettili. Qualcuno potrebbe perfino affermare che anche l'uomo precede la donna. Queste discordanze, però, sono soltanto apparenti, e voglio mostrarvi una semplice spiegazione del problema. Ho già parlato del mio hobby, che è progettare edifici per chiese, per cui, una volta che ho terminato la fase di progetto, inizio con le visite al cantiere, per seguire da vicino il procedere dei lavori. Ora, vorrei che per un momento pensaste a come fare, per raccontare ad un bambino quale sia la successione dei lavori necessari per la costruzione di un qualsiasi edificio. Ovviamente, giacché ci rivolgiamo ad un bambino, dobbiamo farlo nel modo più semplice possibile; così io avrei pensato d'articolare il racconto in sette fasi. Al nostro bambino potremmo raccontare, che nella prima fase della costruzione lavora il muratore, perché è a lui che spetta preparare le fondamenta, innalzare i muri e posare il tetto. Nella seconda, arriva il falegname che monta tutti gli infissi. Poi è la volta dell'idraulico, che sistema i tubi ed i sanitari, seguito dall'elettricista che si preoccuperà degli impianti elettrici. Per ultimi, infine, lavoreranno lo stuccatore e l'imbianchino per la sistemazione delle pareti e, quando tutti avranno finito, l'edificio sarà pronto per essere usato.
Chiaramente questa è un'immagine molto semplificata di come si svolgono le cose, perché in realtà non è tutto così facile. Lo studio che in Inghilterra facciamo, per cercare d'ottimizzare la presenza sul cantiere dei vari mestieri, è un lavoro abbastanza complesso ed importante, perché la spesa totale ed il tempo impiegato per la costruzione di quell'edificio dipenderanno, in buona parte, anche dalla cura con cui quest'analisi è compiuta. Si tratta di stabilire quando ogni operatore dovrà intervenire, ed insieme con chi dovrà operare. Tutto questo lavoro è necessario, perché per un certo tempo deve essere presente più di un operatore contemporaneamente. Molto più spesso di quanto può sembrare, i mestieri sono interdipendenti l'uno dall'altro. Naturalmente, se dovessi illustrare la costruzione di un edificio ad un tecnico, sicuramente userei il modo complesso di cui ho parlato; ma se, invece, mi rivolgessi ad un bambino, sarei costretto a adoperare quello più semplificato, perché solo così potrebbe capire. Sono convinto che anche Dio si è comportato così nei nostri confronti, ci ha raccontato la storia della creazione nel modo più semplice possibile, sorvolando sulle sovrapposizioni che avrebbero notevolmente complicato tutto, e seguendo il progresso generale secondo una linea molto semplificata. Penso che le persone che si lamentano per dettagli che secondo loro sono mancanti o fuori posto, stanno esigendo da Dio un'analisi critica della creazione, che corrisponderebbe allo studio complesso della costruzione del nostro edificio. Dio, però, ha semplificato di proposito il racconto, per cui non dobbiamo metterci nella condizione di chi pretende troppo da Genesi uno, esigendo il dettaglio. Una narrazione complessa della creazione, sarebbe stata inevitabilmente lunga e difficile, quindi inadeguata al suo scopo. Così come sono stati semplificati tutti i tipi di piante e d'animali, per farli rientrare in tre gruppi, così anche le due fasi della creazione sono state ridotte a tre interventi, eseguiti uno per giorno. Questa è una dimostrazione d'amore da parte del nostro Padre celeste. Ciò premesso, non ci resta che affrontare il problema forse più importante: la velocità della creazione, che è la contraddizione più nota fra scienza e scrittura.
SETTE GIORNI
Ovviamente, c'è un'enorme differenza, tra il sostenere che la terra è stata creata in sei giorni di ventiquattro ore, oppure in quattro miliardi d'anni. Il problema, poi, non è stato certo semplificato, da chi ha cercato di stabilire quanti anni siano passati da quei famosi sei giorni ad oggi. Dal diciassettesimo secolo in poi, ci sono state alcune persone che si sono date da fare proprio in questo senso, arrivando perfino a datare il racconto di Genesi uno. Se tra i commenti della vostra Bibbia c'è qualche data che riguarda il periodo creazione, vi consiglio di non prenderla troppo sul serio, perché Genesi uno non può assolutamente essere datato.
Mi vergogno un po' a dirlo, ma coloro che per primi si sono cimentati in quest'opera sono tutti inglesi. Il primo di questi fu un uomo di nome Pierson, il quale, facendo il calcolo delle varie generazioni di Genesi, dedusse che i fatti narrati nel primo capitolo avvennero fra il seimila ed il settemila avanti Cristo.
Lo seguì un vescovo irlandese di nome James Husher, molto più scrupoloso di lui, il quale dichiarò che si trattava del quattromilaquattro avanti Cristo; questa bella pensata, purtroppo, è stata inserita anche nei commenti di molte Bibbie.
Fu poi la volta di uno studente di Cambridge, il più "preciso" in assoluto; lui arrivò ad affermare che i giorni in questione erano compresi tra il diciotto ed il ventiquattro ottobre, e che Adamo fu creato alle nove di mattina del ventitré ottobre del quattromilaquattro avanti Cristo.
Naturalmente non mi chiedete in quale modo è riuscito ad avere questi risultati, perché solo lui lo sa. Nel libro di Genesi non esistono date prima del quinto capitolo; è quindi impossibile stabilire di quanto tempo fa si stia parlando nel primo. Non è possibile nemmeno usare le genealogie per lavorare a ritroso nel tempo, perché la frase ebraica "figlio di" può significare sia figlio, come nipote od anche pronipote, fino ad affermare che tutti quanti noi siamo figli di Adamo. A questo punto è assurdo pensare di poter calcolare quanto tempo ci separa da Adamo. Dobbiamo arrenderci di fronte a quest'ostacolo, poiché qualunque datazione di Genesi uno, attraverso la Bibbia, è inattuabile. Vi sono in ogni caso alcuni punti che indicano che si trattava di molto tempo fa. Ad ogni modo, per quanto lontano possa essere quel tempo, resta il fatto che nel testo si parla di sei giorni di lavoro, per cui il cuore del problema rimane lo stesso, e deve essere affrontato seriamente. Personalmente credo che il sistema migliore per farlo sia quello d'esporre le cinque diverse ipotesi ammesse, che sono cinque modi differenti d'intendere i giorni in questione.
La prima, e la più ovvia, consiste nell'intendere i sei giorni come giorni letterali. Non vi è dubbio che la parola ebraica "yom", che è tradotta "giorno", possa riferirsi anche ad un periodo di ventiquattro ore. Questa parola, nella Bibbia, è stata usata varie migliaia di volte, ed in milleduecento d'esse ha proprio questo significato, anche se nel versetto cinque è usata per indicare un periodo di dodici ore. Il versetto, infatti, afferma che Dio chiamò la luce "giorno" e tenebre la notte, così come facciamo anche nelle nostre lingue moderne, per cui il "giorno" è diviso a metà. Alcuni, tra coloro che reputano questa come l'ipotesi giusta, pensano di poter giustificare il tempo geologico, traducendo il versetto due: "E la terra divenne informe e vuota". Secondo questa traduzione, i sei giorni di Genesi non sarebbero serviti per la creazione, ma per mettere ordine nel caos che avrebbe regnato per lunghissimo tempo. Molti commentatori usano proprio questa teoria, ma personalmente non riesco ad accettarla, perché trasforma la creazione in "rinnovamento", e ciò non regge ad una seria analisi del testo. Ritenendo buona questa prima ipotesi, ci si troverebbe a dover negare l'esistenza di una lunga era geologica, il che implicherebbe grandi errori scientifici. In ogni caso, i giorni in questione potrebbero essere interpretati letteralmente.
La seconda ipotesi è intendere i sei giorni come "giorni geologici", quindi, come lunghissimi periodi. In questo caso rappresenterebbero sei ere, e sicuramente la parola ebraica "yom" è usata anche per intendere tempi molto lunghi. Nella Bibbia "yom" è usato ben sessantacinque volte con questo significato, per cui questa sarebbe un'ipotesi più che plausibile. Tuttavia un problema potrebbe nascere dal fatto che nel testo sono usate le parole "sera", "mattina", "giorno" e "notte", che non sembrano avere un gran senso in tale situazione. C'è però un forte elemento a favore di tale ipotesi; ed è la lunghezza del settimo giorno, infatti, il giorno di riposo di Dio è durato per tutto il tempo dell'antico testamento, perciò è molto lungo. Anche per il settimo giorno è usata la parola "yom", come per gli altri sei, ma penso che questo non basti a risolvere in pieno la nostra questione, per cui, veniamo ora alla terza ipotesi.
Nel terzo caso i sei giorni sono considerati mitologici; ossia, sarebbero soltanto un abbellimento poetico fittizio, per cui non reali, ma solo lo strumento usato per descrivere una realtà che può essere anche sensibilmente diversa. Coloro che ritengono giusto questo punto di vista, vedono Genesi uno semplicemente come il mito che illustra la realtà di Dio che crea il mondo.
La quarta ipotesi ce la fornisce un altro inglese, questa volta un professore che vede i sei giorni come giorni d'insegnamento. Secondo la sua teoria non si tratterebbe altro che dei giorni in cui Mosè ha ricevuto la rivelazione da Dio. In questo caso, nel primo giorno Dio disse a Mosè che aveva creato la luce e le tenebre, per cui Mosè scrisse ciò che gli era stato rivelato. Il secondo giorno, Dio rivelò a Mosè che aveva diviso le acque di sotto da quelle di sopra, ed anche stavolta lui prese nota. Così tutto andò avanti per un periodo di sei giorni, finché il racconto non fu terminato.
Il quinto ed ultimo modo di intendere i giorni della creazione, è quello teologico; per cui i giorni in questione sarebbero "giorni di Dio". Non sarebbero giorni terrestri, ma rappresenterebbero una settimana lavorativa di Dio. Per Dio, il trascorrere del tempo è una cosa molto relativa; nella Bibbia è scritto che per lui un giorno può essere come mille anni, e mille anni come un giorno solo. Secondo il suo modo di vivere il tempo, sono passati solo due giorni dalla morte di Gesù. Io, però, penso ad un giorno che per lui è stato lungo quanto mille anni, ed è il giorno in cui Gesù morì sulla croce. Secondo quest'ipotesi, Dio voleva che paragonassimo il suo impegno sulla creazione al nostro lavoro di una settimana. La ragione di questa scelta potrebbe essere nella volontà che anche noi, uomini creati a sua immagine, vivessimo per settimane, cosa che non accade per nessun'altra specie vivente. Tutte le creature, quindi anche gli uomini, hanno cicli biologici giornalieri, mensili o annuali, perché regolati dalla luna o dal sole, ma le attività umane sono regolate unicamente dalla settimana, e ciò non ha niente a che fare con la biologia, ma è soltanto perché noi, come individui, operiamo e viviamo meglio con un giorno libero ogni sette. Dio, perciò, ha scelto di comporre il suo racconto in questo modo, affinché seguissimo il suo esempio per il nostro bene.
Abbiamo già affermato che nessuno poteva conoscere la storia della creazione prima che Dio la rivelasse. Nella Bibbia non esiste nessuna indicazione che fosse osservato un giorno di riposo ogni sette, fino a quando non lo impose la Legge di Mosè. Adamo non osservava il sabato, così come non lo faceva nemmeno Abramo, e come loro nessun altro uomo lo ha mai fatto, finché non è stato reso noto il modo d'operare di Dio attraverso Genesi uno. Inoltre, se guardiamo bene, probabilmente, il riposo non è la sola ragione per cui Dio parla di una settimana. Pensando all'umanità in termini geologici, anziché teologici, immediatamente la nostra esistenza diventa insignificante, a causa dell'esiguità del tempo trascorso dalla nostra apparizione sulla terra fino ad oggi. Per esempio: se l'altezza dell'obelisco che si trova a Roma in Piazza Navona, rappresentasse l'età della terra; il tempo dell'esistenza della vita sarebbe raffigurato dallo spessore di una moneta posta sulla sua cima, e lo spessore di un francobollo sopra la moneta rappresenterebbe il tempo dell'esistenza dell'uomo. Naturalmente questo fa apparire l'umanità come una cosa di poco conto.
Un altro effetto del tutto analogo è quello che ha su di noi l'astronomia, infatti, se paragoniamo la terra alle dimensioni dell'universo, questa ci sembrerà soltanto un insignificante granello di polvere ad una sua estremità, per cui anche se non ci fosse, probabilmente nessuno se n'accorgerebbe mai. Questi paragoni ci fanno apparire insignificanti, ma non lo siamo certo agli occhi di Dio, per il quale restiamo sempre il suo capolavoro. Molto probabilmente è anche per questo che Dio ha trattato tutto l'universo come l'opera di una sola settimana di lavoro, o come un argomento che può essere esaurito in un'unica pagina. Quello di Dio è un punto di vista totalmente diverso dal nostro, perché la Terra è il centro dei suoi scopi; per lui il tempo davvero importante è quello in cui noi esistiamo, e ciò che più gli interessa è il suo rapporto con noi.
Queste sono le cinque ipotesi possibili, ora tocca a voi scegliere la migliore. Voglio però essere sincero con voi: la mia opinione è che siano giorni teologici, in ogni caso non mi sento di mettere in crisi la mia comunione con chi ha idee diverse, perché solo quando saremo davanti a Dio potremo finalmente sapere come sono andate veramente le cose, e magari scoprire che tutti abbiamo torto. Cerchiamo di porre la nostra attenzione su ciò che Dio voleva realmente comunicarci. In pratica, non è tanto importante come sia stato creato l'universo, quanto chi l'ha creato.
Ho scoperto per esperienza, che le persone, e specialmente i giovani, non hanno bisogno di risposte certe a questi problemi. Ciò che per loro è veramente importante, è costatare che anche noi siamo coscienti che vi sono delle difficoltà da superare in questi argomenti, ma le abbiamo affrontate onestamente, quindi non abbiamo commesso nessun suicidio intellettuale. Sono convinto che se gli permettiamo di scegliere fra cinque risposte possibili al problema del tempo, questo li renderà pienamente soddisfatti. Ora passiamo ad esaminare alcune curiosità a proposito dei sette giorni della creazione.
PRIMO GIORNO
Tra le cose menzionate nel primo giorno della creazione vi sono la luce e l'acqua. Questi due elementi sono alla base della vita stessa, infatti, il settanta per cento della superficie terrestre è tuttora ricoperto dall'acqua, e fino ad oggi non è stato individuato nessun altro pianeta con questa caratteristica. C'è un punto nello spazio, sopra le isole Hawaii, dal quale sembra che l'Oceano Pacifico avvolga tutto il pianeta, così come avveniva prima che Dio facesse apparire l'asciutto. Il nostro corpo è composto dal settanta per cento d'acqua, e per il resto da sostanze chimiche che valgono meno di diecimila lire, per cui possiamo sicuramente dire, che la luce e l'acqua sono i principali elementi della vita. Uno dei tanti prodotti dell'unione tra la luce e l'acqua è l'arcobaleno, che serve a Dio come ricordo del suo impegno a far sì che sia sempre disponibile cibo per tutta l'umanità.
Un'altra cosa che si può notare, ancora in queste prime righe di Genesi, è che il mondo ha avuto inizio nella notte, e poi, soltanto in seguito, è apparsa la luce. Per gli ebrei questa è una cosa molto importante, perché secondo il calendario ebraico il nuovo giorno inizia al tramonto; infatti, Genesi dice: "Così fu sera, poi mattina, e fu il primo giorno". Noi siamo abituati a pensare ad una giornata che inizia il mattino e termina la sera, ma questo è dovuto al sistema romano di dividere i giorni dalla mezzanotte alla mezzanotte. Per gli ebrei, invece, la giornata era composta in primo luogo da dodici ore di buio e poi da dodici di luce. Questo fatto ci fornisce la soluzione ad un altro problema biblico, che se anche non è in stretta relazione con ciò che stiamo trattando adesso, penso sia ugualmente il caso di discutere, data la sua importanza.
Gesù affermò che così come Giona stette tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, anche lui sarebbe stato tre giorni e tre notti nel ventre della terra (Matteo 12:40), alludendo al tempo che sarebbe intercorso tra la sua morte e la sua resurrezione. Per quanto possiamo tentare, però, non riusciremo mai a far quadrare i conti, perché è impossibile far passare tre giorni e tre notti nel tempo che va da un venerdì alla domenica seguente. Oltre a questo, Gesù disse anche che la sua resurrezione sarebbe avvenuta nel terzo giorno dopo la sua morte (Matteo 16:21, 20:19 Lu 18:33, 24:7), e questo sembra contraddire ciò che affermava prima. E' ovvio quindi che nelle nostre tradizioni c'è un errore, e questo sta nel fatto d'aver creduto che il giorno in cui morì Gesù fosse un venerdì soltanto perché il giorno seguente era un sabato.
Se proviamo a leggere attentamente Giovanni 19:31, vedremo che il sabato che avrebbe seguito il giorno della morte di Gesù, non era un normale sabato, ma un sabato speciale. Ora se consideriamo che in ebraico la parola che noi traduciamo con sabato significa semplicemente riposo, o cessazione d'attività, possiamo facilmente dedurre che quello era uno speciale giorno di riposo, che non necessariamente avrebbe potuto coincidere con il normale sabato settimanale. Si trattava, infatti, proprio del sabato che seguiva la festa della Pasqua ebraica, (Num 28:16,17 Matteo 26:19,20) che ricorreva il quattordicesimo giorno del mese di abib (o nisan), il primo mese del calendario ebraico, per cui non tutti gli anni sarebbe capitata nello stesso giorno della settimana.
Per cercare di far luce su quest'avvenimento, proviamo ora a supporre che Gesù sia morto un mercoledì pomeriggio alle quindici, e sia risorto in un'ora compresa tra le diciotto e la mezzanotte del sabato; che lo ricordiamo, per gli ebrei sarebbe già stato il primo giorno della nuova settimana. Se così fosse questo farebbe quadrare a meraviglia tutti racconti evangelici, perché, considerando il modo ebraico di contare i giorni, Gesù sarebbe stato nella tomba le tre notti di mercoledì giovedì e venerdì, ed i tre giorni di giovedì venerdì e sabato. Se poi prendiamo in esame il sistema romano, troveremo un'altra interessante conferma alle parole di Gesù, perché contando i giorni dalla mezzanotte alla mezzanotte, risulta che il giovedì sarebbe stato nella tomba per il primo giorno, il secondo giorno sarebbe stato il venerdì, ed il sabato sarebbe stato il terzo. Così, come abbiamo già detto, se fosse risorto tra le diciotto e la mezzanotte di quel sabato, che era il normale sabato settimanale, l'avrebbe fatto proprio durante il terzo giorno, esattamente come dicono i Vangeli. Tutto questo è confermato da un'altra interessante scoperta: l'errore del calendario gregoriano. E' provato che il re Erode, il responsabile della strage degli innocenti, è morto nel quattro a.C., per cui Gesù doveva essere già nato in quel tempo. Se Gesù è nato nel quattro a.C., ragionevolmente potrebbe essere morto nel ventinove d.C., e, guarda caso, proprio in quell'anno il primo sabato della Pasqua capitava di giovedì. Ovviamente, ancora una volta, è chiaro che quando riusciamo a liberarci dalle tradizioni tutto è più facile; questo è anche un modo per renderci conto che quando leggiamo la Bibbia dobbiamo sforzarci di pensare come degli ebrei.
SECONDO GIORNO
Il sistema di circolazione dell'acqua, essenziale per la vita, è stato costruito nel secondo giorno. La condensazione del vapore in nubi non è altro che la separazione delle acque di sopra dalle acque di sotto descritta nel libro di Genesi; noi viviamo proprio nel sottile strato che le separa, e che Genesi chiama "distesa" o "firmamento", concepito per gli esseri viventi. Oggi, per mezzo della scienza, incominciamo a renderci conto di quanto delicata sia questa distesa che noi chiamiamo atmosfera, e che circonda tutto il nostro pianeta. Incominciamo a temere per la sua stabilità a causa dell'aumento dei gas inquinanti, che ormai stanno distruggendo anche lo scudo che ci protegge dalle radiazioni cosmiche, formato dall'ozono. La temperatura dell'atmosfera è importantissima ai fini della vita, infatti, basterebbe che la Terra s'avvicinasse o s'allontanasse soltanto di poco dal Sole, o che l'effetto serra riscaldasse maggiormente l'aria, perché tutto quanto restasse compromesso al punto tale da rendere precaria l'esistenza della vita stessa. Per esempio, se la temperatura media terrestre s'alzasse solo di qualche grado, i ghiacci polari si scioglierebbero, facendo innalzare il livello degli oceani di ben settanta metri. In queste condizioni quasi tutte le città più importanti del mondo sarebbero sommerse; scomparirebbero Lonra, New York, Washington, e molte altre. L'intera Inghilterra, diventerebbe soltanto una serie d'isolette sparse qua e la; per cui quando pensiamo a quanto sia stato preciso Dio, in tutto ciò che ha fatto in questo secondo giorno, viene spontaneo lodarlo.
TERZO GIORNO
Poi Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo ed appaia l'asciutto. Così fu, e Dio chiamò l'asciutto terra, e la raccolta delle acque mari". Nel terzo giorno Dio fece apparire la terra asciutta, ed a questo proposito c'è un particolare abbastanza curioso da osservare. In questi due versetti la parola terra, in ebraico, è usata al singolare; per cui, fino a circa venti anni fa, chi criticava la Bibbia rideva di quest'affermazione. Secondo la scienza, la possibilità che in quel periodo esistesse un solo continente era semplicemente assurda. Allora, sembrava più logico credere che il mare ritirandosi avesse fatto affiorare l'asciutto in più parti del globo contemporaneamente. Oggi, però, la scienza è in accordo con Genesi uno, perché afferma che l'asciutto è apparso in un solo luogo, e solo con il trascorrere del tempo, la terra si è frammentata in diversi blocchi, chiamati "zolle", fino a formare i continenti che noi oggi conosciamo. Questo lo possiamo osservare semplicemente guardando una cartina geografica terrestre; per esempio, è molto facile notare come l'Africa s'incastri esattamente nell'America Latina.
QUARTO GIORNO
Vi siano luci nella volta del cielo per distinguere il giorno dalla notte: saranno segni per le feste, i giorni e gli anni. Nel quarto giorno Dio fece apparire il Sole e la Luna, perché, oltre che a provvederci la luce, servissero anche come riferimenti temporali. Ancora una volta però gli uomini non hanno dato il giusto valore a queste cose, e spesso, durante i secoli, vi sono state religioni che le hanno adorate come dei. Specialmente qui in Italia il culto del Sole, che era chiamato "Mitra", fu molto comune al tempo dell'Impero romano. Sono state trovate tracce di questi culti in molte nazioni che ne furono colonie, e perfino a Londra durante alcuni scavi è tornato alla luce un tempio dedicato all'adorazione del dio Mitra. Sono stati ancora i romani ad intitolare al dio Sole un giorno della settimana, che ancora oggi nei paesi di lingua inglese continua a chiamarsi "sunday", giorno del sole, come allora. Il compleanno di Mitra era stato fissato il venticinque dicembre, perché dopo la lenta agonia che durante l'autunno sembrava portare il Sole alla morte, finalmente, il ventuno dicembre, appariva prendere nuovamente vita, per cui dopo quattro giorni dalla rinascita, si celebrava la sua festa.
Naturalmente tutto ciò non ha niente a che vedere con Gesù, purtroppo, ormai è stato tutto mescolato, per cui le persone fanno molta confusione e questo è male. Mitra, il dio Sole, era un maschio, e la terra, una femmina che riceveva da lui la vita, così come la donna la riceve dall'uomo. Io penso che anche l'esagerata preoccupazione per la sorte del nostro pianeta, che vediamo in alcuni gruppi moderni, non sia altro che la radice di quei culti che è arrivata fino a noi. Le persone che adorano il Sole, o la Luna, sono folli come chi divinizza una lampadina o un calendario, perché Dio li ha creati proprio a quello scopo. Un'altra cosa che Dio fece apparire nel cielo, ancora in questo quarto giorno sono le stelle. A queste, però, Dio non ha riservato nessuno scopo speciale, e mi domando quanti guai si sarebbero risparmiati all'umanità se gli uomini avessero rispettato la volontà di Dio anche in questo caso.
Purtroppo l'astrologia è, oggi più che mai, praticata in Europa, dove sette donne e sei uomini su dieci consultano giornalmente l'oroscopo; circa i due terzi della popolazione n'è stata conquistata. Non solo ma le stelle hanno ancora oggi molta influenza anche sull'economia delle nazioni, perché quando i paesi produttori di petrolio, alcuni anni fa, si riunirono per decidere il prezzo del greggio, convocarono un astrologo per essere consigliati. Un giorno, alludendo al fatto dei Magi che seguirono la stella, una persona affermò che, almeno in quel caso, l'astrologia era stata usata per fini giusti perfino nella Bibbia. Evidentemente quella persona non aveva capito, perché l'astrologia crede che un bambino sia influenzato dalla posizione che le stelle hanno in cielo nel momento della sua nascita. A Betlemme però accadde il fatto opposto, fu la stella ad essere influenzata dalla posizione del Re dell'universo che stava nascendo.
Allora potremmo chiederci perché mai Dio ha creato le stelle; se non hanno uno scopo preciso per noi, perché le ha messe nel nostro cielo? Un giorno mi trovavo sulle Alpi svizzere, sopra un costone roccioso dove forse non era mai stato nessuno e forse nessuno avrebbe mai più rimesso piede; eppure anche lì v'erano delle stelle alpine. In questa situazione potrei essermi chiesto perché Dio faccia crescere i fiori dove nessuno potrà mai vederli; lassù non allieteranno mai la vista a nessuno.
Per cercare di capirne di più proviamo a guardare per un momento a noi stessi; la nostra somiglianza con Dio ci rivelerà qualcosa. Spero che tra voi ci sia qualcuno che ha un hobby. Spero che ci sia qualcuno che nei momenti di riposo si dedichi a qualcosa di creativo, che una volta finito lo faccia sentire soddisfatto dell'opera delle sue mani, anche se questa sarà qualcosa di superfluo che non ha nessun'utilità, se non quella d'aver procurato piacere a chi l'ha realizzata. Ciò che quella persona prova in quei momenti, somiglia a ciò che prova Dio di fronte alla sua creazione. A Dio piace creare, ed ha creato l'intero universo, che a noi sembra non avere scopo, unicamente per il piacere di farlo. E' molto importante che noi lo comprendiamo; e per questo possiamo fare anche un altro esempio: perché Dio ha operato in modo che nascessero miliardi d'alberi, quando per la redenzione dell'umanità sarebbe stato sufficiente l'unico albero che ha fornito il legno su cui Gesù è morto? V'invito a riflettere su questo punto, ma la risposta più semplice è che a Dio piace fare gli alberi.
Noi evangelici dobbiamo recuperare il concetto di Dio creatore, molte persone che conosco hanno la mente così piena della redenzione che hanno quasi dimenticato la creazione; per questo nei loro sermoni è stata persa la giusta proporzione tra Dio Salvatore e Dio Creatore. Sapete un giorno sulla Nuova Terra non ci sarà più nessun bisogno di né di pastori, né d'evangelisti, né di missionari; queste persone dovranno essere addestrate a svolgere un altro compito, perché in quei giorni tutti saranno impegnati a curare la creazione soltanto, per cui è bene che non trascuriamo questa caratteristica di Dio.
QUINTO GIORNO
Nel quinto giorno è usato per la seconda volta il verbo creare, perché la vita che appare ora sulla terra è il frutto di una nuova creazione. La prima volta questo verbo è stato usato per la creazione della materia; la seconda per la vita animale. E' proprio in questo giorno che Dio anima di vita il mare ed il cielo. Già nel secondo giorno, quando apparve nelle sue forme più semplici, la vita non poteva essere un fenomeno spontaneo, perché il codice DNA, che è alla sua base, era già lì fin da quei giorni, in tutta la sua complessità. Nessun evoluzionista potrà mai spiegare come la materia possa essersi trasformata in vita, eppure assurdamente moltissime persone di scienza, fino a poco tempo fa, l'hanno creduto. Fino a pochi anni or sono, si pensava che in qualche posto, in un "brodo primordiale", l'energia del sole avesse dato origine a qualche primitiva forma di vita, e che poi, per mezzo dell'evoluzione, sia arrivata fino alle forme più complesse che oggi conosciamo. Ora però, che sappiamo quanto sia complessa anche la creatura più semplice, siamo arrivati alla conclusione che il tempo occorrente, perché quella creatura possa essersi prodotta casualmente, è circa un miliardo di volte maggiore dell'età della Terra. Per questo oggi gli "irriducibili" pensano che la vita abbia avuto origine su un altro pianeta, e solo molto tempo dopo sia arrivata fino a noi in qualche modo che ancora non conosciamo. Questo è anche il motivo per cui l'ente spaziale americano NASA sta spendendo miliardi di dollari nella ricerca d'altre forme di vita nell'universo. Le persone riescono ad arrampicarsi sugli specchi, pur di non credere all'esistenza di Dio.
Nel quinto giorno si parla per la prima volta di "essere vivente", che è il termine che sarà poi usato anche per Adamo nel secondo capitolo di Genesi. In alcune traduzioni però, può essere stato usato il termine "anima vivente"; e questo può trarre in inganno a causa del concetto filosofico greco d'anima cui siamo abituati. In greco, la parola che traduciamo con anima, indica la sostanza immateriale ed immortale dell'uomo, distinta dal suo corpo, e sede delle proprie attività spirituali. A qualcuno potrà sembrare strano che in questo caso "anima" sia stata usata anche per degli animali, ma nella lingua ebraica, ciò che noi traduciamo con "anima vivente", significa semplicemente "corpo respirante", per cui, in questo caso, la parola è usata correttamente. A questo proposito il codice di soccorso internazionale S.O.S. (Save our souls) è un ottimo esempio d'uso corretto di questa parola, perché pur significando: "Salvate le nostre anime", si spera, ovviamente, che in quell'occasione siano i nostri corpi ad essere salvati.
SESTO GIORNO
Il sesto giorno è l'unico preceduto dall'articolo " il ", e quest'indizio ci fa subito capire che è speciale. In questo giorno per primi appaiono gli animali che possiamo vedere intorno a noi. Sono creature inferiori all'uomo, create perché gli siano sottomesse, e non per usarle come idoli. Purtroppo questa è una cosa che è accaduta spesso nella storia dell'umanità, ed ancora oggi, ogni tanto, riappare nei posti più impensati. Per esempio, in questi giorni sono stato alla borsa di Francoforte, che è una delle più importanti del mondo, e mi sono meravigliato d'aver trovato, proprio davanti al suo ingresso, la statua di un vitello d'oro come quella che Israele adorò ai giorni di Mosè. Quell'idolo è tornato fuori ancora una volta, ed è incredibile che siano sempre le stesse vecchie cose pagane ad attrarre la mente degli uomini. A questo proposito, anche se non ha molto in comune con il nostro argomento, voglio raccontarvi ugualmente ciò che ho visto all'interno di quell'edificio. Sulle pareti dell'atrio della banca, c'è un gran dipinto alto circa tre metri che s'estende lungo tutto il suo perimetro, ed ha come tema l'adorazione di Mammona. Tutto intorno è riprodotto l'inferno, con figure umane e demoniache che rappresentano i peccati dell'umanità, affondate fino al ginocchio nei soldi. Non è tutto, vicino agli sportelli bancari vi sono delle statue in grandezza naturale d'uomini e donne totalmente degradati dal peccato, con faccia deformata e demoniaca. Il bello è che per arrivare agli sportelli si deve fare la fila vicino a loro, e v'assicuro che per me non è stato per niente piacevole.
Torniamo ora agli animali che Dio ha creato per il nostro servizio; a causa di ciò che adoriamo, noi stessi siamo diventati come animali, perché ciò che adoriamo sarà quello cui somiglieremo. Purtroppo, stiamo diventando anche peggiori degli animali, perché gli uomini fanno cose che gli animali non farebbero mai. Gli animali, però, non sono i soli protagonisti del sesto giorno divino, perché è proprio in questo giorno che appare l'uomo, il capolavoro creativo di Dio. In quest'occasione è usato per la terza volta il verbo creare, e per ben tre volte consecutive, evidenziando la diversità di questa creatura rispetto a tutte le altre. E' difficile pensare che, come esseri umani, siamo quanto di più bello esiste nell'universo. A volte ho chiesto, ad alcuni gruppi di studio, di chiudere gli occhi ed immaginare la scena più bella da dipingere. Poi, m'informo in quanti hanno incluso in quella scena degli esseri umani, e scopro che di solito non l'ha fatto nessuno. Tutti hanno pensato a fiori, montagne ed alberi, ma nessuno ad un autobus stracarico di persone, eppure agli occhi di Dio noi siamo quanto di più bello esiste. Purtroppo però, per alcuni aspetti siamo diventati anche la cosa più brutta.
SETTIMO GIORNO
Possiamo essere certi che se l'autore di Genesi fosse stato un uomo, non avrebbe mai incluso il settimo giorno nel suo racconto, perché nessun uomo potrebbe mai aver pensato di far prendere un giorno di riposo addirittura all'Eterno. Questo fatto, però, dice molte cose su Dio, fa intuire, per esempio, qual'è il suo rapporto con il lavoro. Conosco molti uomini che sono talmente presi dal proprio lavoro da identificarsi addirittura con esso. Per loro, ormai, più che un mezzo di sostentamento è diventato addirittura un idolo. Dio, invece, ci mostra che pur essendo compiaciuto dell'opera delle sue mani, resterà sempre distinto da ciò che ha fatto, al punto da potersene distaccare per godersi un intero giorno di riposo. Se in quest'aspetto non perdiamo la nostra somiglianza con lui, non corriamo il rischio di sentirci persone inutili se restiamo disoccupati.
Tutto questo accade anche a causa della nostra pessima abitudine di riconoscere le persone attraverso il loro lavoro. Nella nostra mente, le persone sono spesso catalogate come: meccanici, muratori, tassisti od altro; in base unicamente al loro mestiere. Se un giorno, però, quella persona smettesse d'esercitare quel lavoro, ai nostri occhi smetterebbe d'avere anche quel valore. Per evitare tali errori è molto importante che ci rendiamo conto che ogni persona ha innanzi tutto identità perché figlio di Dio, e solo secondariamente per la sua attività. Un altro aspetto del giorno di riposo, è che Dio non l'istituì soltanto per interrompere il proprio lavoro; non fu la stanchezza ad averlo reso necessario, ma un suo diverso impegno. In esso, tra le altre cose, finalmente l'Eterno si è potuto godere ciò che ha fatto. Quello che in principio si presentava come un "caos", ora era diventato un "cosmo" dove tutto era perfetto. La Terra d'allora era sicuramente un posto bellissimo, per questo alla fine del sesto giorno Dio afferma che tutto quanto era"molto buono". Questo, a differenza degli altri giorni, a proposito dei quali sostiene che erano "buoni" e basta. Non è ancora tutto; dall'istituzione del settimo giorno deriva anche lo schema settimanale dei nostri calendari, in pratica è come se fossimo stati tutti timbrati col numero sette, e questa è una caratteristica unicamente umana. Ricordo quando lavoravo in una fattoria, e dovevo alzarmi ogni mattina alle quattro per mungere novanta mucche. Tutti i giorni, senza interruzione, dovevo fare quel lavoro, per cui, se volevo il mio momento di riposo, dovevo trovare qualcuno che mi sostituisse, perché nessuna di quelle mucche avrebbe mai osservato l'intervallo settimanale.
Da questa, come da moltissime altre cose, è chiaro come l'origine della settimana è nel Creatore e non nel creato, ed è proprio Dio che ha disposto che seguissimo un tale ciclo unicamente per il nostro bene; voglio fare alcuni esempi: per scuotersi di dosso il significato religioso della settimana di sette giorni, con la rivoluzione francese, fu disposto che vi fosse un giorno di riposo ogni dieci, anziché sette. Dovettero però costatare che il risultato di questo cambiamento fu un calo di produzione tale da indurre a ritornare alla vecchia settimana. Durante la seconda guerra mondiale, in Inghilterra, adottarono il sistema di lavoro "sette giorni su sette"; ma anche in questo caso la produzione fu minore di quella che si aveva con sei giornate lavorative su sette, per cui si ritornò di nuovo al precedente sistema. Possiamo affermare che il concetto di settimana fa parte della nostra natura, per questo Dio vuole che viviamo una settimana per volta. Nella Bibbia il numero sette significa perfezione, ed è anche per porre l'accento su quest'aspetto che Dio dispose che fosse celebrata perfino " la festa delle settimane", o Pentecoste, il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua, vale a dire dopo sette settimane.
Abbiamo già affermato che il giorno di riposo ha avuto com'effetto anche la fine dell'impegno creativo di Dio, quindi ciò che oggi l'universo contiene è esattamente ciò che conteneva allora, perché niente di nuovo vi è stato aggiunto. Tutto questo lo conferma anche la scienza con le due leggi della termodinamica. La prima di queste leggi enuncia, in sostanza, che l'energia contenuta nell'universo è costante, quindi non cresce, e nemmeno cala, ma che dal giorno in cui Dio ha terminato il suo lavoro è sempre rimasta la stessa, perché l'ha creata tutta all'inizio. Il secondo principio dice, in sostanza, che lentamente tutta quest'energia, pur restando costante, si converte da una forma all'altra. Nell'ultima sua forma, quella termica, è però molto difficile utilizzarla di nuovo, per cui è quasi come se la perdessimo. Per esempio: se guardate una carta geografica del Mare del Nord vi troverete un puntino chiamato Angie, si tratta di una piattaforma per l'estrazione del petrolio che ha preso il nome da mia figlia che ha scoperto quel giacimento. Una volta però che il petrolio è diventato benzina, e poi bruciato nei nostri motori, si trasforma in calore che va a scaldare l'atmosfera e l'intero universo. Quel calore è l'energia del petrolio che si è trasformata, ma nella forma in cui è ora è molto difficile per noi poterla riutilizzare per cui, in concreto, è come se l'avessimo persa. Questo processo viene anche chiamato "entropia".
UN NUOVO IMPEGNO
A questo punto potremmo anche chiederci se, dopo essersi riposato, Dio avesse ancora intenzione di rimettersi al lavoro. La risposta a questa domanda è si, perché lo ha già fatto. Noi stiamo vivendo, ormai da duemila anni, nella seconda settimana lavorativa di Dio; per l'esattezza nell'ottavo giorno della creazione. Viene da chiedersi, allora, qual'è il momento in cui Dio ha ripreso la sua attività creativa. Possiamo affermare che il settimo giorno è durato per tutto il tempo dell'antico testamento, infatti, anche il libro dell'Ecclesiaste ci dice: "Quello che è stato è quel che sarà; quello che è stato fatto è quel che si farà, non c'è nulla di nuovo sotto il sole". C'è qualcosa di cui si può dire: "Guarda questo è nuovo? No perché quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto". La parola "nuovo" non appare quasi mai nell'antico testamento; la troviamo solo verso la fine del libro d'Isaia dove è scritto: "Ecco io creo nuovi cieli e nuova terra, e le cose di prima non si ricorderanno più e non verranno più in mente". E' raro trovare questa parola da altre parti, perché effettivamente non c'era niente di nuovo, tutto era già stato fatto. Questo, come abbiamo già detto, è l'indizio che se il settimo giorno è stato così lungo, certamente lo potevano essere anche i sei che lo precedevano.
Il riposo di Dio è terminato esattamente nel giorno in cui Gesù morì, perché in quel tempo, l'Eterno, si rimise di nuovo al lavoro per creare un corpo nuovo di zecca per suo Figlio. La resurrezione di Gesù fu diversa da tutte quelle di cui ci parla la Bibbia. Lazzaro, la figlia di Jairo, il figlio della vedova di Nain, il bambino della Sunamita, ed anche lo stesso Giona, che nel ventre del pesce era ormai morto, tornarono in vita nel loro vecchio corpo, quindi un giorno avrebbero dovuto cessare di vivere di nuovo, perché il loro non era un corpo eterno. Gesù però, quando tornò in vita, non vi ritornò con il suo vecchio corpo, ma con qualcosa di nuovo e di glorificato, che somigliava al precedente anche per le ferite, ma non era lo stesso; e questo non era mai accaduto a nessun altro.
Leggendo nel Vangelo di Giovanni la resurrezione di Gesù, scopriamo che Giovanni stesso vi credette solo quando vide che il corpo del Signore non era più nei panni dove era stato avvolto, benché, questi fossero ancora arrotolati come se avviluppassero qualcuno. In quel momento nella mente di Giovanni dovette essere chiaro che il corpo di Gesù era in qualche modo come svanito per intervento di Dio, perché nessun uomo poteva mai averlo tolto da là senza srotolare le bende. A questo punto alcuni si chiedono: "Se Gesù lasciò nella tomba ciò che lo copriva, dove trovò i vestiti con cui si presentò a quelli che in seguito lo videro?" I Vangeli non ci autorizzano a pensare che nelle sue apparizioni fosse nudo; come del resto non affermano che qualcuno gli abbia dato degli abiti. Io, personalmente, penso che i vestiti li abbia avuti nello stesso posto in cui ha avuto il suo nuovo corpo; Dio li ha creati insieme al corpo nuovo di Gesù. Per questo possiamo affermare che Dio ha ricominciato il suo lavoro proprio in quei giorni. Del resto anche noi quando saremo in cielo saremo vestiti, eppure non avremo bisogno di fare la valigia per andarvi.
Il corpo che Gesù ha ricevuto era un corpo che non sarebbe mai invecchiato, un corpo che egli ha ancora e per mezzo del quale può apparire e sparire, cucinare e mangiare. E' con quel corpo che un giorno noi lo vedremo di nuovo. Quel giorno era il primo giorno della settimana, il giorno nel quale in Israele tutti si rimettevano al lavoro, ed anche per Dio lo fu, perché fu davvero l'inizio della nuova creazione. Per confermarlo, sette settimane dopo, ed ancora in un primo giorno della settimana, Dio intervenne di nuovo mettendo il suo Spirito negli uomini. Così il giorno che per eccellenza è dedicato all'adorazione è la domenica, in altre parole il dì seguente il sabato, l'ottavo giorno, il primo della nuova settimana. Gli ebrei praticavano il giorno di riposo per identificarsi con il loro Dio, ma ora l'Eterno era di nuovo al lavoro, e così i cristiani s'identificano in lui nel giorno seguente.
Per noi non è un giorno di riposo, anzi per alcuni è forse il più indaffarato di tutta la settimana; così come lo è anche per Dio, che opera di più, per la nuova creazione, in quel giorno che in qualsiasi altro. Un'altra differenza sostanziale tra la prima e la seconda creazione sta nel modo in cui Dio opera; infatti, se nella prima iniziò con il creare i cieli e la terra, nella seconda è dal genere umano che dà inizio al suo rinnovamento, per poi arrivare a restaurare l'intero universo. In quest'opera anche noi siamo suoi collaboratori perché per portare anime a Cristo, Dio si serve anche del nostro lavoro. In questo anche noi contribuiamo alla nuova creazione, giacché ogni altro convertito è qualcosa che non era mai esistito in precedenza, quindi una vera e propria creazione nuova; in pratica, un pezzo del nuovo mondo.
Tutto questo è avvenuto, ed ancora accade, perché Dio ha talmente amato le persone del vecchio mondo che vuole portarle nel nuovo; e per farlo basterà solo che siano disponibili a farsi modellare dal suo Spirito. Ovviamente si tratta di un progetto grandioso che Dio sta realizzando per gradi; il primo dei quali è la necessità per gli uomini di rivestire un carattere nuovo. Poi verrà il tempo in cui tutti vivranno con un corpo nuovo; ed in seguito, finalmente, potranno abitare anche su una terra rinnovata. Può sembrare incredibile, ma un giorno anche noi avremo un corpo glorioso come quello di Gesù, e probabilmente la nostra età sarà, e resterà per sempre, di trentatré anni. Quell'età è la stessa che ha ancora oggi il corpo del nostro Signore; ed è l'apice della vita, sia fisicamente sia mentalmente.
Non ci saranno più né sole, né mare, né sesso sulla nuova terra, dissi in un convegno a Sidney, ed improvvisamente piombò sull'aula un silenzio di tomba, perché quelle erano le cose più amate dalle persone che mi ascoltavano. Noi, però, non dobbiamo preoccuparci per questo, perché non ci mancherà niente di ciò che abbiamo adesso. Allora tutto sarà talmente bello che il mondo di oggi non verrà nemmeno ricordato. Le ultime pagine della Bibbia ci riportano al paradiso di cui parlavano le prime, in loro ritroviamo ancora l'albero della vita di cui si perse ogni traccia. Benché per noi sia molto difficile immaginare le meraviglie del vecchio paradiso, la Bibbia promette che il nuovo sarà addirittura migliore. Quello è il posto dove andremo ad abitare, perché noi non resteremo per sempre nel cielo; ma un giorno torneremo ancora sulla nuova terra. In quei giorni avverrà un fatto incredibile perfino agli angeli, che con la loro potente voce esclameranno: "Ecco l'abitazione di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; ed essi saranno il suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio". Il Figlio di Dio ha già abitato con noi, e quella sarà la volta in cui anche il Padre traslocherà; ed allora, finalmente, anche noi potremo vedere per sempre la sua faccia. Tutto questo è iniziato in un primo giorno della settimana; nel giorno che noi chiamiamo domenica, e nel quale Gesù è risorto con il suo nuovo corpo.
Già nel terzo capitolo di Genesi si parla di Dio che passeggiò sulla terra e di Adamo che sentì i suoi passi. Alla fine della Bibbia Dio vi abiterà, ed allora noi non diremo più: "Padre nostro che sei nei cieli" ; ma potremo dire: "Padre nostro che sei in terra". Tutto questo sembra impossibile, eppure è la promessa che Dio ci ha fatto; ed anche il Vangelo che predichiamo afferma che c'è una nuova terra in arrivo, e che per entrarci dovremo essere creature nuove, con le stesse caratteristiche di Cristo. Noi saremo la vera "New Age", quella che esiste ora è solo una frode, perché promette un'era nuova su una terra vecchia. Ovviamente non potrebbe essere altrimenti, perché nessun uomo potrà mai promettere quello che ha promesso Dio; infatti, solo lui è in grado di creare ciò che non esiste. Questa promessa è anche il vero cuore del Vangelo, la più grande polizza d'assicurazione sulla vita che potremmo mai stipulare.
Della veridicità della Parola di Dio siamo tutti testimoni, ognuno di noi può testimoniare che lo stesso Dio che ha detto "Sia la luce", ha portato chiarore nella notte dei nostri cuori. Lo stesso creatore che ha messo ordine nell'universo, ha riordinato anche le nostre vite sregolate. In questo momento egli è ancora all'opera, perché ogni persona salvata è una nuova creazione operata direttamente dalle mani di Dio. Nel nuovo mondo ci saranno solo esseri umani redenti, ed angeli che non si sono ribellati all'Eterno, perché non c'è perdono per le creature celesti decadute. Nell'epistola "Agli Ebrei" è scritto chiaramente che il sangue di Gesù salverà gli uomini, ma non gli angeli. Questo è anche il motivo per cui Gesù ha affermato che l'inferno è un luogo preparato per loro; lontano dal nuovo cielo e dalla nuova terra, dove resteranno isolati per sempre. L'inferno non è stato fatto per gli uomini, e se qualche essere umano ci andrà, sarà unicamente perché ha scelto di vivere con gli angeli ribelli per sempre.
CHI SIAMO?
Fino ad ora abbiamo parlato di Dio, del mondo di oggi e di quello che verrà; adesso proviamo a trattare un po' anche degli uomini. Uno degli evoluzionisti più famosi ha sostenuto che l'uomo è l'essere più improbabile che l'universo potesse mai generare. Nonostante ciò, il grande interrogativo che ognuno di noi si pone è, oggi più che mai, se siamo o no il frutto del caso; ovvero: se la nostra presenza possa essere il risultato di un incidente biologico. Una risposta affermativa a questa domanda renderebbe immediatamente tutto il genere umano "orfano", e potrebbe far apparire la vita addirittura come una barzelletta di cattivo gusto. In questo caso, la nostra presenza sulla terra non avrebbe né scopo né significato, ed anche se l'uomo non fosse mai esistito, nessuno se ne sarebbe accorto. Una tale convinzione può avere un effetto devastante su di noi, infatti, uno dei traumi peggiori che possa capitare ad un bambino è sapere che nessuno aveva programmato la sua nascita. Quando prenderà coscienza di non essere frutto di un desiderio, e che la sua presenza è dovuta solo ad un incidente, ne resterà condizionato per tutta la vita.
Così, come questo può essere dannoso per il singolo, altrettanto può esserlo per la società nel suo insieme. Credere che siamo il risultato di una casuale combinazione chimica, significa anche essere certi che per la nostra esistenza non esistono scopi, che proveniamo dal niente, e che siamo anche diretti verso il niente. Le persone che credono in queste teorie purtroppo sono molte, e generalmente a causa di ciò hanno perso anche la loro identità. Conoscono bene il loro nome e l'indirizzo, ma continuano a porsi le domande: "Io chi sono? Perché sono qui? Sono il frutto di una scelta o del caso?". In genere per gli evoluzionisti non siamo altro che animali sviluppati un po' meglio, per cui qualcuno ci ha definito anche come "scimmie nude". Tra l'altro questa definizione è inesatta anche scientificamente, perché i peli sul nostro corpo sono più numerosi di quelli delle scimmie. A rigore di logica dovremmo essere chiamati scimmie pelose, anche se i nostri peli si notano meno perché sono molto più fini e corti.
E' ovvio che funzionalmente anche noi possiamo rientrare nella categoria degli animali ed essere classificati come mammiferi. Noi allattiamo i nostri piccoli come fanno loro, ma tutto ciò è dovuto essenzialmente al fatto che abitiamo lo stesso ambiente e che entrambi siamo stati creati nel sesto giorno, per cui anche le nostre funzioni vitali devono forzatamente essere molto simili. Ci sono però delle capacità proprie dell'uomo che non esistono in nessun'altra creatura; ed una di queste è la nostra superiorità mentale. Noi possiamo pensare a cose che non esistono, far progetti, o avere ricordi del passato, e quindi impostare la nostra vita in funzione del tempo andato ed in vista del futuro, cosa che gli animali non possono fare perché vivono soltanto al presente. Abbiamo anche un linguaggio molto sviluppato, per cui possiamo esprimerci anche attraverso l'arte e la cultura. Viviamo le nostre vite secondo un codice morale, che può generare in noi sensi di gratificazione o di colpa; cosa anche questa che non ha paralleli nel mondo animale. La Bibbia ci parla degli ultimi giorni di questo vecchio mondo, come di quelli in cui l'uomo ha perso la capacità di arrossire. Si tratta del segno del massimo degrado morale, che accadrà nel tempo in cui nessuno più si vergognerà del suo peccato. Purtroppo gli esseri umani moralmente possono diventare anche peggiori degli animali. Nessun animale ha concepito armi di distruzione di massa; ed anche se si uccidono a vicenda lo fanno solo quando è necessario per sopravvivere. Non è mai accaduto che una specie animale decidesse di sterminarne un'altra. Non è così tra gli uomini. Ho visto ad Auschwitz una stanza che aveva solo due porte: una per l'entrata e l'altra per l'uscita; non c'era nessuna finestra. Dalle docce sistemate sul soffitto usciva un gas che ogni volta uccideva duecentocinquanta tra uomini donne e bambini. Una volta uccisi i loro capelli erano us