FEDE
di C. H. Spurgeon
(Pubblicato
con permesso del sito Cristiani
Evangelici)
In fondo in fondo, come credenti siamo dei semplici! Indipendentemente
dalla nostra età, nelle cose spirituali siamo piuttosto infantili.
Appena creduto in Cristo, eravamo ancora più ingenui! Pensavamo che
essere perdonati comportasse tante cose, che poi abbiamo scoperto
non avere nulla a che fare con il nostro perdono. Per esempio, pensavamo
che non avremmo mai più peccato; che la battaglia era già vinta; che
ci trovavamo in un bel campo di fiori, senza più guerre da combattere;
che avevamo già la vittoria; che dovevamo soltanto alzarci in piedi
e agitare il ramo di palma; che tutti i problemi erano finiti, che
dovevamo solo confidare in Dio e saremmo entrati in Cielo, senza dover
combattere alcun nemico terreno.
Ovviamente, erano tutti errori. Notiamo che, sebbene sia dichiarato
che: "Chi crede non è condannato", non è scritto da nessuna parte
che chi crede non sarà messo alla prova. La tua fede deve essere esercitata,
altrimenti non sarebbe tale. Dio non ha mai inteso dare la fede all'uomo
senza provarla, anzi la fede serve proprio ad affrontare le prove.
Come gli arcieri preparano il bersaglio con l'intento di colpirlo,
così Dio dona la fede con l'intenzione di lasciare che le prove, le
difficoltà, il peccato e Satana le scaglino addosso i loro dardi.
La fede in Cristo è insieme un dovere e un gran privilegio, ma ricorda
che tutto questo comporta grandi prove. Quando chiedi maggior fede
considera che è come se chiedessi maggiori difficoltà. Non puoi avere
una grande fede soltanto per tenerla da parte e lasciarla arrugginire.
Il signor Grancuore, nel noto libro di John Bunyan, "Il Pellegrinaggio
del Cristiano", era un uomo molto forte, ma dovette affrontare un
grande lavoro. Dovette accompagnare le donne e i bambini, su e giù
verso la Città Celeste, svariate volte; dovette combattere tutti i
giganti e respingere i leoni; dovette uccidere il gigante Disperazione
e buttare giù il Castello del Dubbio. Se hai una grande misura di
fede, dovrai usarla tutta; non potrai risparmiarne neppure una briciola.
Sarai come le vergini avvedute della parabola di Gesù le quali, alle
disavvedute che chiedevano una parte d'olio, dovettero rispondere
a malincuore: "No, perché non basterebbe per noi e per voi" (Matteo
25:9).
Quando la fede è messa alla prova, e a volte viene meno, non pensare
di essere stato definitivamente battuto dal peccato. Se sei un vero
credente, nato di nuovo, come l'apostolo Paolo, potrai essere "tribolato
in ogni maniera, ma non ridotto all'estremo; perplesso, ma non disperato
perseguitato, ma non abbandonato; atterrato, ma non ucciso". Dio non
permetterà che tu sia tentato al di là delle tue forze. Egli ti darà
anche la via d'uscirne, affinché tu possa sopportare la tentazione
(cfr. 1Corinzi 10:13).
Non soltanto la nostra fede può essere provata, ma può anche scendere
a livelli molto bassi, senza che tuttavia il nostro rapporto con Cristo
sia perso del tutto. Nella vita cristiana vi sono dei momenti di grande
apatia spirituale. Forse, proprio tu, andrai avanti, per giorni o
per mesi, in una condizione di minima comunione con Cristo e pochissima
comunione tangibile con Dio. La Bibbia non ti sarà più di conforto
e le promesse divine ti sembreranno infrante. Probabilmente avrai
soffocato e contristato lo Spirito Santo e quando volgerai lo sguardo
al cielo, forse sentirai solo il dolore prodotto dalla verga del Padre.
Però, quand'anche la fede diventasse così piccola fino al punto di
non essere più visibile, Dio rimarrebbe fedele alla Sua Parola: "Egli...
Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante" (Isaia
42:3).
Se hai veramente creduto in Cristo, la tua fede può essere come il
mare che, con la bassa marea, si ritira per vari metri dalla riva
e lascia scoperto il fondo melmoso; qualcuno potrebbe dire affrettatamente
che il mare se n'è andato o si è prosciugato; ed è, infatti, proprio
in questi frangenti che l'opera subdola ed accusatrice di Satana prende
piede. Egli fa apparire la nostra condizione come uno stato irrecuperabile
e i nostri problemi molto più grandi di quanto essi siano realmente.
Tuttavia, amato dal Signore, anche se la tua fede si sarà quasi completamente
prosciugata, tu non sarai reciso dalla grazia. Quella poca fede, nel
momento in cui ti volgerai a Dio, in un attimo, può essere trasformata
in una fede capace di spostare le montagne. Anzi mi permetto di dire
che quando la tua fede è un'ondata impetuosa, tu non sei più meritevole,
agli occhi di Dio, di quando la tua fede è agli sgoccioli. Il fatto
che tu sia accettato non dipende dalla quantità della tua fede, ma
dall'immensa misericordia di Dio.
Infatti, se stai veramente dimorando in Cristo, anche se la tua fede
fosse ridotta al lumicino e mille diavoli ce la mettessero tutta per
spegnerla, non saresti ugualmente reciso, rimarresti giustificato
in Cristo. La tua misura di fede può salire e scendere come un termometro,
cambiando a seconda dei mutamenti ambientali, ma l'amore di Dio non
viene influenzato dal tempo o dai cambiamenti di stagione. La tua
giustizia può andare a destra e a sinistra come un pallone preso a
calci dagli avversari, ma la tua accettazione dipende dalla perfetta
giustizia di Cristo, che non può essere smossa. Tu sei accettato e
salvato per l'opera vicaria di Gesù. È quindi vitale, anche nei duri
momenti della prova, perseverare nella fede e rimanere saldamente
afferrati a Cristo, non essendo smossi dalla speranza dell'Evangelo
(cfr. Colossesi 1:23).
C'è un'altra cosa che spesso mette alla prova i figli di Dio: il fatto
di perdere, a volte, la sensazione dell'approvazione del Padre. Ricorda
che non è scritto da nessuna parte che "chi crede non perderà la sensazione
dell'approvazione del Padre", anche se la perdesse, non sarebbe per
questo condannato. Anche quando tuo Padre ti colpisce producendo in
te tristezza e dolore, non si tratta di colpi di condanna. Egli non
ti sta colpendo nella Sua ira, ma per amore e disciplina (cfr. Ebrei
12:4-17); c'è altrettanto affetto nella correzione del Padre di quanto
ce n'è sulle labbra di Gesù. Esse serviranno a sollevare il tuo cuore
e a fortificarti; onoreranno Dio e ti aiuteranno a capire che sei
accettato solo sulla base della giustizia di Cristo. Quando Egli volge
le spalle ai tuoi capricci, continua a credere in Lui, poiché: "Se
lo rinnegheremo, anch' egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli
rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso" (2 Timoteo 2:13).
Perciò, dichiara con fede: "Egli resta fedele anche se mi nasconde
il Suo volto"!
Voglio portare ancora oltre questo ragionamento. Il figlio di Dio
può essere assaltato da Satana al punto da arrivare vicino alla disperazione,
senza però essere reciso dalla grazia. Il nemico della sua anima può
riempirgli le orecchie di discorsi infernali, fino a farlo sentire
sull'orlo della perdizione; può arrivare a pensare che ogni minaccia
della Bibbia sia rivolta a lui e che ogni promessa gli sia esclusa
e non lo riguardi; può scendere sempre più in basso, fino a toccare
il fondo; può anche pensare che il Signore l'abbia abbandonato e non
gli mostrerà più compassione. Ma tutto ciò è falso! Può anche proclamare
mille volte che la grazia di Dio se n'è andata per sempre e che la
Sua fedeltà è venuta meno, ma si sbaglia, questo non è vero! Mille
bugiardi che giurano il falso non possono rendere vero ciò che è falso
e tutti i nostri dubbi e i nostri timori sono falsi testimoni. Dio
non ha mai abbandonato il Suo popolo e non ha mai cacciato via un
innocente; e tu sei innocente, ricordatelo, da quando hai creduto
in Gesù!
Scoraggiato dirai: "Ma io sono pieno di peccato e pecco ogni giorno".
Non più timore! Questo ti ricorda la tua natura caduca e ti insegna
che necessariamente hai bisogno di ravvederti e di un Redentore che
accolga il tuo pentimento. Cristo Gesù, vedendo la tua debolezza,
ha caricato su di Sé il tuo peccato. Non è più su te, Egli te lo ha
tolto una volta per sempre. Per mezzo della fede in Cristo tu sei
reso giusto e Dio non abbandonerà il giusto, né caccerà l'innocente.
Perciò il figlio di Dio può avere una fede ridotta al lumicino, può
perdere la sensazione dell'approvazione del Padre e può anche cadere
nella disperazione; ma tutte queste cose non possono contraddire la
Parola di Dio: "Chi crede non è condannato".
"Ma allora un credente può peccare", tu dirai. Questo è un argomento
delicato e profondo, ma vogliamo trattarlo con tutta franchezza. La
Parola di Dio va "tagliata" rettamente, stando attenti a non farne
un uso cattivo o tanto meno egoistico. Io so che alcuni, che si dicono
cristiani, affermano, come al tempo di Paolo: "Pecchiamo, affinché
la grazia abbondi" (cfr. Romani 3:9; 6:1, 2). La condanna di quei
tali è giusta! Non dobbiamo accettare la perversione della verità.
Ci saranno sempre individui che considereranno il cibo migliore come
un veleno e faranno della verità più preziosa una menzogna, ma così
facendo se la dovranno vedere col Giusto Giudice.
Alla domanda se un figlio di Dio può peccare, purtroppo, devo rispondere
sì! Tutti i giorni, egli scopre che, quando vorrebbe fare il bene,
in lui è presente anche il male. Ma, egli, in quanto nato di nuovo,
è perfetto in Cristo e le imperfezioni della creatura non intaccano
la perfetta giustificazione che il credente gode al cospetto di Dio.
Anche se dovesse cadere, il peccato non sarà più la consuetudine.
La sua accettazione non dipende dai meriti, ma dalla perfetta giustizia
di Cristo e tale perfetta giustizia non è invalidata dai suoi peccati
occasionali.
"E se cade in qualche peccato grave?" Dio ci guardi dal farlo! Ma
se dovesse cadere, ritornando nella casa del Padre celeste raggiungerà
il cielo. Come il figlio prodigo godrà della compassione del padre,
anche se come lui, non potrà più usufruire dell'eredità dilapidata;
egli entrerà nella gloria eterna, ma vedrà allontanarsi le corone
di premiazione che il Giusto Giudice riserverà ai suoi fedeli servitori.
Allora se, per qualsiasi motivo, egli dovesse allontanarsi dal Signore,
Colui che l'ha acquistato a prezzo del Suo sangue non lo lascerebbe
senza più nessuna speranza. Colui che l'ha accolto, non lo caccerebbe
via, ma sarebbe sempre pronto a perdonarlo e a dimenticare i suoi
peccati.
Davide si è allontanato parecchio, ma in seguito egli è tornato a
Dio, implorando: "Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua benignità;
secondo la moltitudine delle tue compassioni, cancella i miei misfatti"
(Salmo 51:1). E Dio, che non si era mai allontanato da lui, lo accolse
di nuovo. Così avverrà ad ognuno che, pur essendo caduto, implorerà
il perdono divino. Anche se scivola, verrà aiutato a rialzarsi, affinché
si ripeta quel che affermava Gesù in riferimento ai discepoli che
Egli stesso aveva custoditi: "Nessuno di loro è perito, tranne il
figlio di perdizione" (Giovanni 17:12).
Se questo non fosse vero, cosa sarebbe stato di tanti credenti che
si sono sviati e solo dopo mesi o anni sono tornati pentiti ai piedi
del Signore? Se tu che leggi ti sei sviato da Dio, ti prego di non
fraintendermi, facendo un cattivo uso di quel che ho detto. Il Signore
non ti ha ancora cancellato dal Libro della Vita, perché tu ne approfittassi
e per farti fare ciò che vuoi, ma per darti ancora occasione di ravvederti.
Non indugiare: quello stesso Padre che oggi attende con grande compassione
e misericordia il tuo ritorno, domani sarà costretto, in virtù della
Sua giustizia, ad essere un giudice inflessibile. Egli ti chiama con
amore e ti dice ora di tornare a Lui. Quando tornerai dal Padre con
un pentimento sincero come il prodigo, Egli dimenticherà i tuoi peccati,
guarirà le tue iniquità, tu avrai nuovamente il Suo favore e la Sua
benedizione, saprai di essere ancora accolto per la giustizia del
Redentore e salvato per il Suo sangue.
Dio non dice che la nostra fede non verrà provata e che non cadremo
mai, ma se dovesse accadere ricordiamo che: "Se alcuno ha peccato,
noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto" (1
Giovanni 2:1). Se hai veramente creduto in Cristo, sulla base della
perfetta opera di redenzione compiuta da Gesù Cristo, non sei e non
sarai condannato.
COSA INCLUDE
LA FEDE
I figli di Dio, dunque, non sono condannati e cioè Dio non li considera
colpevoli fino a quando essi dimorano nel Suo Unigenito Figliuolo.
Ti sorprende ancora quest'affermazione? Lo ripeto: dal momento in
cui hai creduto in Cristo, Dio non ti considera più colpevole, perché
ti vede sempre attraverso Cristo. Puoi esser nero come le tende di
Chedar (la tua vecchia natura carnale), ma Dio ti vede come gli splendidi
arazzi di Salomone (la tua nuova natura in Cristo). Puoi essere stato
sudicio (la tua natura tendente al peccato, in Adamo), ma sei pulito
(la tua natura in Cristo, il secondo Adamo).
Dimorando in Cristo, agli occhi di Dio, sei sempre a posto, amabile
e perfetto, perché sei visto completo e perfetto in Lui! Sei sempre
considerato lavato e pienamente rivestito di Cristo. Anche questo
è incluso nelle parole: "Chi crede in Lui non è condannato". Potrai
essere castigato, come ogni buon padre castiga il figlio, perché questo
fa parte della disciplina cristiana; ma non sarai colpito come il
giudice colpisce il criminale. Il tuo Padre celeste può anche punirti
come punisce il proprio figlio per educarlo.
I perduti sono tali davanti a Dio soltanto sulla base dei loro demeriti
e le loro sofferenze sono da considerare come conseguenza del peccato.
Ma le sofferenze del cristiano sono permesse dal Signore, sono un
atto d'amore di Dio perché vuole disciplinarci per il nostro bene.
Ho considerato spesso quest'aspetto quando ho avuto una grave malattia.
Qualcuno diceva che me la meritavo, ma in realtà noi credenti non
meritiamo né la salvezza, né le sofferenze: sono due diverse esperienze
positive che il nostro Padre celeste riserva ai Suoi figli.
Forse non capirai come una prova possa costituire una benedizione
divina; ma io so che la disciplina è un dono della grazia, come la
virtù del sangue del perdono. Non ci viene permessa, perché la meritiamo,
ma perché ne abbiamo bisogno. Paradossalmente, ci dovremmo chiedere
se siamo abbastanza buoni da meritare la disciplina del Signore, perché
nessuno di noi si merita una benedizione così preziosa e utile come
la prova della nostra fede per mezzo della disciplina di Dio. Ma questa
è un'altra cosa rispetto all'ira del Giusto Giudice, che non può abbattersi
sulla vita del cristiano fedele, perché, da quando ha creduto in Cristo,
non è più sotto la giurisdizione della Legge.
La legge d'Inghilterra non poteva toccare un cittadino francese che
viveva sotto la protezione del suo re. Tu non sei "Sotto la legge
ma sotto la grazia" (Romani 6:14). La legge del Sinai non ti può toccare,
perché non sei più sotto la sua giurisdizione, non sei nel Sinai,
né in Palestina. Tu non sei figlio di Agar, la serva; sei figlio di
Sara, la libera. Non sei più schiavo in Egitto o vagabondo nel deserto,
sei nella gioiosa terra promessa da Dio. Sei figlio della promessa
e perciò ciò che ti spetta è l'eredità divina (cfr. Galati 4:21-31).
Credimi, se perseveri fedelmente nelle vie di Dio, la Legge non potrà
colpirti, né ti colpirà l'ira di Dio, nel senso di una condanna penale.
Quando Egli ti rivolge una sonora riprensione, non è per punirti del
tuo peccato, ma per aiutarti a lasciarlo e per perfezionare la tua
santificazione. Ma se oggi stesso, credendo, dovessi presentarti davanti
a Dio, non saresti giudicato, perché, grazie alla virtù del sangue
e della giustizia di Gesù Cristo, appariresti completo e perfetto.
COSA ESCLUDE
LA FEDE
Sono certo che la fede in Cristo, prima di tutto, esclude ogni vanto
(cfr. Romani 3:27). La Parola di Dio insegna che: "Chi crede non è
condannato". Se dicesse: "Chi opera non è condannato", allora tu ed
io avremmo di che vantarci; invece, dice "chi crede". Non c'è spazio
per alcun'opera meritoria. Se ho la possibilità di sfuggire alla condanna
eterna è per il dono ineffabile della grazia divina, che mi è offerta
per mezzo di Cristo Gesù. Diversamente, io meriterei di essere condannato.
Quando sono in ginocchio, so che è unicamente per la grazia divina
che sono accettato e non per il fatto stesso che sto pregando. La
mia preghiera, infatti, è gradita ed accettata dal Padre soltanto
per i meriti di Cristo. D'altro canto, ogni atto che facciamo nella
carne è in qualche modo peccaminoso se non è vissuto in intima comunione
con Lui. Inoltre, anche le nostre azioni più giuste e meritevoli,
depauperate della grazia di Dio, appaiono così inutili che si distinguono
appena dai peccati più grossolani (cfr. Isaia 64:6). Fintanto che
rimangono opere nostre non producono niente di buono; assumono significato
solo se sono opere dello Spirito Santo. Ma in questo caso la bontà
d'esse non deriva da noi, ma dallo Spirito di Dio. Insomma, non abbiamo
nulla di cui vantarci se non di Cristo e della Sua opera!
Ogni superbia deve svanire dal credente, che deve invece coltivare
continuamente l'umiltà. D'altronde, se crede di valer qualcosa e tira
su la cresta, ciò non aggiunge nulla al suo effettivo valore! Quando
comincia a vantarsi sta uscendo dalla retta via, parla come se avesse
raggiunto la vittoria per merito suo. Non a caso l'apostolo Paolo
indicava nell'orgoglio il suo nemico più acerrimo. Perciò, credente,
smettila di vantarti; vivi umilmente davanti al tuo Dio e non permettere
che una parola di vanto sfugga dalle tue labbra. Sacrifica il tuo
io e canta anche tu, davanti al trono: "Non a noi, o Eterno, non a
noi, ma al tuo nome dà gloria, per la tua benignità e per la tua fedeltà!"
(Salmo 115:1).
Cos'altro esclude la fede? Secondo me, dovrebbe escludere ogni forma
di dubbio e timore (su questo punto sto parlando anche a me stesso):
"Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarò
contro di noi?" (Romani 8:3 1). Come mai tu ed io, a volte, andiamo
in giro come se portassimo un mucchio di pesi sulle spalle, dimenticandoci
di questa gloriosa verità? Dieci o undici anni fa non so cos'avrei
dato per poter dire che questo versetto valeva anche per me. A quel
tempo non sentivo il perdono di Dio, avrei preferito vivere di pane
ed acqua, rinchiuso in una prigione e frustato tutti i giorni, pur
di avere la certezza che i miei peccati erano stati perdonati. Ma
ora che sono perdonato non posso deprimermi, sarebbe una vergogna.
Sei ancora in crisi perché stai dubitando? Come cristiano dovresti
provare vergogna solo a pensarlo! Rialzati e asciuga le lacrime dai
tuoi occhi. "Dio vi ha riconciliati... per farvi comparire davanti
a sé santi, senza difetti e irreprensibili, se appunto perseverate
nella fede" (Colossesi 1:22-24). Pensa a una persona che giace in
galera e deve essere giustiziato la settimana successiva. Se gli fosse
comunicato: "Sei stato graziato, per essere libero devi solamente
uscire!", non pensi che salterebbe di gioia dalla sedia? Dopo la liberazione,
se anche dovesse perdere tutti i suoi beni e soffrire tante cose,
cosa gli importerebbe, una volta salvata la vita? Penserebbe che questi
sono problemi da nulla.
Fratello in Cristo, tu sei stato graziato, tutti i tuoi peccati sono
stati perdonati, Gesù ti ha giustificato col Suo sangue... e tu stai
lì a lamentarti? Se proprio dovesse capitare, facciamo in modo che
duri il meno possibile. Se per qualche motivo ci sentiamo ancora scoraggiati,
chiediamo al Signore di risollevarci subito. Ma temo che alcuni di
noi abbiano preso la brutta abitudine di restare col morale a terra.
Secondo le Scritture, chi brontola continuamente, come fecero gli
Ebrei nel deserto, rischia di subire la stessa dura disciplina cui
fu sottoposto il popolo d'Israele (cfr. 1 Corinzi 10:10, 11). Ricorda,
fratello, che questo spirito di mormorio crescerà sempre di più in
te, se non lo freni in partenza. Quando invece riesci a eliminare
il primo dubbio è come se ne eliminassi cento, perché quello ne avrebbe
generati innumerevoli altri. Se non riponi completamente la tua fiducia
in Dio, questi dubbi e timori, presto sciameranno intorno a te come
le mosche d'Egitto.
Se non prendi di petto il primo, col passar del tempo i dubbi ti porteranno
allo scoraggiamento e più tardi alla disperazione. Se la fede deve
escludere ogni vanto, deve anche escludere ogni dubbio. Sappi che
la tua sicurezza non dipende tanto dalla fallacia della grazia divina,
quanto dalla tua fedeltà a Dio: "E ho questa fiducia: che Colui che
ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino
al giorno di Cristo Gesù" (Filippesi 1:6).
La vera fede esclude anche una vita di peccato. Come abbiamo già detto,
il credente, anche se dovesse cadere più volte, ma matura un sincero
pentimento, è perdonato e considerato giusto agli occhi di Dio, per
il sacrificio espiatorio di Cristo. Alcuni, travisando tutto ciò,
sostengono che questa dottrina spalanchi le porte ad una vita licenziosa
e dissoluta; ma chi nutre e pratica questa attitudine non è un vero
credente nato di nuovo! Come posso continuare tranquillamente a peccare,
sapendo di essere stato perdonato? Come posso vivere nell'iniquità,
visto che Gesù Cristo ha tolto da me ogni colpa e ha subito la punizione
al mio posto? La natura umana è malvagia, ma chi arriva al punto di
approfittare della grazia di Dio per peccare, non mostra il peggio
della natura umana, mostra di avere una natura perversa! Al contrario,
la grazia del Signore è il motivo più forte per spingerci a non peccare
più. È proprio in virtù dell'amore incommensurabile di Dio che comprendiamo
la necessità di protenderci verso il traguardo della vita eterna,
consapevoli che "Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione"
(1Tessalonicesi 4:7).
Sebbene siamo malvagi, troviamo molto difficile continuare a peccare
dopo esser stati amorevolmente perdonati, al caro prezzo del sangue
di Gesù Cristo. È molto più difficile peccare contro l'amorevole sacrificio
di Cristo che contro le terribili minacce della legge divina o per
la paura dell'inferno. Questo lo so per esperienza. Quando la mia
anima era in allarme per la paura dell'ira di Dio, peccavo con molta
più facilità rispetto ad ora, che sento in cuore l'amore di Gesù,
mio Salvatore. Sarebbe mostruoso leggere il proprio nome nel Libro
della Vita e continuare tranquillamente a peccare: saremmo sull'orlo
dell'inferno. Ma io sono sicuro che un vero figlio di Dio, una volta
salvato e nato di nuovo, per amore del nome di Gesù Cristo cambia
vita e desideri, si vergogna di ciò di cui prima si vantava e vive
per il Signore che lo ha "tanto amato".
Il cristiano deve valutare che nulla vale più dell'amore di Cristo.
La sua anima è considerata già perfetta grazie alla giustizia del
Salvatore, ma questo non deve fargli guardare con leggerezza il peccato,
altrimenti si sentirebbe (e sarebbe) egli stesso il carnefice di Cristo:
"Di qual peggiore castigo, a vostro parere, che sarò giudicato degno
colui che avrò calpestato il Figlio di Dio e avrò considerato profano
il sangue del patto col quale è stato santificato e avrò disprezzato
lo Spirito della grazia?" (Ebrei 10:29).
Continuare a peccare, per ogni vero credente, sarebbe un peso insostenibile,
quindi non possiamo fare a meno di camminare, calcando le orme del
Signore Gesù e di seguirLo ovunque Egli vada. Questo ci spinge a santificarci
più di ogni imposizione legalistica e a fare più che mai nostra l'esortazione
dell'apostolo Paolo: "Carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione
di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore
di Dio" (2 Corinzi 7:1).
Secondo me queste meditazioni, che sono state scritte principalmente
per i credenti, valgono anche per i peccatori perduti. Amico peccatore,
"Chi crede in Cristo non è condannato", perciò spero che tutto ciò
che hai letto, ti spinga a credere con tutto il cuore in Gesù e ad
essere perseverante fino alla fine dei tuoi giorni. Ti ricordo che
non devi aspettare di meritare o di sentire qualcosa: ti è comandato
di credere! "Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia"
(Atti 16:31). Forse sei troppo orgoglioso per accettare umilmente
l'immeritata grazia di Dio; ma se riconosci di non essere e di non
avere nulla di buono, non tergiversare. Vieni a Cristo con le mani
vuote e accetta per fede il Suo perdono e la Sua salvezza.