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I Grandi Predicatori

IL GRANDE DOVERE DELLA RELIGIONE IN FAMIGLIA

di George Whitefield


"Quanto a me e alla mia casa, serviremo l'Eterno" (Giosuè 24:15).


Queste parole contengono la santa decisione del devoto Giosuè, che in un discorso davvero toccante e affettuoso - nei versi precedenti - aveva rammentato agli Israeliti le grandi cose che Dio aveva fatto per loro; e nel concludere il discorso li aveva esortati dicendo loro che dal momento che Dio era stato così meravigliosamente benigno verso di loro, il meno che potessero fare, anche soltanto per mera gratitudine, era dedicare se stessi e le loro famiglie al Suo servizio. "Perciò ora temete l'Eterno e servitelo con integrità e fedeltà; e togliete via gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto" (verso 14). E per lo stesso motivo il profeta Samuele in seguito fece osservare loro ubbidienza ai comandamenti di Dio; "Solo temete l'Eterno e servitelo fedelmente con tutto il cuore vostro; considerate infatti le grandi cose che ha fatto per voi" (1 Samuele 12:24). Ma poi, affinché essi non trovassero scuse (come troppi sono soliti fare) per un suo cattivo esempio, o pensassero che li stesse caricando dei carichi troppo pesanti da portare ma che lui stesso non toccava neppure con un dito, egli dice loro che qualunque fosse l'importanza che davano alla dottrina che aveva predicato, lui (come tutti i ministri dovrebbero fare) era risoluto a seguirla e praticarla in prima persona: "Scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l'Eterno" (Giosuè 24:15).

Una decisione, questa, degna di Giosuè, e altrettanto appropriata, altrettanto necessaria per ogni vero figlio di Giosuè, cui è affidata la cura e la guida di una famiglia nei nostri giorni; e se era importante all'epoca che i ministri predicassero, e che la gente mettesse in pratica la religione in famiglia, oggi è più importante che mai; poiché c'è da temere grandemente che delle tante famiglie che si dicono Cristiane, ve ne sono solamente poche che servono Dio nell'intimità familiare come dovrebbero.

È vero che se visitate una delle nostre chiese potrete forse vedere la pietà dell'evangelo sussistere ancora tra di noi; ma difficilmente la si trova nelle case delle persone. E se gli angeli benedetti venissero a visitarci come nell'era dei patriarchi dell'Antico Testamento, per osservare l'amministrazione spirituale in casa nostra, non sarebbero tentati di dire come Abraamo ad Abimelec: "Certo, in questo luogo non c'è timore di Dio" (Genesi 20:11) ?

Come possa essersi iniziata a diffondere tra i Cristiani una tale noncuranza della religione in famiglia, è difficile da determinare. Per quel che riguarda i primi Cristiani, sono certo che tra di essi non fosse così: no, essi non avevano appreso da Cristo che la religione dovesse essere confinata al luogo della loro comune adunanza; al contrario, essi vivevano con tale amore e santità esemplare nelle loro famiglie, che san Paolo spesso definisce chiese le loro case: "Salutate i fratelli che sono a Laodicea, Ninfa e la chiesa che è in casa sua" (Colossesi 4:15). E io credo che dovremo per sempre disperare di vedere di nuovo quel primiero spirito di pietà rivivere nel mondo, fino a quando non ci rallegreremo di vedere un risveglio di quella primiera religione in famiglia, e persone che unanimemente decidono, dichiarando come Giosuè: "Quanto a me e alla mia casa, serviremo l'Eterno".

Per questi motivi vi prego di permettermi di insistere su queste tre cose:

I. Che è dovere di ogni capofamiglia badare che non solo lui, ma anche quelli che gli sono affidati, "servano il Signore".

II. In che modo ogni capofamiglia e la propria casa devono servire il Signore. E infine,

III. Alcuni motivi per esortare tutti i capifamiglia, con le loro rispettive famiglie, a servire il Signore nel modo raccomandato.

I. E innanzitutto, dimostrerò che è dovere di ogni capofamiglia badare che non solo lui, ma anche quelli che gli sono affidati, servano il Signore.
Questo sarà tanto più chiaro, se consideriamo che ogni capofamiglia deve ritenersi obbligato ad agire in tre ruoli: come profeta, per istruire; come sacerdote, per pregare per e con; come re, per governarli, dirigerli e provvedere per loro. È vero che in quest'ultimo dovere, raramente sono mancanti (anzi, in questo si è in genere fin troppo solleciti), ma per quel che riguarda i primi due, come Gallione, non si curano di tali cose. Ma per quanto indifferenti alcuni capifamiglia possano essere a riguardo, possono essere certi che Dio chiederà conto ad essi dell'ubbidienza a questi doveri. Poiché, come dice l'apostolo, "Se uno non provvede ai suoi e principalmente a quelli di casa sua, egli ha rinnegato la fede ed è peggiore di un non credente" (1 Timoteo 5:8); a quale più alto grado di apostasia bisogna arrivare, per non avere pensiero di provvedere al benessere spirituale della propria famiglia!

Ma poi, le persone sono solitamente molto pronte a criticare i ministri di Dio, e pensano di poterli accusare giustamente per il fatto che non si curano del gregge, che lo Spirito Santo ha rimesso alla loro guida: ma ogni capofamiglia non è forse a un grado inferiore soggetto alla stessa censura, se non si dà pensiero delle anime che sono affidate alla sua guida? Poiché ogni casa è come un piccolo locale di culto, ogni capofamiglia (come detto prima) è un sacerdote, ogni famiglia è un gregge; e se qualcuno di essi perisce a causa della noncuranza del capofamiglia, di quel sangue Dio gliene chiederà conto.

Se fosse un ministro a trascurare di insegnare al suo gregge - pubblicamente e di casa in casa - e a trovare scuse dicendo che per lui è già abbastanza dover vivere con timore e tremore per la salvezza della sua anima, e che non può occuparsi anche degli altri, non pensereste a quel ministro come al giudice iniquo della parabola, "che non temeva Dio e non aveva rispetto per alcun uomo" (Luca 18:2) ? Eppure, sebbene odioso, non è peggiore di quel capofamiglia che si ritiene obbligato solo a badare alla sua anima, senza badare a quelle dei suoi familiari. Poiché (come detto prima) ogni casa è come una piccola chiesa, e ogni capofamiglia è chiamato ad assicurarsi, per quel che dipende da lui, la prosperità spirituale di tutti quelli che sono con lui, come ogni ministro è obbligato a cercare il benessere spirituale di ogni singola persona che gli è stata affidata.

Quali precedenti possano additare gli uomini che trascurano questi doveri, non so dirlo. Senza dubbio non l'esempio del santo Giobbe, di cui la Scrittura ci informa, riguardo alla cura che aveva per le anime dei propri figli: "Quando i giorni della festa terminavano, Giobbe li faceva venire per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva un olocausto per ciascuno di essi, perché diceva: 'Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano rinnegato Dio in cuor loro'. Così faceva Giobbe ogni volta" (Giobbe 1:5). Né si può additare l'esempio di Giosuè, del quale nei versi che abbiamo esaminato è evidente che fosse attento al benessere della sua famiglia, oltre che del suo. E neppure, infine, può essere negativo l'esempio di Cornelio, che temeva Dio, non solo lui, ma con tutta la sua casa: e se i Cristiani fossero dello stesso spirito di Giobbe, Giosuè, e di quel centurione Gentile, essi si comporterebbero come Giobbe, Giosuè, e Cornelio.

Ma, ahimè, se questa è la situazione, e tutti i capifamiglia devono non solo servire il Signore loro stessi, ma allo stesso modo badare che le loro rispettive famiglie facciano lo stesso, che ne sarà di quelli che non solo non badano a servire Dio essi stessi, ma si divertono a ridicolizzare e a farsi beffe di quelli che nella loro famiglia Lo servono? Che non sono soddisfatti di "non entrare, ma neppure lasciano entrare coloro che cercano di entrare" (cfr. Matteo 23:13) ? Certamente tali persone operano per il diavolo. E certa è la loro dannazione, che non tarderà: poiché sebbene Dio, nella Sua buona provvidenza, possa tollerare che tali pietre d'inciampo siano poste sulla strada dei Suoi figli, e sebbene tolleri che i loro più grandi nemici "siano quelli della loro casa", per provare la loro sincerità e per rafforzare la loro fede, guai a quei capifamiglia dai quali giungono tali offese. Poiché se quelli che badano solo alla propria anima possono essere salvati appena, quale sarà la fine di quelli che sono apertamente profani e malvagi?

II. Ma sperando che siano solo pochi quelli che corrispondono a questa infelice descrizione, procediamo ora al secondo punto proposto: spiegare in che modo ogni capofamiglia e la propria casa devono servire il Signore.

1. La prima cosa che menzionerò, è LEGGERE LA PAROLA DI DIO.
Questo è un dovere incombente di ogni singola persona. "Investigate le Scritture, perché pensate d'aver per mezzo di esse vita eterna" (Giovanni 5:39), è un precetto dato dal nostro benedetto Signore, indifferentemente a ciascuno di noi: ma quanto di più deve ogni capofamiglia pensare ad esso come rivolto in maniera particolare a sé, in quanto (come è stato già provato) egli deve badare a se stesso come profeta - cioè per istruire - e avere pertanto una tale disposizione d'animo, pronto ad istruire quelli che gli sono affidati, nella conoscenza della Parola di Dio.

Vediamo che questo era l'ordine che Dio aveva dato al Suo popolo particolare, Israele; poiché così parla il Suo rappresentante Mosè, in Deuteronomio 6:6-7: "Queste parole", cioè, le parole della Scrittura, "che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; e le inculcherai ai tuoi figli", e dunque anche ai servitori, "ne parlerai quando sei seduto in casa tua". Da ciò possiamo dedurre che la sola ragione per cui così tante persone trascurano di leggere diligentemente le parole della Scrittura ai loro figli, è che quelle parole non sono nei loro cuori: poiché se lo fossero, dall'abbondanza del loro cuore parlerebbe la bocca (cfr. Luca 6:45).

Inoltre, tanto i servitori quanto i bambini sono, in genere, ignoranti delle leggi di Dio, o le conoscono appena: e come le potranno conoscere, se non c'è chi le insegni loro? E cosa c'è di meglio per insegnarle loro, degli oracoli viventi di Dio, "le Sacre Scritture, che possono dare la sapienza che conduce alla salvezza" (cfr. 2 Timoteo 3:15) ? E cos'è più appropriato per istruirli mediante questi oracoli viventi, di genitori che (come è già stato osservato più di una volta) si preoccupano di nutrirli con pane spirituale, oltre che con pane materiale, giorno per giorno.

Ma se così stanno le cose, quanto miserabili sono le condizioni di quegli infelici capifamiglia che non nutrono quelli affidati alle loro cure mediante "il puro latte della Parola", e che non investigano le Scritture essi stessi, né badano a insegnarle ad altri? Quanto devono essere felici tali famiglie nel servire il Signore in questo modo! Non si potrebbe forse immaginare che abbiano portato dei convertiti alla Chiesa di Roma, che pensa che l'ignoranza sia la madre della devozione, e che condanna come eretici coloro che leggono la Bibbia? Eppure tra di noi quanto sono poche le famiglie che non si comportano in questa maniera! Li loderò per questo loro comportamento? Non lo farò; fratelli, non deve essere così.

2. Passiamo ora alla seconda cosa che ogni capofamiglia e la sua casa devono seguire per servire il Signore: la PREGHIERA IN FAMIGLIA.
È un dovere che, sebbene sia spesso trascurato, è assolutamente necessario proprio come il primo. Leggere la Parola è un buon modo per prepararsi alla preghiera, così come la preghiera è un eccellente mezzo per rendere efficace la lettura. E il motivo per il quale ogni capofamiglia dovrebbe mettere in pratica entrambi è chiaro, poiché ogni capofamiglia non può eseguire il suo dovere sacerdotale (del quale abbiamo in parte discusso prima) senza praticare il dovere della preghiera in famiglia.

Ci viene dunque ricordato che Caino e Abele offrirono dei sacrifici; ma a chi li portarono? Probabilmente, al loro padre Adamo che, come sacerdote della famiglia, doveva offrire sacrifici per loro. E così deve fare ogni figlio spirituale del secondo Adamo, ognuno cui è affidata la cura di una famiglia, per offrire sacrifici spirituali di supplicazioni e di ringraziamenti, accettevoli a Dio attraverso Gesù Cristo, in presenza e nel nome di tutti quelli servono, o che si cibano alla Sua tavola.

Leggiamo che il nostro benedetto Signore si comportava in questa maniera, quando dimorò tra di noi: infatti viene detto spesso che Egli pregava con i Suoi dodici discepoli, che erano per Lui come una piccola famiglia. Ed Egli stesso ha promesso una particolare benedizione per le supplicazioni unite di più persone: "Dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Matteo 18:20). E ancora, l'Apostolo ci comanda di pregare sempre, con ogni sorta di preghiera e supplica (cfr. Efesini 6:18), che senza dubbio include la preghiera in famiglia. E il santo Giosuè, quando prese la santa decisione nel testo che abbiamo letto, cioè che lui e la sua casa avrebbero servito il Signore, certamente era risoluto a pregare con la sua famiglia, e questa è una delle migliori testimonianze che potevano dare del fatto che Lo servivano.

Inoltre, non ci sono famiglie che non hanno avuto delle particolari benedizioni, delle quali sono stati fatti tutti partecipi, e delle quali possono ringraziare Dio; delle croci comuni e afflizioni per le quali devono pregare; dei peccati comuni, per i quali devono tutti pentirsi e piangere; ma è difficile concepire come può essere fatto ciò, senza riunirsi insieme in un comune atto di umiliazione, supplicazione, e ringraziamento.

Dall'insieme di tutte queste considerazioni, è evidente che la preghiera in famiglia è un grande e necessario dovere; e di conseguenza, quei capifamiglia che lo trascurano, sono certamente senza scuse. È c'è molto da temere, che se essi vivono senza la preghiera in famiglia, vivono senza Dio nel mondo.

E per questo comportamento odioso, c'è da temere che se Dio mandasse un angelo per distruggerci, come fece in passato per i primogeniti egiziani, quando disse di risparmiare solo le case sulle cui architravi c'era il sangue dell'agnello, così ora potrebbe comandare di risparmiare solo quelli che pregano quotidianamente, invocandoLo in preghiera la mattina e la sera; pochi sarebbero risparmiati da questa spada vendicatrice. Devo definire tali famiglie Cristiane o pagane?
Senza dubbio essi non meritano il nome di Cristiani; e i non credenti sorgeranno in giudizio contro le famiglie profane di questa generazione: poiché hanno conservato i loro idoli domestici, che hanno servito e la cui assistenza hanno frequentemente invocato. A un bel punto sono arrivate queste famiglie, tanto da dover essere mandate a imparare dai non credenti. Ma il Signore non farà giustizia di famiglie profane come queste? Non riverserà la Sua furia su quelli che non invocano il Suo nome?

3. Ma ora è il momento di passare alla terza e ultima cosa che raccomanderò, e che ogni capofamiglia con la sua famiglia deve seguire per servire il Signore: INSEGNARE le Scritture ai propri figli e ai propri servitori, e guidarli nell'educazione e nell'ammonizione del Signore.
Che questo sia, come i due precedenti, un dovere incombente di ogni capofamiglia, appare dal noto encomio che Dio fece ad Abraamo: "Io infatti l'ho scelto, perché ordini ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di seguire la via dell'Eterno, mettendo in pratica la giustizia e l'equità" (Genesi 18:19). E raramente si trova qualcosa raccomandato più frequentemente nelle Sacre Scritture di questo dovere dell'insegnamento. Così dice Dio, in un passaggio prima citato: "Queste parole... le inculcherai ai tuoi figli" (Deuteronomio 6:6-7). E ai genitori è comandato nel Nuovo Testamento di allevarli nella "nella disciplina e nell'ammonizione del Signore" (Efesini 6:4). Il santo Salmista ci informa che uno dei grandi scopi per i quali Dio aveva compiuto quei grandi miracoli per il Suo popolo, era che così avrebbero insegnato ai loro figli a servire il Signore, quando sarebbero cresciuti. E in Deuteronomio 6:20 e versi seguenti, Dio comanda con fermezza al Suo popolo di istruire i figli nella vera natura dell'adorazione, quando essi l'avessero domandato loro, nel tempo futuro. E se i figli dovevano essere istruiti nella vera natura dei riti ebraici, molto di più devono essere oggi istruiti e radicati nelle dottrine e nei princìpi del Vangelo di Cristo: non solo perché è una rivelazione, che ha portato vita e immortalità sotto una luce nuova e più chiara, ma anche perché molti seduttori sono sparsi per il mondo, e il loro massimo desiderio è non soltanto distruggere la sovrastruttura, ma anche insidiare le fondamenta della nostra santissima religione.

Affinché la presente generazione possa avere nella sua posterità dei veri servitori di Dio, che Lo amano e Lo onorano, i genitori devono accettare il buon consiglio di Salomone, ed educare e istruire le loro famiglie nella Via che devono seguire.
So che può essere obiettato che, secondo la ragione, questi doveri possono richiedere troppo tempo, e tenere troppo a lungo le famiglie lontane dai loro affari terreni. Ma quello che bisogna davvero chiedersi è se le persone che fanno queste obiezioni, non siano dello stesso spirito ipocrita del traditore Giuda, che si indignò verso la devota Maria per essere stata così generosa nell'ungere il nostro benedetto Signore con dell'olio profumato di gran prezzo, e chiese perché non fosse stato invece venduto quell'olio, dando ai poveri il ricavato (cfr. Giovanni 12:3-6). Poiché Dio ci ha dato così tanto tempo per noi stessi, e non ne riserveremo almeno una parte, la mattina e la sera, per adorarLo e servirLo? Non hanno letto le persone, che è Dio che dà agli uomini la forza di ottenere i beni, e dunque se si vuole essere benedetti nel mondo è necessario servire Lui? E non ha il nostro stesso benedetto Signore promesso che se cerchiamo prima il Regno di Dio e la Sua giustizia, tutte le altre cose ci saranno sopraggiunte (cfr. Matteo 6:33) ?

Abraamo, senza dubbio, prosperò e accumulò molti beni, come può essere il caso di alcuni di quelli che fanno tali obiezioni; ma lui trovava il tempo di comandare alla sua casa di servire il Signore. E Davide era un re, e quindi giaceva su di lui la responsabilità di moltissimi affari importanti; ma nonostante ciò, egli professa di voler camminare nella sua casa con un cuore puro. E, per fare un altro esempio, il santo Giosuè era una persona certamente indaffarata a causa dei molti affari temporali; eppure dichiara solennemente davanti a tutto Israele, che lui e la sua casa avrebbero servito il Signore. E se le persone volessero trovare il tempo, come fecero Abraamo, Davide, o Giosuè, non si lamenterebbero più che i doveri familiari li hanno trattenuti troppo a lungo dagli affari del mondo.

III. Il terzo e ultimo argomento di cui tratterò, offrire dei motivi per esortare tutti i capifamiglia, con le loro rispettive famiglie, a servire il Signore nel modo raccomandato, spero possa servire in luogo di migliaia di spiegazioni per provare la debolezza e la follia di simili obiezioni.

1. E il primo motivo che menzionerò è il dovere della GRATITUDINE, che voi che siete a capo delle famiglie, dovete a Dio. La vostra sorte, dovete ammetterlo, è caduta in luoghi dilettevoli; una bella eredità è stata concessa dalla provvidenza divina a voi e a molti dei vostri simili, e perciò, per gratitudine, dovete cercare, per quanto dipende da voi, di far sì che ogni persona nelle vostre rispettive famiglie invochi il Signore finché essi vivono: senza menzionare che l'autorità che Dio ha investito in voi come genitori e capifamiglia, è un talento affidato alla vostra amministrazione, e che dovete far fruttare per l'onore del vostro Signore. Vediamo che nelle altre cose, capifamiglia e genitori esercitano prontamente il loro governo sui loro figli e sulla loro servitù, e frequentemente dicono a uno, "và", ed egli và; e a un altro "vieni", ed egli viene; e un terzo, "fa questo", ed egli lo fa. E userete questo controllo sui vostri affari, senza invece mai esercitarlo nelle cose di Dio? Meravigliatevi, o cieli, all'udire questo!

Così non fece il fedele Abraamo; no, Dio dice che sapeva che Abraamo avrebbe comandato ai suoi servitori e ai suoi figli dopo di lui di servire il Signore. Così non fece Giosuè: no, egli era risoluto non solo a camminare egli stesso con Dio, ma a guidare e camminare con tutta la sua famiglia: "Quanto a me e alla mia casa, serviremo l'Eterno". Andiamo e facciamo lo stesso.

2. Ma, come seconda cosa, se non la gratitudine verso Dio, l'AMORE E LA PIETÀ PER I VOSTRI FIGLI dovrebbe spronarvi, con le vostre rispettive famiglie, a servire il Signore.
La maggior parte delle persone esprime una grande affezione ai propri figli; tanto grande, che le loro stesse vite sono legate a quelle dei figli. "Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere?", dice Dio per mezzo del profeta Isaia (Isaia 49:15). Egli ne parla come di una cosa orrenda, e difficile a credersi; ma le parole che seguono subito dopo, ci fanno capire che è possibile: "Anche se le madri dimenticassero..."; e l'esperienza ci insegna che può accadere. Padri e madri possono dimenticare i loro figli: e quale grado maggiore di noncuranza possono esprimere verso di loro, non badando a inculcare in essi la conoscenza e il timore di Dio?

È vero che alcuni genitori a volte dimenticano di provvedere per i corpi dei loro figli (sebbene alcune persone siano scese così tanto al di sotto del livello delle bestie che periscono, da trascurare persino questo), ma quanto spesso dimenticano, o piuttosto, quando ricordano di assicurare la salvezza delle loro anime immortali? È questo il modo di esprimere il loro affetto per il frutto delle loro viscere? È questa la migliore testimonianza che possono dare dell'affetto che provano per i cari del loro cuore? In questa maniera Dalila amava Sansone, quando lo liberò dalle mani dei Filistei. Così erano affezionati a Davide i ruffiani che lo gettarono nella fossa dei leoni.

3. Come terza cosa, se né la gratitudine verso Dio, né l'amore e la pietà per i vostri figli prevalgono su di voi, possa il principio della COMUNE ONESTÀ E GIUSTIZIA smuovervi affinché seguiate la santa decisione del nostro testo.

Questo è un principio che, si pensa, tutti gli uomini dovrebbero seguire. Ma certamente, se qualcuno può essere davvero censurato per la sua ingiustizia, nessuno può essere più soggetto a tale censura di quelli che si ritengono danneggiati se i loro servitori si allontanano dal lavoro, ma non si curano delle loro anime inestimabili. È giusto che i servitori servano il loro signore; ma i padroni non devono allo stesso tempo dare loro quello che è giusto ed equo per il loro servizio?
È vero che alcuni uomini pensano di aver fatto abbastanza quando danno ai loro servitori cibo e vestiti, dicendo: "Non abbiamo così pattuito per tanto all'anno?". Ma se essi non danno loro altra ricompensa che questa, non fanno di più per i loro animali? I servitori non valgono forse di più di essi? Senza dubbio si: e anche se i loro padroni rifiuteranno di convincersi oggi, verrà il tempo in cui sapranno che avrebbero dovuto pagargli il loro salario spirituale oltre a quello materiale; e il grido di quelli che hanno falciato e raccolto nei campi giungerà alle orecchie del Signore.

4. Come quarta cosa, se né la gratitudine a Dio, né la pietà per i figli, né un principio di giustizia comune verso i servitori, sono sufficienti a equilibrare tutte le obiezioni, che almeno quel prevalente INTERESSE PERSONALE invogli voi e le vostre famiglie a servire il Signore.

Voi lasciate che questo interesse vi influenzi molto in altri affari: siate dunque persuasi a lasciare che abbia la dovuta e piena influenza su di voi in questo; e se ce l'ha, se avete fede quanto un granello di senape, come potete non credere che praticare la religione in famiglia è il mezzo migliore per promuovere il vostro benessere temporale, oltre che quello eterno? Poiché la pietà ha "la promessa della vita presente e di quella futura" (1 Timoteo 4:8).

Inoltre, voi tutti senza dubbio desiderate servi fedeli, e figli devoti; e se essi si rivelassero essere altrimenti, sarebbe per voi una grande sofferenza, come il perfido Ghehazi per Eliseo, o il ribelle Absalom per Davide. Ma come potete aspettarvi che imparino il loro dovere, se voi che siete preposti alla loro guida non vi curate di insegnarglielo? Non è ragionevole pensare che voi mietete dove non avete seminato, e raccogliete dove non avete sparso?

Se la Cristianità avesse incoraggiato figli e servitori a ignorare i loro genitori e i loro padroni secondo la carne, o a rappresentare il loro dovere verso di loro come incoerente con l'ubbidienza al loro Padre e Signore che è in cielo, si troverebbe qualche scusa per non istruirli in tale religione. Ma i precetti di questa religione pura e incontaminata sono tutti santi, giusti, e buoni; e più essi impareranno a mettere in pratica i loro doveri verso Dio, meglio riusciranno nei loro doveri verso di voi; credo che trascurare la crescita della loro anima, per paura di passare troppo tempo per via dei doveri religiosi, sia contrario ai vostri stessi interessi oltre che ai vostri doveri.

5. Come quinta e ultima cosa, se né la gratitudine verso Dio, né l'amore per i vostri figli, né la giustizia comune verso i vostri servitori, e neppure quel prevalente interesse personale riescono ad esortarvi, possa allora una considerazione sui terrori dell'Eterno persuadervi a mettere in pratica la pia risoluzione del nostro testo. Ricordate, verrà il tempo, e forse tra molto poco, in cui noi tutti dovremo apparire davanti al tribunale di Cristo, dove tutti dovremo dare un solenne e rigoroso resoconto di come abbiamo tenuto le nostre conversazioni, anche nelle nostre famiglie, in questo mondo. Come potrete sopportare di vedere i vostri figli e i vostri servitori (che dovrebbero essere la vostra gioia e la vostra corona di gioia nel giorno del nostro Signore Gesù Cristo) venire avanti come testimoni contro di voi; maledicendo il padre che li ha abbandonati, il grembo che li ha portati, le mammelle che li hanno allattati, e il giorno in cui sono entrati in casa vostra? Non credete che la dannazione che i peccatori subiranno per le loro trasgressioni sia sufficiente, senza che vi sia aggiunta altra colpa per essere elementi di accusa nella dannazione di altri? Oh considerate questo, voi tutti che trascurate di servire il Signore con le vostre famiglie, "affinché Egli non vi dilani, e non ci sia nessuno che vi liberi" !

Ma Dio non voglia, fratelli e sorelle, che un male simile cada su di voi: no, spero piuttosto di avervi in qualche misura convinto mediante quello che è stato detto sull'importanza della RELIGIONE IN FAMIGLIA, e che siate dunque pronti a gridare con le parole che seguono il testo che abbiamo letto: "Lungi da noi abbandonare l'Eterno per servire altri dèi!" (Giosuè 24:16), e ancora: "No, ma noi" (ognuno di noi, con la propria famiglia) "serviremo l'Eterno" (verso 21).

E affinché possa sempre essere in voi un tale cuore, permettetemi di esortare tutti i capifamiglia, nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, a riflettere spesso sul valore inestimabile delle loro anime, e sull'infinito riscatto pagato per loro col prezioso sangue di Gesù Cristo. Ricordate, vi imploro, ricordate, che siete creature cadute; che siete per natura perduti ed estranei verso Dio; e che non potete in alcun modo essere riportati alla vostra primiera gioia, fino a quando essendo nati di nuovo di Spirito Santo giungerete a quel primiero stato di purezza, con le vostre anime marchiate di nuovo con l'immagine di Dio, e sarete fatti partecipi dell'eredità dei santi nella luce. Riflettete, vi dico, seriamente e spesso, e comportatevi come persone che credono in queste importanti verità, e non trascurerete più il benessere spirituale della vostra famiglia o il vostro. No, l'amore di Dio, che sarà allora sparso abbondantemente nei vostri cuori, vi spingerà a fare il vostro meglio per preservarli: e il senso profondo della grazia gratuita di Dio in Cristo Gesù, che otterrete, nel chiamarvi, vi esorterà a fare del vostro meglio per salvare altri, specialmente quelli della vostra casa. E sebbene, dopo tutti i vostri sforzi devoti, alcuni possano continuare a vivere lontani dal Signore, avrete la certezza di aver fatto tutto quanto era in vostro potere perché le vostre famiglie fossero devote e al servizio di Dio: e dunque potete essere certi di sedere nel Regno dei cieli, con Abraamo, Giosuè, e Cornelio, e con tutti gli altri capifamiglia devoti, che nelle loro diverse generazioni hanno brillato come tante luci nelle loro famiglie in terra. Amen.

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Questa pagina è curata da Renato Giliberti

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